Mar. Dic 6th, 2022

ROMA- Oramai c’è poco da sperare in questo paese. L’unica soluzione è trovare altrove una soluzione alla precaria condizione di vita che offre l’Italia. È ripresa l’immigrazione che caratterizzò gli anni bui del dopoguerra. Questa volta non c’è un fine guerra, ma c’è una guerra costante, combattuta ogni giorno con l’angoscia che questo paese non offre più opportunità.

Lo dimostrano i dati offerti dal Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. Il rapporto spiega che si rafforza la fuga all’estero. Nel 2016 ben 124.076 persone sono espatriate, in aumento del 15,4% rispetto al 2015. A fuggire maggiormente sono i giovani, i quali nel nostro paese non trovano più lavoro e si spostano all’estero per cercare risposte che qui non troveranno mai. Infatti i giovani sono  il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha tra i 18 e i 34 anni (+23,3%). In questa fetta di chi fugge dall’Italia c’è Il 9,7% che ha tra 50 e 64 anni e sono i “disoccupati senza speranza” rimasti senza lavoro. Il rapporto spiega che dal 2006, la mobilità italiana è aumentata del 60,1% passando da poco più di tre milioni a quasi cinque. Il numero dei residenti all’estero, al 1° gennaio di quest’anno, i connazionali iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero sono 4.973.942, l’8,2% degli oltre 60,5 milioni di residenti in Italia.

Questi numeri dimostrano come questo paese non offre più garanzie a chi resta senza lavoro, e come sia opportuno abbandonarlo per ricominciare a vivere. Prima di tutto è il lavoro che spinge ad andarsene. Il lavoro rimane il nodo che questa nazione, dal dopoguerra, soprattutto al sud, non riesce a risolvere. e la colpe ricade su una classe dirigente che dal 1970 ad oggi non ha avuto interesse per il bene della nazione, ma si è limitata a guardare con interesse le sorte dei loro partiti.