Dom. Nov 27th, 2022

ROMA- Il 2 giugno del 1946 al referendum istituzionale il popolo italiano scelse la repubblica (54,3% dei voti) a discapito della monarchia (47,7%).  Quel giorno l’Italia poté gioire, si toglieva dalle mani della monarchia e guardava avanti con più fiducia verso un futuro fondato sulla democrazia.

A distanza di 70, in questo giorno, c’è poco da gioire o festeggiare: la nostra repubblica ha cancellato il lavoro ed è diventata serva di una struttura chiamata Europa. Che c’è da festeggiare quando a decidere per noi sono stranieri che vengono a comandare in casa nostra. Non è monarchia, è differente, ma comunque c’è chi decide cosa dobbiamo fare dettandoci i compiti in casa nostra.

I padri referendario di sicuro oggi si staranno rivoltando nella bara guardando una Repubblica che di tale è rimasto ben poco. Il paese è chiuso nella morsa di una crisi economica che non da scampo. Il lavoro, baluardo della costituzione repubblicana, è stato cancellato. Insieme ad esso sono stati cancellati i diritti degli italiani.

C’è veramente poco da festeggiare. Sarebbe il caso di chiudersi in silenzio pensando a quello che eravamo e a quello che siamo diventati. Figli di una grande Repubblica italiana, ma continuamente dipendenti di un’Europa che nessuno si riconosce perché tutti si sentono solo ed esclusivamente ITALIANI.