Ven. Lug 1st, 2022

Primavera 1998. Parigi. All’interno di un noto albergo in rue Jean Goujon, poco distante dagli Champs Elysees, il produttore musicale Charles Talar attende, già da una decina di minuti, l’arrivo del cantautore e musicista Riccardo Cocciante e del paroliere e compositore Luc Plamondon per discutere di un progetto.

Arrivati di corsa, il cantautore e il paroliere si scusano con il produttore, adducendo come causa per il ritardo la foratura di una ruota dell’automobile e la sua sostituzione.

“Ci scusi, signor Plamondon!…Arrivare tardi proprio oggi, il giorno in cui avevamo un appuntamento con lei…siamo davvero desolati!…”,esclama Cocciante, cui il produttore fa cenno di cantare e  di non scusarsi per non perdere tempo ulteriore.

Quindi, il cantautore, raggiunto il pianoforte dall’altra parte della stanza e, posizionato lo spartito, lanciando uno sguardo d’intesa al paroliere e compositore Plamondon, seduto su un divano posto di fronte , inizia a suonare.

Terminata l’esecuzione, Plamondon applaude in preda all’entusiasmo, subito interrotto dal produttore Talar, che prorompe, domandando: “Questo sarebbe il vostro progetto musicale?…”.

“Sì, che gliene pare?…”, chiede Cocciante, cui il produttore risponde accennando un sorriso sornione: “Be’, non c’è dubbio che testo e melodia siano meravigliosi, ma non si tratta di una canzone…Noi, al telefono avevamo parlato di un album di canzoni pop o sbaglio?…”.

“Lei ha ragione, signor Talar!…”, inizia a spiegare il cantautore, “ma il fatto è che io e Luc avevamo da tanto tempo nel cassetto quest’opera  e ci è sembrato il momento giusto per tirarla fuori e farle prendere vita… si tratta di un’opera moderna, popolare, tratta dal romanzo di Victor Hugo: “Nostre-Dame de Paris”… I temi di questo capolavoro  letterario sono estremamente attuali: il rapporto con il diverso, con lo straniero, il mescolarsi delle culture, l’incrociarsi delle classi sociali. Allora, c’erano i sans papiers che si rifugiavano nelle chiese. Oggi, ci sono i migranti che sbarcano dall’Africa portati dalle notti di tempesta. Il romanticismo di Victor Hugo è stato tradotto nei suoi  testi da Luc Plamondon e , in Italia, dal poeta Pasquale Panella…Tra le pagine di maggior lirismo: l’ossessione dell’arcidiacono Frollo per Esmeralda, gitana dagli occhi verdi, i gargoyle della Cattedrale, il chiasso della corte dei miracoli…Inutile dirle che più volte ho sottoposto quest’opera all’ascolto dei produttori francesi, come pure di quelli italiani, ma niente!, nessuno che  abbia voluto ascoltare fino in fondo…Lei, invece, pur constatando che  si trattasse di qualcosa di diverso da una  canzone , ha ascoltato fino alla fine , senza interrompere…e di questo, io e Plamondon, le siamo grati…Vede, per me, musica non è vendere dischi: è soprattutto cantare la vita, il bello della vita, le emozioni,  insomma: io canto poesia, la poesia della vita!…”.

“Non c’è dubbio che sia un’opera bellissima, la vostra, ma il pubblico, soprattutto quello giovane,la  capirebbe?…E’ una scommessa, una enorme scommessa e il suo esito è incerto, estremamente incerto!…Anzi, diciamo pure che è proprio un rischio!…E’ come lanciarsi nel vuoto…”, spiega il produttore concitato, chiosando: “Tuttavia, non posso nascondervi che amo tremendamente le sfide,quindi, approfondirò i termini dell’operazione, ma posso  dirvi già a partire da adesso che ho deciso di produrre l’opera…Va bene, signori!,  ok, andiamo!, procediamo con la vostra “poesia” e il modo appassionato di raccontare la vostra “opera popolare”…Bravi!, siete riusciti a persuadermi,  mi avete convinto, dunque, sono lieto di comunicarvi che : l’opera si farà!…”.

