Mer. Nov 30th, 2022

 

Marzo 1950. Foggia ,capoluogo dell’omonima provincia al centro del Tavoliere delle Puglie ; terra feconda di messi e  pastorizia  affacciata  a nord-est , sul mar Adriatico . Nel giorno della festività patronale, i devoti omaggiano con una solenne processione la Madonna dei Sette Veli o dell’“Iconavetere”.

Nella piazza del quartiere Cattedrale, sul cui sfondo campeggia la Chiesa del Purgatorio, un viavai di fedeli , chierichetti e semplici curiosi,  sosta  in preghiera o in visitazione davanti al quadro della Vergine, coperto con un panno di ostro e adagiato su di un catafalco rivestito di paramenti e addobbi floreali e racchiuso , come in un fortino, da quattro candele accese .

Al segnale dato dal Vescovo, un manipolo di “soldati di Cristo” , gli “Incappucciati” , issata l’impalcatura sacra sulle spalle,  danno inizio alla lunga marcia verso il Duomo , prospiciente il centro storico. Il passaggio della Madre Santa per le vie della cittadina, viene accolto con rispetto e deferenza : chi , dai balconi delle abitazioni o dalla soglia di un esercizio commerciale , getta un obolo , prontamente raccolto dagli officianti ; chi , segnatosi , estrae da una tasca o da una borsa un Rosario, compitando sottovoce un ‘Ave Maria , mentre un comitato di donne , con il capo avvolto in un velo di pizzo bianco, chiude ai lati la parata , lanciando boccioli di gigli , riposti in ceste di vimini trasportate a braccio.

Intanto, nella piazza della Cattedrale, un gruppo di anziani , seduto sulle panchine di un giardino pubblico adiacente il Pio edificio, conversa, in attesa di veder sfilare il corteo religioso.

 “Ohè , Michele ! , ma tu la canosci  ‘a storia de la Madonna de li Sette Veli ? … ” , chiede compare Pasqualino , detto “Lino” ,  capostazione in pensione , al suo ex collega , ” Mo’ te la raccont jo ! . Tanto tempo fa , nun te saccio addicere quanto ,  tre contadini , mentre jevano a lu camp loro , videro tre fiammelle int’a nu stagn … e sai ca ce steva dentro alla sorgente ? , ‘na tavola pitturata con la faccia di Lei , della Signora Reverendissima! ” .

 Qualcosa , però, attira lo sguardo dei due, distraendoli :  “Ohè , Lino ! “ , esclama concitato Michele , “Mo’ , guarda chi arriva !? … Nooo, come s’è combinat stamattin ? ” .

Lorenzo , meglio conosciuto come “Renzo” , ventiquattrenne con velleità da clarinettista , avanza, indossando con disinvoltura una sgargiante camicia a quadri e un pantalone di tela blu , che gli Americani chiamano : jeans .

“Ohè !” , si intromette nella conversazione comare Amalia , abile sarta e ricamatrice  ,“Jo , ‘sto benedetto uaglion , propr nun lo capisc ! ; si veste ….strano ! e poi, ce presa la fissazione per quel piffero , dice che deve fare il musicista ! . Quello , il padre , ch’è tanto nu brav omm , è disperato : dice che il figlio non ne vuole sapere di fare l’avvocat ; s’è preso la laurea a Napul , ma nun vo’ metter a capa a ppost ! . Quella ,dev’essere stata la città di Pulcinell che l’ha cambiat : dice che, là, so tutt artisti … si sarà convint pur eo d’essere ‘n’artista ! ” .

“Pensa la mamma !… ” , esordisce comare Pina , moglie di Michele , “Jo la canosc , donna di casa , brava donn ! ; lei, al figlio ci vuole ben , ma propr nun lo perdon per come va vestut ! . Amalia , mo’, tu, ca di stoffa te n’intendi , che so pantaloni quelli ? ; ma poi , oggi, è il giorno della Madonn e questo se ne va in giro e non partecipa a la processione … cose da pazzi … cose da scomunicat!”.

