Dom. Set 25th, 2022

Ognuno di noi è un malato in attesa. Sì, perché ci sentiamo forti e potenti quando la salute scoppia, ma quando abbiamo una situazione degenerativa della nostra salute, diventiamo pecore smarrite bisognose di cure. Solo quando viviamo situazioni che mettono a rischio la nostra salute, ci accorgiamo quanto sia importante la sanità pubblica. Possiamo rinunciare a tutto, ma non possiamo rinunciare in nessun modo a essere curati. Davanti alla salute tutti alziamo le mani e siamo pronti a fare rinunce pur di guarire. Però è troppo tardi, bisogna impegnarsi prima a rivendicare una sanità efficiente.

Oggi ci troviamo dinanzi ad un lento declino della sanità pubblica, che ha visto nel corso degli ultimi 10 anni tagliati 200 ospedali, 45 mila letti, 10 mila medici e 11 mila infermieri. In Terapia intensiva un leggero aumento ma i posti letto sono poco più di 5.200. È ciò che ha costruito la politica negli ultimi decenni, che si è accanita sulla sanita per far quadrare i conti pubblici. Con l’arrivo dell’epidemia molti nodi sono arrivati al pettine e c’è stato un risveglio di 60 milioni di italiani che si sono accorti di come fosse malandata la sanità pubblica italiana. I numeri non mentono mai: secondo i dati dell’Annuario del Ssn del Ministero della Salute nel 2007 il Ssn poteva contare su 1.197 strutture ospedaliere mentre nel 2017 sono scese a 1.000, quasi 200 ospedali in meno, il 16%. In contropartita si è assistito ad un aumento in percentuale della componente privata. Nel 2007 gli ospedali privati erano il 45% mentre nel 2017 sono il 48%.
In totale il Ssn nel 2007 poteva contare su 259.476 posti letto contro i 213.669 del 2017, circa 45 mila in meno (il 17%). Un calo in tutti i comparti: degenza ordinaria, day hospital e day surgery. I medici sono scesi dai 106,8 mila del 2007 ai 101,1 mila del 2017 (-5,7 mila) mentre gli infermieri sono passati dalle 264.177 unità del 2007 ai 253.430 del 2017.

Perché abbiamo consentito alla politica di tagliare il bene più prezioso? È una domanda che tutti devono porsi, perché abbiamo rinunciato alla funzionalità del bene più prezioso per ogni essere umano. Possiamo privarci di un autobus in più, di un treno in più, di una strada in più, ma non possiamo rinunciare assolutamente a essere curati. Oggi assistiamo a “Pronto soccorso al collasso”, “Manca personale”, “Non ci sono letti”, “Ambulanze ferme” e via dicendo di una storia infinità di inadempienze della politica a salvaguardia della salute pubblica. Poi sono arrivate le crisi economiche di metà anni ’90 e poi quella di inizio 2000 hanno portato all’inesorabile processo di riduzione dei finanziamenti della sanità pubblica che con la pandemia abbiamo toccato con mano. Ma la politica non sembra voglia invertire la rotta facendo tesoro di quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni. Sembra esserci un ritorno frettoloso al contenimento dei costi a breve sulla sanità.