“Quasimodo c’est moi!. La musica è il senso della mia esistenza, è l’aria che respiro. La mia salvezza. Sul palco posso diventare un perfetto showman. Ho fiducia in me stesso. So che posso osare. Fuori scena, invece, resto una persona timida, riservata. “Notre Dame”, non è un’opera politica, ma raccoglie molti significati sociali. In vent’anni,  è rimasta com’era, con minimi ritocchi. L’alchimia delle componenti è un traguardo difficile da raggiungere. Come un castello di carte: se lo sfiori, crolla. E la magia si spegne. Plamondon e io siamo opposti che si completano. Il regista, Gilles Maheu, viene dall’underground. Ai ballerini abbiamo aggiunto breakers e acrobati. Tante specificità che, forse, spiegano il successo”. Così, il cantautore e musicista Riccardo Cocciante, in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a Il Corriere della Sera, in occasione dei vent’anni dalla prima rappresentazione dell’opera musicale “Nostre Dame de Paris”.

Nato a Saigon, in Vietnam, il 20 febbraio 1946, da padre italiano, abruzzese ,originario di Rocca di Mezzo (L’Aquila), e da madre francese,a undici anni, si trasferisce con la famiglia a Roma, dove frequenta il Lycée Chateaubriand.

Autodidatta,appassionato di musica, trascorre l’infanzia e l’adolescenza ascoltando l’opera: Verdi, Puccini, Donizetti, ma anche  gli chansonniers francesi come : Jacques Brél, Georges Brassens, Gilbert Bécaud. Quindi, superate le difficoltà della lingua, avendo imparato l’italiano grazie alla televisione e a trasmissioni come: “Quattro passi tra le note”, condotta da Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, nonché grazie alle canzoni del Festival di Sanremo e del Festival di Napoli, inizia a comporre alcuni brani.

Tuttavia, diplomatosi, lavora come segretario d’albergo in Via Veneto, senza però trascurare la musica. Infatti, ispiratosi a La Dolce Vita e alle pellicole di Fellini, fonda con alcuni amici studenti il gruppo The Nations, di cui è il leader. Superata un’audizione dell’RCA come voce solista, non incide però nessun disco, ma viene notato da Mario Simone e Paolo Dossena che lo ingaggiano per l’etichetta Delta, per cui registra nel 1971 il 45 giri “Down memory lane/Rhythm” e il brano “Don’t put me down”, parte della colonna sonora del film “Roma bene” di Carlo Lizzani.

Nello stesso periodo, conosciuti gli autori Marco Luberti e Amerigo Paolo Cassella inizia con i due una collaborazione, sigillata da un nuovo contratto con la RCA italiana, per cui pubblica nel 1972 “Mu”, un concept album con sonorità di rock progressivo che racconta di un continente perduto, firmato con lo pseudonimo di “Richard Cocciante”, cui nel 1973 segue il secondo LP “Poesia”, brano successivamente inciso anche da Patty Pravo.

La vera svolta, arriva solo nel 1974, quando pubblica la canzone “Bella senz’anima”, contenuta, insieme con il brano “Quando finisce un amore”, nel disco “Anima”, arrangiato da Ennio Morricone e Franco Pisano.

Quindi, intrapresa una collaborazione con Marco Luberti , nelle vesti sia di produttore che di autore, incide il brano e il disco omonimo “L’alba”, con il quale ritorna in classifica anche grazie alla presenza di altre canzoni di successo, come: “Era già tutto previsto” e “Canto popolare”, cantate più tardi, rispettivamente ,da Andrea Bocelli e da Ornella Vanoni.

Nel 1976, esibitosi al Teatro dei Satiri con i cantautori del Folkstudio: Francesco De Gregori e Antonello Venditti, registra l’album “Concerto per Margherita”, contenente il brano “Margherita” posizionatosi al primo posto nelle classifiche spagnola ,francese e olandese, per poi pubblicare un nuovo successo: “A mano a mano”, canzone incisa anche dal cantautore Rino Gaetano nel disco a due realizzato con lo stesso Cocciante , supportati dal gruppo New Perigeo.

A siglare la fine del fortunato sodalizio con il produttore e coautore Luberti , nel 1979, è l’album “…E io canto”, contenente il brano “Io canto”, entrato, dato il successo in classifica, come “sempreverde”  ,nel repertorio dell’artista.

