Mar. Lug 5th, 2022

Negli ultimi giorni è tornato al centro del dibattito politico l’introduzione in Italia del cosiddetto “salario minimo”, ossia di una soglia di retribuzione sotto la quale un datore di lavoro non potrebbe andare per legge. Il 6 giugno il Consiglio dell’Unione europea e i negoziatori del Parlamento europeo hanno infatti raggiunto un accordo provvisorio sulla direttiva che regolerebbe l’applicazione del salario minimo o di altre forme di protezione contrattuale nei 27 Paesi dell’Unione europea.

L’Italia è uno di quei paesi che ancora non ha adottato il salario minimo per tutelare chi lavora. Alcuni partiti sono da tempo favorevoli alla sua introduzione, mentre altri no, con alcune proposte di legge che sono state presentate in Parlamento. Il Movimento 5 stelle e il Partito democratico sono i principali partiti in Parlamento a favore dell’introduzione di un salario minimo legale. Tra i favorevoli al salario minimo ci sono anche il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni e il leader di Azione Carlo Calenda. Al momento il leader di Italia Viva Matteo Renzi non ha commentato la questione, ma in un’intervista a La Repubblica del settembre 2021 si era detto «ovviamente» favorevole all’introduzione di un salario minimo.

I partiti di centrodestra sono invece quelli più diffidenti sull’introduzione di un salario minimo nel nostro Paese, perché, a detta loro, danneggerebbe troppo le imprese. Il 6 giugno, ospite a Quarta Repubblica su Rete4, il segretario della Lega Matteo Salvini ha dichiarato che la priorità del partito è di «abbassare le tasse a chi crea lavoro», aggiungendo: «Il salario minimo lo pagano gli imprenditori, se questo Paese non abbassa le tasse che pagano gli imprenditori, il salario non c’è per nessuno». Contraria al salario minimo è anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che il 6 giugno, durante un incontro elettorale in Toscana, ha definito il salario minimo come «la classica arma di distrazione di massa rispetto ai problemi del lavoro in Italia», ricordando poi che la misura riguarderebbe «una fetta di lavoratori già garantiti dal contratto nazionale di lavoro». Tra le fila di Forza Italia, il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha criticato il salario minimo, affermando che questo va contro alla «nostra storia culturale di relazione industriali». Secondo il ministro, «il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività». Anche confindustria e alcuni sindacati dicono no al salario minimo.

Mentre da noi si continua a discutere, in Germania il salario minimo per legge passa a 12 euro l’ora. Come per il reddito di cittadinanza, strumento esistente in quasi tutti i paesi che fanno parte dell’unione europea, in Italia è oggetto di disputa politica, dove i partiti di centrodestra sono i maggiori oppositori insieme al partito di Renzi, anche per il salario minimo i partiti dimostrano una spaccatura su un provvedimento che andrebbe a tutelare i lavoratori in materia di salario minimo, per garantire una dignità ai lavoratori.