Mar. Lug 5th, 2022

BENEVENTO -Idee chiare, determinazione, costanza e passione per imparare disciplina e metodo.  Si, proprio la coordinazione della mano destra da un lato , la rotazione del busto dall’altra, e i piedi pure,  tutto in perfetta sincronia per produrre e creare un ritmo a tempo. “Rullo di tamburi”, espressione che solitamente ascoltiamo durante gli show televisivi per annunciare l’ospite a sorpresa,  o durante una performance di circensi; in questo caso è riferita allo strumento, la batteria che risulta essere parte integrante della vita di Andrea Petrone. Un giovane musicista del beneventano che, ne fa della sua passione una vera forma d’arte. Uno strumento dove rifugiarsi in momenti bui, un suono che  grazie alla sua energia da vitalità. Una sola parola, dall’unico effetto: emozione. Ispirarsi ai propri ideali, ma avere poi l’intraprendenza di seguire la propria strada  e crescere.

Dove possiamo ascoltarle? Chi è Andrea Petrone?

Innanzitutto grazie per la disponibilità e l’opportunità di potermi raccontare in poche righe. Per ascoltarmi, ho un canale Youtube, dove basta scrivere il mio nome e troverete un po’ della mia attività, un po’ di me. Sono un musicista come tanti,ma allo stesso tempo mi sento anche un po’speciale, credo ancora nella magia della musica e del mio strumento, è abbastanza lecito, nonostante le difficoltà che purtroppo la musica ma non solo vive.

Ho iniziato da giovanissimo, e mi sono ritrovato circondato da musicisti e musica, per mia grande fortuna.

Ero determinato con tanta voglia di fare, con tanti bei progetti, spesso anche pasticciati, data l’età e l’inesperienza, ma non mi sono mai arreso.

Sono partito subito con il percuotere qualsiasi cosa mi capitasse sotto mano, ne sanno qualcosa i miei vicini, o meglio lo sapevano!

Qual è stata la sua formazione musicale?

La mia formazione musicale è stata dettata da diverse figure, ed ognuno ha contributo ad impreziosirmi.

Dal fisarmonicista Valentino Borrillo, che curava la parte teorica, spesso anche noiosa ma oggi di grande aiuto, a  Vittorio Trincerone batterista/didatta,  che mi ha visto crescere e allo stesso tempo seguito nella fase iniziale sullo strumento. Una menzione speciale  va ad un grande batterista che purtroppo è venuto a mancare un po’ di tempo fa, ma che ha saputo nonostante la mia indifferenza e la mia voglia di proiettarmi su altro data l’età,  a lasciare  qualcosa che per me è stato ed è motivo di orgoglio, in termini non solo musicali. Nino D’Adamo, questo il suoi nome,  era un purista, un jazzista stimato ed acclamato, per me semplicemente ,‘zio Nino’. Segue un percorso partenopeo con il didatta Umberto Guarino, apprezzato e riconosciuto professionista, che ha contribuito al mio cammino musicale, cammino che a mia insaputa sarebbe poi continuato a distanza di anni  con un grandissimo batterista sempre napoletano. Una piccola parentesi classica con il Maestro Gennaro Damiano, percussionista e docente al conservatorio di Benevento,per continuare a Roma prima di approdare a Milano con Jack Tama,  percussionista africano che recentemente ci ha lasciati,apprezzato turnista, umile e generoso, di cui conservo con affetto, un bel ricordo. Milano è stata a mio avviso la svolta, mi ci sono ritrovato per altri motivi sinceramente. Avevo circa 20 anni e non mi lasciai sfuggire una pubblicità in metro; “Aperte le audizioni per i corsi con il Maestro Tullio de Piscopo”.

L’audizione andò bene, nonostante fossi molto emozionato, e così è’ partita  la mia avventura che per ben 5 anni mi ha visto alla sua corte, un periodo bellissimo,trascorso velocemente ma che ha segnato fortemente la mia carriera, tra l’ altro  seguivo il Maestro anche nei suoi concerti ed era  lusinghiero per me affiancare il suo  collaboratore Matteo Mammoliti, un’altra persona eccezionale.