Iniziata una nuova collaborazione con Mogol, nel 1982, pubblica il disco “Cervo a primavera”,  prodotto da Shel Shapiro, contenente le canzoni:  “Celeste nostalgia”, “Un nuovo amico” e “In bicicletta”, cui seguono fra il 1985 e il 1987, altri tre album: “Sincerità” e “Il mare dei papaveri”, anticipato dal singolo “Questione di feeling”, cantato in coppia con Mina, e “La grande avventura”, arrangiato da Geoff Westley, e realizzato in collaborazione con Lucio Dalla ed Enrico Ruggeri.

Abbandonate momentaneamente le scene, nel 1991 vi fa ritorno, partecipando in gara al Festival di Sanremo con il brano “Se stiamo insieme”, classificatosi al primo posto, per poi , interrompere il sodalizio con Mogol e incidere il disco “Cocciante”, nel quale, sulle note di “E mi arriva il mare”, duetta con la cantautrice, allora esordiente, Paola Turci.

Nel 1995, pubblicati gli album “Eventi e mutamenti” e “Un uomo felice”, in cui canta in coppia con Mietta, nelle canzoni “Sulla tua pelle” ed “E Pensare Che Pensavo Mi Pensassi Almeno Un Po’” e con Mina, nei brani “Amore”, registra tre brani per la colonna sonora del film Toy Story, da lui tradotti in italiano: “Hai Un Amico In Me” (You’ve Got a Friend in Me); “Che Strane Cose “(Strange Things) e “Io Non Volerò Più” (I Will Go Sailing No More), collaborando anche al terzo e al quarto film della saga del cartone animato.

Da sempre appassionato di opera, compone insieme con Luc Plamondon e con Pasquale Panella, lo spettacolo musicale : “Notre-Dame de Paris”, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, portato in scena per la prima volta nel settembre 1998 al Palazzo dei Congressi di Parigi e, per oltre vent’anni, sui palchi di tutto il mondo.

Composte altre due opere:  “Le Petite Prince”( “Il Piccolo Principe), tratto dall’omonimo racconto di  Antoine de Saint-Exupéry, e “Giulietta e Romeo” di William Shakespeare, che debutta all’Arena Verona nel giugno 2007, dà alle stampe un nuovo disco dal titolo “Songs”.

 Nel 2013, partecipato come “coach” al talent show musicale di Rai2  The Voice of Italy , insieme con Noemi, Piero Pelù e Raffaella Carrà, scrive per la sua cantante, Elhaida Dani, insieme con Roxanne  Seeman, il singolo When Love Calls Your Name, vincendo la prima edizione del programma.

Sposato dal 1983 con Catherine Boutet, ex funzionaria di una casa discografica parigina conosciuta nel 1971, da cui ha avuto il figlio David,  e con cui risiede  a Dublino,  di recente , ha rivelato di essere al lavoro con Panella su un nuovo progetto: la trasposizione dell’opera “Turandot” di Giacomo Puccini in versione di “romanza popolare”.

A chi gli ha chiesto come si veda in futuro, ha risposto:  “ In cammino, con la testa piena di musica. Notre-Dame ,per me,  è stata la svolta per non continuare a essere un cantante che, ogni due anni, deve fare un album. I dischi più belli sono quelli amati, voluti, desiderati. Dopo un po’ di album si entra nel sistema di farli per contratto, per la casa discografica. Ora sono libero: posso fare un disco o qualche altra cosa. In alcuni periodi, la stampa non mi considerava. Ne ho sofferto un po’, ma adesso mi definiscono non catalogabile. E questo mi piace moltissimo. Oggi,vedo un curioso disordine stilistico. Cose buone e meno buone. Un tempo c’erano le correnti musicali. Come delfini, nuotavamo tutti nella stessa direzione. Sono cresciuto con Jimi Hendrix e i Led Zeppelin. Il mio primo disco, nel 1972 ,fu un’opera rock, “Mu”. Oggi, il movimento più interessante e coraggioso è il rap. Il ritmo non è forse la prima forma di musica? Con il rap si torna all’essenziale, al tribale. Un veicolo ideale per esprimere protesta e disagio. Poteva essere interessante all’inizio, ma adesso sembra sia diventato un sistema. Tutti vanno dietro alla modalità del rap , che ha bei testi , dimenticando che la musica esiste. C’è poca musica, ma aspetto qualcuno che mi stupisca”.