Mer. Dic 7th, 2022

ROMA- Papa Francesco non usa mai mezzi termini per difendere chi lavora e chi soffre questa infame crisi economica. Un uomo dal cuore grande, che è sempre pronto a dare sostegno morale a chi oggi ha perso tutto, soprattutto, la dignità del lavoro.

Papa Francesco stamattina è in visita a Genova, e visita lo stabilimento Ilva di Genova e, guarda caso, cita l’articolo 1 della Costituzione italiana: “Il lavoro è amico dell’uomo e l’uomo è amico del lavoro e per questo non è facile conoscerlo come nemico perché si presenta come persona di casa anche quando ci colpisce e ci ferisce. Uomini e donne si nutrono con il lavoro, col lavoro sono unti da dignità. Per questa ragione attorno al lavoro si edifica il patto sociale perché quando non si lavora o si lavoro poco, male, o troppo è la democrazia che entra in crisi. E’ tutto il patto sociale anche questo è il senso dell’art. 1 della Costituzione italiana che è molto bello: ‘L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro'”. Sono le parole del Papa rivolgendosi ai lavoratori dell’Ilva.

Papa Francesco come fa sempre indirizza tutto il suo discorso vero il lavoro, e da frecciate al cospetto della politica che continua a privare le persone del lavoro. Ma il Papa difende anche gli imprenditori onesti, quelli che si spendono per il lavoro e non specula su di esso. “Gli imprenditori onesti e i lavoratori stiano attenti con gli speculatori e anche con le leggi che qualche volta li favoriscono – ha detto Francesco – Non c’è buona economia se non ci sono buoni imprenditori che hanno responsabilità per le persone e per l’ambiente. Bisogna temere gli speculatori e non gli imprenditori, che ce ne sono tanti bravi, ma certe volte il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro, e non chi crede nel lavoro, partendo dall’ipotesi che gli imprenditori siano speculatori, mentre proprio questi ultimi trovano i mezzi per eludere i controlli.

Il Papa dimostra, ancora una volta, che è rimasto l’unico a difendere il diritto delle persone ad avere un lavoro. La classe dirigente non fa altro che toglierlo, privando le persone dell’unica dignità di cui hanno bisogno per vivere.