Che musicista è? A cosa o a chi si ispira?

Mi definisco un musicista  “vecchio” dentro, semplicemente uso questa metafora perché rende molto l’idea di quello che voglio dire.

Non sono per  niente un amante delle mode del momento, quindi non seguo e soprattutto non m’ispiro al batterista di turno, portato alla ribalta da qualche azienda, ma naturalmente, rispetto  e considero quello intorno.

Non mi chiudo in un mondo,  ma semplicemente scelgo qualcosa che abbia un vissuto a cui ispirarmi.

Lo stesso discorso vale per ciò che ascolto. Amo ascoltare tutto quello che è storia, cioè i grandi della musica, nazionale ed internazionale, il resto spesso, è per me  vuoto e spento, privo di contenuto o per lo più scarsi.

Questa condizione mi rammarica molto, vista la giovane età.

Sona una persona che preferisce ascoltare ancora il classico vinile, davvero autentico, rispetto alla piattaforma digitale. Mi sembra di aver letto un po’ di tempo fa che sta tornando di moda, io spero che non sia un momento,con un inizio ed una fine, ma che ci sia una presa di coscienza, nel considerare questo strumento parte di una storia di cui ancora abbiamo bisogno.

Per quanto riguarda specificatamente la batteria, cerco di rifarmi ai grandi del passato che hanno reso quello che non esisteva uno strumento vero e proprio con un’identità, un’anima ed un corpo, seguito da un mondo che ci ha permesso di identificarci come batteristi.

Gene Krupa, Art Blakey,Buddy Rich, Elvin Jones,Baby Dodds, Sid Catlett, Philly Joe Jones,Papa Jo Jones e tanti altri sono i batteristi che cerco quando posso di studiare ed in qualche modo cerco d’ispirarmi a loro. Post-moderno porto nel cuore Steve Gadd, Vinnie Colaiute, Dave Weckl, nomi direi anche molto scontati per buona parte dei batteristi. Ultimamente amo molto Steve Jordan, tra i giovani se vogliamo mi piace molto Benny Grebb, lo trovo molto interessante.

Infine non per me essere di parte, ma non voglio nascondere che Tullio è stata una grande ispirazione per me  e lo è tutt’ora, un batterista un percussionista, un personaggio, un grande artista.

Se non ci fosse la batteria nella sua vita?

Sicuramente ci sarebbe stato un gran vuoto dentro me, magari colmato da altro in parte o da altre attività.

E’davvero impensabile  per me vivere senza la musica,  mi rattristerebbe.

La batteria, è un fantastico strumento di cui sono orgoglioso, ad oggi non saprei farne a meno, è parte di me. Vi racconto quello che mi capita . Quando viaggio anche per altri motivi  porto sempre con me un paio di bacchette ed un paio di spazzole,anche se so benissimo che non avrò modo di suonare, però ho bisogno di sapere che ci sono, so che quella componente “trasportabile” è con me, sempre.

Mi ha dato tanto, l’opportunità di girare moltissimo, un aspetto che adoro,scoprire sempre posti e località nuove,conoscere tante di persone, non solo addetti ai lavori.

Devo tanto alla batteria!

Progetti futuri?  Essere se stessi o commerciali?

Molto interessante la seconda domanda, oltre che spigolosa.

Inizio dai miei progetti, così prendo tempo, per arrivare al domandone.

Bè, ho un progetto mio molto particolare, denominato “New Generation” che tra un impegno e l’altro sto portando avanti.

Si tratta di una “protesta”, rispetto a ciò  che sta’ accadendo nella musica, intesa come vittima di un sistema e sempre più tartassata in termini di perdite.