 “Dice …” , prende la parola di nuovo Lino , “Che suona con altri giovani in un locale , la “Taverna del Gufo”  ; dice, che suona una musica ca nun se capisc , si chiama … “giazzo” , il “giazzo”. Che disgraziato ch’è stu uaglion , io nun vuless ca facess la fine di Italo , v’ho ricurdat , ‘o pazz do paese ? ”.

Il padre di Renzo , seduto su di una panchina a qualche metro di distanza , udite le maldicenze espresse nei riguardi del figlio, spazientito, si avvicina al vivace capannello degli insolenti ficcanaso, dicendo : “Buongiorno a tutti! , io sono il “poverino” , il padre di Renzo !. E’ vero , io e mia moglie non siamo d’accordo con le scelte di nostro figlio e non gradiamo che si vesta così  , ma questi sono fatti di famiglia , questioni di casa nostra , che non devono  interessare voi quattro impiccioni di paese ! … “Il piffero” , come lo chiamate , è un clarinetto e Renzo lo suona benissimo!. Quanto al povero Italo… non vi permetto di esprimere un simile giudizio in assenza  di una diagnosi ; se proprio non potete astenervi dal dargli un nomignolo o un soprannome , sarebbe meglio che lo chiamaste :  Renzo Arbore , “quello della musica ! ”” .

“Puorte ‘o cazone cu ‘nu stemma arreto / ‘na cuppulella ca ‘a visiera aizata / passe scampanianno pe’ Tuleto /comma ‘a ‘nu guappo pe’ te fa guardà …” . Questi versi di una celebre canzone di Renato Carosone , sostiene Renzo Arbore, cantante , musicista , disc jockey , conduttore, attore e regista , furono ispirati all’artista partenopeo anni Cinquanta , dalla sua figura di giovanotto, studente alla facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo Federiciano , abbigliato “all’americana”.

La prima , insomma, di una serie di eccentricità cui ,lo showman  nato a Foggia il 24 giugno del 1937 , ha abituato negli anni  il pubblico italiano. Eppure “Renzo”, come lo chiamavano i genitori (il padre medico e la madre casalinga ) riesce sempre a stupire e a sconcertare : sarà , forse, per via di quello spirito ribelle, manifestatosi all’età di ventiquattro anni quando , appena laureato , boicotta la carriera forense per intraprendere quella di musicista-cantante , lasciando sgomenti familiari e compaesani ? .

Fatto sta che , “Il figlio del dottore” , di strada ne ha fatta, sin da quel 1964 , anno in cui, dal palcoscenico della “Taverna del Gufo” , locale dove si esibisce come clarinettista del gruppo  “Parker’s Boys” , approda alla sede romana della RAI , presentandosi come candidato a un concorso per aspiranti conduttori radiofonici.

Il Caso  si mette subito all’opera , perché nel corso della dura selezione , “il ragazzo foggiano” con il mito di Totò e dello Swing , incontra il suo alter ego artistico : Gianni Boncompagni , da Arezzo.

I due , neanche a dirlo , superato il temibile  esame , diventano gli “speakers” della trasmissione musicale di Radio Due : “Bandiera Gialla” . Così , si compie la prima rivoluzione della nuova era radiotelevisiva siglata Arbore-Boncompagni ; la coppia , infatti , introduce nella radio di Stato la figura , già conosciuta negli USA  da qualche decennio, del “disc jockey” , ovvero del “selezionatore di canzoni” tra le più gradite ai giovani , trasmesse attraverso le frequenze radio e intervallate da un intrattenimento ironico e garbato.

La formula , confermata nei programmi : “Per voi giovani “(1967) e “Alto gradimento” (1970-1976) , si rivela vincente e , a parte le hit musicali del momento ,sia italiane che internazionali , lancia  attori comici e umoristi surreali, quali : Mario Marenco e Giorgio Bracardi , autori di un’esilarante galleria di macchiette.

