Dom. Dic 4th, 2022

Amore, ormai non posso più vivere avvolto in questa profonda solitudine. Sono due anni che vivo senza di te, questa asfissiante desolazione che mi trascino dentro inizia a logorarmi, devo trovare un modo per svagarmi.  Ma come?, mi chiedo. Ho trovato: ricordi quella sala da ballo, la sera ci andrò. Ma che faccio, continuo a parlare con la tua foto, ogni sera è cosi. Perché Dio ha voluto strapparmi il tuo amore, privarmi della donna unica e inimitabile che ha riempito la mia vita con iniezioni di vero amore. Devo farcela, sono ancora troppo giovane per porre fine alla mia esistenza lasciandomi distruggere dal dolore insopportabile che mi porto dentro. Domani sera ci vado.

“Buona sera. Un biglietto ”. Sergio cammina lentamente verso un posto libero dove potersi accomodare. Nell’angolo, alla sua destra, c’è un tavolo libero. Si siede, inizia ad osservare la pista affollata di coppie che ballano. È un locale rustico, molto ordinato, e con tanta armonia sprigionata dall’allegria dei partecipanti. Per una volta Sergio si sente meno solo dopo la morte di sua moglie. Osserva con attenzione quei movimenti lenti e pieni d’entusiasmo di maschi e femmine che ballano il tango. L’atmosfera è quella giusta per distrarsi e passare qualche ora lontano dalla casa cupa e buia da quando anche il suo unico figlio, Armando, è stato trasferito a Torino dopo aver vinto il concorso in polizia. Anche Sergio è commissario di polizia. Un bell’uomo, dall’aspetto signorile, sempre elegante, in fondo lo impone il suo ruolo di commissario, ma dentro è un uomo spento. Dopo mezz’ora una bella ragazza, alta, bionda, occhi meravigliosamente verde mare, un sorriso smagliante sfoggiato da una dentatura bianchissima, chiede di sedersi al suo fianco. Sergio rimane folgorato da tanta bellezza. Però è conoscitore della vita, sa che a volte la bellezza non è tutto, dentro si può essere più brutti di quanto si possa essere belli fuori. La ragazza non trova posto, così si accomoda allo stesso tavolo di Sergio: “Disturbo”, chiede la ragazza. “No, no, si figuri”, risponde Sergio. Attimi di imbarazzo gli piovono addosso. Da quando è morta sua moglie non ha mai più avuto accanto una donna, solo le colleghe sono state le uniche donne che gli sono gironzolate intorno: è quasi imbarazzato.  La serata va avanti. Sergio si volta verso la ragazza: “Sono molto bravi, mi piacerebbe saper ballare, purtroppo non so muovere un passo”. “Neanche io”, balbetta la bella bionda.

<<Come ti chiami>>, chiede Sergio.

<<Emanuela. E tu?>>

<<Sergio>>.

<<Che fai nella vita?>>

<< Sono commissario di polizia. Tu?>>

<<Lavoro al comune di Roma, impiegata>>.

<<Come mai tutta sola?>>, chiede Sergio

<<Il Mio fidanzato mi ha lasciato tre mesi fa, eravamo ad un passo dal matrimonio, ha detto che non se la sentiva più>>.

<<Ti è andata bene>>, risponde ironico Sergio

<< Perché, a te è andata peggio>>, chiede la ragazza.

<<Credo proprio di sì, noi non volevamo lasciarci, qualcuno più potente di noi ha deciso così e se le portata nei cieli>>.

<<Mi dispiace. Vedo che stasera si sono incontrati proprio due sfigati>>, commenta Emanuela.

<<Lo credo anch’io>>, chiude Sergio.

In sala si continua a ballare, svariati motivi musicali creano armonia all’interno dell’ambiente da ballo. Sergio vorrebbe veramente saper ballare per invitare Emanuela in pista. Purtroppo sa che sarebbe proprio una figuraccia esemplare.

<<Andiamo in pista>>, improvvisamente Emanuela.

<<No,no, faremo una brutta figura>>, ammonisce Sergio.

<< Ma dai, ci scateniamo un po’, tanto per divertirci>>.

<<Ok>>, Sergio accetta l’invito.

