Sab. Feb 4th, 2023

ROMA- Lunedì 24 ottobre approderà in aula alla Camera la proposta di legge sul taglio degli stipendi dei parlamentari. Si tratta di una delle prima iniziative legislative depositate dal gruppo M5S alla Camera, a prima firma Roberta Lombardi. La portata economica di tale provvedimento è stimata in un taglio netto di 61 milioni di euro all’anno di stipendi e 26 milioni di euro di spese telefoniche e di viaggio. Quindi un risparmio molto più alto di quello presunto derivanti dalla riforme (58 milioni), e il tutto senza stravolgere l’asse costituzionale dello Stato. Considerato come il Pd pone in maniera del tutto centrale il tema del taglio ai costi della politica, tanto da farne punto prioritario della loro propaganda referendaria, siamo sicuri, per un minimo di logica, ma proprio poca poca logica, che il Pd voterà a favore di questo provvedimento.

Lunedì si svolgerà la discussione generale e tra martedì e giovedì si voterà il provvedimento del MoVimento 5 Stelle con cui si taglieranno sul serio i costi della politica dimezzando gli stipendi dei parlamentari – era quello che annunciava il M5S nei giorni scorsi, ma non è andata cosi, perlomeno adesso.

Infatti l’ufficio di presidenza della Camera ha messo in calendario il testo ma non gli emendamenti. Il provvedimento, sembra scontato, dovrà perciò tornare in commissione, ricominciando tutto da capo come nel gioco dell’oca. Se ne riparlerà tra diverse settimane, comunque dopo il referendum del quattro dicembre con grande gioia di Renzi che non voleva in nessun modo che il clamore mediatico potesse spostare la lancetta a favore del NO. I Cinque Stelle parlando di truffa, di melina, di bizantinismo: anticipare la discussione della legge per bruciarla, o per lo meno rimandarla, è una mossa da raffinati mandarini. «La casta – si legge in una nota dei grillini in commissione Affari Costituzionali – è compatta contro i tagli degli stipendi. Il loro gioco è chiaro, lunedì tenteranno di rimandare il testo in commissione e di rinviare il tutto alle calende greche, magari dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre». Beppe Grillo però sta preparando una clamorosa contestazione. «Lunedì venite tutti a Montecitorio», scrive sul suo blog. Si prevede clima da stadio.