Nel 1969 , i giovani italiani divisisi tra le opposte fazioni dei “Capelloni” e degli ” Sbarbati”, dibattono e contestano , contestano i genitori , gli insegnanti, i  principi dell’educazione borghese e i cantanti . Arbore , allora , ha  un ‘intuizione : dare loro la parola , affinché  possano  esprimere,senza censure,  opinioni in merito  alle qualità artistiche  dei miti canori in voga , che,presenti, possono rispondere  alle critiche , dando vita a un serrato confronto.

Nasce , dunque, sul neonato Secondo canale della RAI ,il programma televisivo : “Speciale per voi”. Questa interazione tra pubblico e artista , priva di filtri e mediazioni,piace ai telespettatori  che premiano in termini di ascolto  l’originale agone mediatico. Memorabile, la puntata in cui il “Reuccio della canzone italiana” , Claudio Villa, accusato da un “giovane beat” di rappresentare un mondo musicale stantio e anacronistico , si infuria  ,prendendosela con gli autori e con il conduttore o quella in cui un determinato e scontroso Lucio Battisti , con tanto di baffi e giacca in stile pellerossa, ammonisce un detrattore con la frase : “Io canto così , se ti piace bene … se no ,non so proprio che farci ! ” .

Ma il primo amore , si sa , non si dimentica e Arbore,  sciolto il sodalizio creativo con Boncompagni e ,allontanatosi dai riflettori e dagli studi televisivi, torna alla musica , fondando nel 1972  la “N . U . ( Nettezza urbana) Orleans Rubbish Band “, sgangherata formazione pseudo-jazz , composta da : Fabrizio Zampa ( batteria) , Mario Chiari ( basso) , Massimo Catalano  (trombone) e Franco Bracardi (pianoforte).

Nel decennio Settanta,  i dirigenti RAI, perseguendo l’obiettivo di offrire ai telespettatori programmi di intrattenimento dal profilo sobrio e dal fine divulgativo, propongono sulla rete Uno il varietà-contenitore  : “Domenica In ” , condotto e ideato da Corrado Mantoni.

Arbore , annoiato dalla consueta liturgia televisiva domenicale , gettato un guanto di sfida , fa esordire , in contemporanea sulla Seconda rete , in un pomeriggio d’autunno del 1976 , la sua ultima creatura : “L’altra domenica” .

Con uno stile di conduzione irriverente e goliardico, grazie  alle sconclusionate parodie messe in atto da comici collaudati (Mario Marenco) e da esordienti (Roberto Benigni ) ,  grazie ai numeri canoro-musicali delle “Sorelle bandiera” ( primo gruppo di uomini  nella storia della televisione italiana ad  esibrsi “en travesti” ) e ai collegamenti con insoliti inviati dalle varie città del mondo (l’attrice-figlia d’arte Isabella Rossellini da New York) , conquista i telespettatori , battendo nell’auditel  lo spettacolo di Corrado.

“Renzo il clarinettista” , però , non si accontenta e , continuando a infrangere i dogmi della televisione, presenta altrettante trovate esilaranti nelle trasmissioni del 1980-1981  : “Tagli , ritagli e frattaglie” e “Telepatria International” , coadiuvato da comici , alle prese con l’interpretazione di personaggi storici evocati da una seduta spiritica ( Roberto Benigni / Dante Alighieri , Paolo Viallaggio/Cristoforo Colombo e Carlo Verdone / uno dei  Mille garibaldini) .

Nel 1984, invece, si cimenta nell’esperimento ,mai provato , di celebrare la radio in televisione , raccontando la storia del mezzo di comunicazione di massa di maggior fruizione e diffusione, con il programma : “Cari amici vicini e lontani” .

