Lun. Lug 4th, 2022

È giunto il momento di sentirci stanchi delle scorribande politiche che avvengono sistematicamente negli attuali partiti italiani. Scaramucce che, inevitabilmente, diventano alleanze per non lasciare la poltrona. Dal 1992 abbiamo assistito ad una serie di capovolgimenti di fronte nell’ambito parlamentare, dove persone elette in un partito si spostavano altrove per continuare a rimanere ancorati alla poltrona. È dal 1992 che non esiste più la politica per i cittadini, ma esiste la politica del proprio orticello, da coltivare e custodire per non lasciare i palazzi. Basta anche una percentuale minima per continuare a sopravvivere. L’italiano non esiste più come cittadino da sostenere e aiutare nelle sue difficoltà. Infatti se oggi guardiamo con attenzione alle cose, è venuta meno anche quella politica sociale che un tempo dava ossigeno ai disperati.

La storia ci ha insegnato che un partito come la Democrazia Cristiana, spazzato via da tangentopoli, è stato, invece, il partito che ha saputo ricostruire l’Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Esponenti democristiani hanno fatto parte di tutti i governi italiani dal 1944 al 1994, esprimendo la maggior parte delle volte il presidente del Consiglio dei ministri. La DC è sempre stata il primo partito alle consultazioni politiche nazionali a cui ha partecipato, con la sola eccezione delle elezioni europee del 1984. La DC partecipò alla stesura della Costituzione della Repubblica Italiana, impegnandosi a evitare un ritorno al passato fascista e, contemporaneamente, a evitare una via marxista per la società italiana, pur collaborando con i comunisti e i socialisti. Infatti la DC, partito dalla base sociale ampiamente interclassista, riuscì a dialogare con tutti gli altri partiti dell’arco costituzionale, assicurando così al Paese una Carta Costituzionale ampiamente condivisa.

Ma è quello che ha fatto la Dc dopo la fine della guerra che merita sempre un’alzata di cappello quando si parla di essa. Riuscì a portare l’Italia dalla povertà al benessere, ripulendo il paese dalle macerie lasciate dalla guerra. Ecco, è quello che serve pure oggi per uscire dall’inferno in cui siamo entrati. L’epidemia è solo l’epilogo del grande disastro politico italiano. In questo frangente stiamo scoprendo l’impreparazione dell’attuale classe politica. Hanno dovuto cercare in un banchiere l’uomo guida che superasse le inefficienze conclamate degli attuali partiti. Draghi di Democrazia Cristiana ne sa molto visto che è stato nel 1982  consigliere di Giovanni Goria, ministro del tesoro nel quinto governo Fanfani. Insomma, gli attuali partiti si sono dovuti affidare ad altri per continuare a sopravvivere formando un governo di larghe intese composto dal PD-M5S-LEGA-ITALIA VIVA-FORZA ITALIA E SINISTRA, per sopravvivere. Già la composizione politica di questo governo la dice lunga sulla forza di idee dei partiti italiani.

Quindi è opportuno fare un passo indietro e ricostruire un sistema di partiti che garantisca la governabilità al paese senza ricorrere agli estranei delle urne per formare nuovi governi. Con la DC non succedeva mai, e i comunisti, ad esempio, sono rimasti sempre fuori dai governi, mentre oggi con meno voti del vecchio PCI diventano forze di governo ed hanno la voce in capitolo pure su chi ha preso più voti di loro. Per ricostruire l’Italia ci vuole una forza politica democratica sulla scia della vecchia DC, riprendendosi anche i valori storici che fecero della DC il più grande partito della storia repubblicana italiana. Altri non ne sono nati. Oggi sono tutti mezze misure che non hanno idee fattibili per far rinascere l’Italia. O si riforma quel grande contenitore politico o l’Italia sarà costretta a morire di stenti, perché gli attuali partiti non sono in grado di governare il paese.