Dom. Set 25th, 2022

SANTA MARIA CAPUA VETERE -L’”AvvocaturadelFare” è un movimento che nasce dal confronto tra gli Avvocati sulle criticità e sulle problematiche che condizionano lo svolgimento ed il ruolo dell’attività professionale. Nato con evidente riferimento alla concretezza e come laboratorio di un percorso programmatico condiviso, il gruppo intende dare risalto al ruolo costituzionale della funzione difensiva, tema oggetto, tra l’altro, del prossimo Congresso Nazionale Forense, ed anche in quest’ottica si arricchisce nella propria denominazione del riferimento all’Articolo 24 della nostra Costituzione.

La classe Forense ha avvertito, e avverte tuttora, la necessità e l’urgenza di un cambio di passo rispetto ai limiti oggettivi manifestati dall’ultima consiliatura, la quale, dilaniata da inutili, esasperate ed esasperanti contese personali, ha assistito alle dimissioni di metà dei consiglieri eletti, ad inutili, dispendiosi e dannosi contenziosi, sia in sede civile che in sede penale, tra il Consiglio dell’Ordine ed il Consiglio di Amministrazione della Fondazione, con grave nocumento per l’intera classe forense, vittima, suo malgrado, di un vulnus di autorevolezza con conseguente evanescente confronto istituzionale. Tale crisi della rappresentanza è, a nostro avviso, anche alla base delle ultime mortificazioni subite dalla classe forense con l’indecorosa storia del trasferimento della quarta sezione civile.

Ed è quindi nell’ottica del recupero di una sana dialettica che tantissimi Colleghi, animati solo dalla voglia di fare, dal buon senso e dall’orgoglio di appartenenza ad un Foro così prestigioso, hanno intrapreso un percorso programmatico volto a ricercare modalità e strumenti per affrontare e risolvere, con passione e determinazione, le problematiche che vivono quanti, con dedizione e spirito di sacrificio, esercitano la professione forense.

L’”AvvocaturadelFare-Articolo24”, quindi, si propone di agire con un’apertura al dialogo ed al confronto con tutti i Colleghi sulle tematiche che interessano la Classe Forense, e, nella speranza di un recupero di una sana dialettica, in prospettiva del rinnovo degli organi consiliari, propone una piattaforma programmatica, tra i cui temi evidenzia:

1) la necessità di far sentire forte la voce dell’Avvocatura sulla gestione delle udienze, dei tempi medi di durata dei procedimenti civili, dei tempi e dei criteri di liquidazione degli onorari, soprattutto in tema di gratuito patrocinio, ed in generale di una presenza pressante e costante, non dimentica della sempre viva problematica dell’edilizia giudiziaria (che solo in parte si risolverà con l’apertura della nuova sede per il settore civile);

2) il bisogno di maggiore efficienza ed apertura delle cancellerie, sia presso il Tribunale che presso gli Uffici del Giudice di Pace, e di una più ampia sensibilità per l’opera dell’Avvocatura anche con riferimento al settore penale (per il quale va rivisto il limite nella trattazione dei procedimenti innanzi ai Giudici Monocratici ed ai Giudici di Pace, l’orario di inizio delle udienze e l’ordine di trattazione dei processi, l’implementazione informatica, la funzionalità dell’Ufficio di Sorveglianza, l’accesso degli avvocati al Carcere, le relazioni di segreteria con l’Ufficio di Procura, ecc.);

3) l’esigenza di un nuovo ruolo della Fondazione, strumento utile per la formazione ma le cui potenzialità appaiono limitate dalla mancata presentazione del Piano di Offerta Formativa, e che dovrà adoperarsi, in coordinamento con il COA, per attuare le modifiche statutarie necessarie per consentire a quest’ultimo una migliore e più efficace partecipazione alle dinamiche scientifiche;

4) la valorizzazione del ruolo sociale del COA, con particolare attenzione alle fasce deboli (anche professionali) ed al territorio, con la promozione di sportelli di ausilio ai cittadini ovvero di commissioni miste, inclusa una dedicata alla valutazione sul rispetto dei protocolli di intesa (altro strumento da potenziare e valorizzare) nonché altra sulla trasparenza con particolare sensibilità per il rispetto dei principi deontologici (al netto delle competenze del CDD);

5) la corretta e trasparente gestione degli incarichi nel rispetto di rigorosi criteri di rotazione e turnazione;

6) la creazione, nell’ambito del Tribunale, di una Camera di mediazione familiare, con predisposizione di corsi di formazione per mediatori familiari, amministratori di sostegno e curatori speciali. Quanto illustrato, già oggetto di specifici approfondimenti per evitare che il confronto sia basato solo su slogan e non su programmi realmente fattibili e valutabili, è naturalmente aperto ad ulteriori idee e contributi. Il percorso, pertanto, proseguirà senza preclusione alcuna verso chiunque intenda contribuire a questa esperienza di dialogo, confronto e crescita.