Tuttavia,proprio negli anni Ottanta , si diffonde  la moda dei “talk-show” : personaggi più o meno noti , riuniti  in eleganti salotti televisivi , chiacchieravano di argomenti svariati , arbitrati da un presentatore, spesso alla ricerca di uno scoop e disposto a fomentare una rissa .

Anche questa volta , Arbore non si lascia scappare l’occasione di ironizzare , a modo suo , sul genere , conducendo su Rai Due , in seconda serata : “Quelli della notte”.

In veste di padrone di casa di un affollato appartamento coordina, scanditi dalle sigle “Ma la notte no! ” e “Il materasso” ,  gli interventi e i monologhi satirici di una serie di personaggi : Frate Antonino da Scasazza ( Nino Frassica) , Il filosofo partenopeo ( Riccardo Pazzaglia) , l’intellettuale viveur ( Massimo Catalano), il rappresentate di pedalò , militante del PCI (Maurizio Ferrini) , la romantica sognatrice (Simona Marchini) e la cugina in attesa del fidanzato (Marisa Laurito) .

L’intento di sorridere della televisione “nazional-popolare” (massimamente rappresentata dal  “Festival  di Sanremo” , gara canora cui partecipa  con il brano doppio senso “Il clarinetto” ), passandone sotto la lente di ingrandimento difetti ed eccessi , si rivela geniale  anche nella ben strutturata trasmissione/parodia del 1987 : “Indietro tutta!”.

Al grido di : “Sì , la vita è tutta un quiz” , l’ammiraglio Arbore , al timone di una ciurma  di ballerine (“Le Cacao Meravigliao ” e le “Ragazze Coccodè ) , di attori ( Nino Frassica ,”Il bravo presentatore” ; Mario Marenco , “Riccardino” , bambino pestifero e Francesco Paolantoni , “Cupido sfortunato” , le cui frecce non vanno mai a segno ) ,  di miss ( una per il Nord e una per il Sud) e di musicisti ( l’orchestra “Mamma li Turchi ” del Maestro Mauro Mazza ), sottolinea  ed enfatizza ,impietoso, tic , arrivismi e megalomanie dei recenti protagonisti del piccolo schermo. Negli anni Novanta, è ancora mattatore nel programma-omaggio alla “musica popolare” : “DOC (Denominazione d’origine controllata) e giudice serioso del “Caso Sanremo” , processo televisivo , con tanto di avvocati d’accusa e di difesa ( gli attori ,Lino Banfi e Michele Mirabella) , al bel canto , alla melodia all’italiana e ai sui principali esponenti .

Presto , però, gli impegni musicali lo assorbono completamente ; infatti, con la sua “Orchestra Italiana” , formazione di quindici elementi nata nel 1991  con lo scopo di rivalutare e  promuovere la canzone classica napoletana nel mondo , tiene molteplici concerti in Italia e negli Stati Uniti  (oltre un milione di presenze sono registrate alla “Radio City Music Hall” di New York).

In questo scorcio di Millennio ,prevalentemente musicista e cantante e ,nel 2002, presidente del “Festival Umbria Jazz”, torna alla conduzione  con la trasmissione di Rai Uno : “Speciale per me”, definita : “Un amarcord catodico” .

Nonostante la collocazione sfavorevole , nella fascia notturna ( oltre la mezzanotte) ,il programma vanta ascolti pari al milione e mezzo di contatti, aggiudicandosi la palma di “evento televisivo dell’anno”.

Scapolo impenitente con un grande amore nel cuore , l’attrice Mariangela Melato ,scomparsa l’11 gennaio 2013, a ottantacinque anni compiuti lo scorso 24 giugno , continua a viaggiare e a suonare con la sua Orchestra Italiana , ad appassionarsi a diverse culture musicali ( l’ultima in ordine di tempo,  quella degli aborigeni ) , a collezionare oggetti kitsch , con cui riempie il suo appartamento , a vestire in modo eccentrico , “all’americana” , a osteggiare e a sostenere l’anarchico monito, secondo cui : “Meno siamo , meglio stiamo ! ” .