Dom. Feb 5th, 2023

ROMA- Nell’era della Democrazia Cristiana, del Partito Comunista Italiano, del Partito Socialista Italiano, partiti per la maggiore dal 1970 fino alla fine della prima repubblica, era costume, in ogni tornata elettorale per le nazionali, correre al sud per raccattare voti. Ci venivano tutti, in massa, come se il sud fosse la panacea della politica italiana. In un certo senso lo era, perché proprio questi partiti guidavano la nazione e per il sud facevano ben poco. Ma al sud, nonostante non facessero nulla, prendevano sempre tanti voti. Era scontato, poiché le promesse elettorale incantavano chi stava male, e quelle promesse erano una speranza.

Oggi le cose non sono cambiate, in termini di attacco al sud, con una differenza, quelle promesse non incantano più. Il cambio generazionale ha portato a dei cambiamenti di forza che vede i giovani distanti dalle promesse elettorali, mentre la parte generazionale vecchia si fa ancora incantare, e sono quelli che fanno ancora la differenza e continuano a dare la forza ai partiti storici.

Nelle prossime settimane il sud sarà di nuovo invaso, come è sempre successo, da una folta schiera di politici che scenderanno nel mezzogiorno per tentare di illudere ancora una volta i cittadini con promesse elettorali nutrienti e succulenti, ma che forse, ancora una volta, non toglieranno mai la fame. La storia ci insegna che mai nulla di quello che è stato promesso in campagna elettorale è stato realizzato, specie al sud.

Il sud vive le stesse condizioni di vita che c’erano da fine anni sessanta ad oggi. Un percorso lungo che non ha mai cambiato le condizioni di vita di un popolo meraviglioso, ma che è stato mortificato dai partiti. Il sistema economico del meridione è fragile come lo era prima. La mancanza di lavoro è uguale a prima, se non peggiorata negli ultimi dieci anni. Il tessuto sociale vive disagi che difficilmente si trovano nelle parti alti del bel paese. In parole povere: non è mai cambiato nulla, sta peggio di prima.

L’illusione che qualcosa possa cambiare non è mai arrivata. L’unica cosa che non cambia mai è l’assalto alla diligenza meridionale, dove le difficoltà persistenti, invogliano i politici a correre per tentare di salirci sopra. Il popolo meridionale ha subito questa enorme ingiustizia politica tacendo e, forse, proprio qui sta l’errore più grosso: nei cinque anni di legislature che seguivano le promesse elettorale, il sud doveva pretendere le promesse, imporle, affinché potesse riemerge dal fango in cui si trovava proprio per colpa di chi aveva  promesso. Non l’ha mai fatto, ed è rimasto a guardare senza reagire perlomeno nel momento più democratico che c’è: il voto.