Basta un buon programmatore o arrangiatore che sappia usare il computer, e tutto prende forma, comodamente tra le mura di casa. Suoni campionati, loop vari che, facilmente,  possono sostituire un musicista.  L’era digitale è spietata, poi c’è chi ne fa un uso smisurato e si perde il controllo di tutto.

Il caro Tullio De Piscopo dice sempre:<<come faccio a suonarti la batteria e la rimando su una pennetta, come si fa>>.

Dopo una grassa risata se ci soffermiamo sul senso di quelle parole, possiamo capire a cosa siamo arrivati.

Eppure c’è chi vive lavorando in questo modo, per ridurre costi, per ottimizzare i tempi,sicuramente lecito, ma a pagarne le conseguenze è sempre la musica. Quando si va in studio c’è la possibilità di confrontarsi, di discutere di crescere lavorando,di imparare tanto di quel mondo,di respirare la creazione di un brano, di un album intero, viverlo nelle varie fasi di realizzazione.

Ci stiamo proiettando verso una generazione che cerca di annullare ogni forma d’arte che sia autentica. Non sono contrario all’uso delle programmazioni,  sia chiaro,  ma al tempo stesso, non accetto che possano sostituire più musicisti.

Il mio sarà un progetto di contenuto, nel quale tenterò di veicolare un messaggio, attraverso la musica ed uno spettacolo creato ed ideato da me, affinché qualcosa possa cambiare, sperando di dare un valido contributo e sollecitare gli addetti ai lavori ad una saggia  riflessione.

E’ prevista l’uscita di un video del progetto, dove si potrà saperne di più.

Inoltre attualmente sto lavorando ad un progetto di Christian Palladino,cantautore sannita, e un carissimo amico.

L’ultimo progetto è in realtà una scelta che vorrei fare quanto prima, trasferirmi all’estero, per un esperienza diversa musicalmente, oltre oceano per intenderci.

Eccomi pronto per la seconda domanda, un po’ stanco ma felice devo ammetterlo.

Premetto di credere fortemente che nella vita dovremmo essere sempre noi stessi, cercare di capire chi siamo veramente e cosa possiamo dare alla musica in termini di autenticità.

Non serve fingersi o costruirsi un personaggio che non ci appartiene, prima o poi ci stancheremo di essere quello che non siamo, impostati, poco spontanei, mai impulsivi, mai in grado di esprimersi con la propria testa, ma aver sempre bisogno della voce guida.

Credo che uno dei problemi della musica è legato proprio a questo aspetto, infatti non abbiamo il piacere di sentire qualcosa di originale dai giovani, c’è una corsa all’apparire, all’imitare il proprio idolo, sotto tanti punti di vista, come accennavo appunto prima.

Scopiazzare qua e la un po’ di idee, mescolate ad una buona immagine ben curata,ed una buona pubblicità, un po’ di visibilità dei social comprata ci può stare,  se possibile un passaggio nei talent, anche solo un provino, basta per arricchire il curriculum.

E le basi per una buona  commerciabilità del prodotto sono gettate.

Il prodotto in sostanza il più delle volte non esiste, o meglio c’è chi crede di esistere e chi si rende conto che dietro c’è un “lavoro” alla pari di un prodotto da banco, né più né meno, almeno c’è una presa di coscienza che a volte può essere già tanto.

Allo stesso tempo però chi è se stesso,anche nella propria musica ha difficoltà perché è poco commerciale, non rende, non può garantire vendite e quindi non interessa al mercato dei numeri.

Un caro amico Salvatore Picciuto tra l’altro anche il mio fotografo di fiducia, mi disse in un bel pomeriggio passato insieme: “Andrea io non voglio che i miei lavori piacciano a tutti, non voglio piacere alla massa”.

Sono rimasto un po’ a riflettere, ma poi ho capito il messaggio, ed è un qualcosa di unico e raro, ma molto profondo.

Dovremmo essere sempre noi stessi, “vendere” se vogliamo quel che siamo non quello che vogliono farci diventare.

di Sabrina  Ciani