Sono momenti distensivi che gli mancavano da molto tempo. Anche Emanuela mostra di divertirsi. Certo, non sono proprio dei grandi ballerini, ma in compenso tentano di imitare gli altri ballerini, molto bravi,  presenti in pista. Passa quasi un’ora, ritornano al tavolo. Tra i due c’è tanto sorriso, rammentano gli errori e i passi che hanno causato pestaggi continui. La cosa più bella è che tra i due c’è una certa sintonia, oltre ad esserci una tale spensieratezza che, soprattutto, a Sergio mancava da molti anni.

<<Che ne dici se ci scriviamo ad un corso di ballo qui e partecipiamo io e te come coppia fissa>>, chiede Emanuela>>.

<<Non è male come idea. A te veramente andrebbe>>.

<<Certo, perché? Poi l’ho chiesto io, significa che mi va>>.

<<Ok, ci sto>>.

Dopo pochi minuti sono già in direzione ad iscriversi al corso di ballo. Una conoscenza spuntata dal nulla porta subito a cimentarsi in qualcosa che li terrà uniti. Per Sergio è una tale novità, che quasi ha scordato tutti i momenti tristi che lo avevano accompagnato fino a quella serata. Finito di riempire i moduli, si salutano dandosi appuntamento alla sera dopo. Una volta a casa, Sergio si sente quasi in colpa per aver accettato l’invito di quella ragazza. Chiama il figlio:

“Ciao, che si dice a Torino?”

“Tutto bene papà, a te invece come va, dimmi la verità, non dire sempre va bene e poi stai rinchiuso in casa a pensare sempre al passato”.

“Tranquillo – ammonisce Sergio – sto bene, anzi stasera ho fatto una fesseria”.

“Bravo, mi fa piacere. Dove sei stato?”.

“Sono stato in una balera, e…”.

“E..cosa?”.

“Ho incontrato una ragazza e mi sono iscritto ad un corso di ballo, non ti dispiace vero?”.

“Ma stai scherzando, non immagini come mi fa piacere. Sono veramente contento che hai deciso di riprendere a camminare. Mi preoccupava saperti sempre solo, ora sono più rasserenato”.

“Davvero? “.

“Certo papà, hai fatto bene, vai avanti, purtroppo la vita deve andare avanti, qualsiasi cosa possa succederti vai avanti, ti prego”.

“Ok, amore mio, farò come dici tu, mi rincuora il fatto che non l’hai presa male”.

La chiamata si interrompe. Sergio è confortato dalle parole del figlio. Ammette che ha ragione: la vita deve andare avanti. Uno sguardo triste alla foto di Angelica, la moglie: “Cara, stasera sono stato bene, ho riso di nuovo. Non mi sembra vero. Tu resti sempre la cosa più bella della mia vita, ma voglio riprendere a camminare. Hai sentito, anche nostro figlio ha detto che devo ricominciare a distrarmi, devo farlo per lui. Però ti prometto che non m’innamorerò mai, tu lo sai, ho amato solo te e voglio amarti fino alla fine dei miei giorni. Non ci riuscirei ad amare un’altra, poi e difficile amare un’altra dopo che ho amato così tanto te”.

Un desiderio, o l’emozione di aver amato veramente tanto, ma davanti c’è il presente che è fatto senza Angelica. La rude realtà è la separazione forzata che ha interrotto un bell’amore. Però davanti c’è ancora tanta strada da fare, che Sergio continua a percorrere da solo, con la forza dei ricordi che gli sono rimasti dentro. Passano diversi mesi, Emanuela e Sergio instaurano un rapporto di amicizia basato sulla lealtà e sulla passione che stanno mettendo per imparare il tango. Una sera, dopo aver trascorso diverse ore nella balera, Sergio invita Emanuela a mangiare qualcosa a casa sua. Ormai Emanuela si fida ciecamente di Sergio, pertanto l’invito lo accetta immediatamente. Sergio è un abile cuoco, così prepara due spaghetti al pomodoro e una cotoletta di pollo con patatine fritte. Tutto cucinato con la fretta dell’ora tardi, che insieme gustano tra una risata e il racconto della loro vita.

<<Perché il tuo ragazzo ti ha piantato a due passi dal matrimonio>>, chiede Sergio

<<Ha detto che non se la sentiva, e che non mi amava più. È stato doloroso, ma l’ho accettato perché al mio fianco voglio un uomo che mi ami davvero, e non stia con me solo per prendermi in giro e usarmi quando vuole. Pertanto non l’ho pregato più di tanto, ormai non mi faceva una carezza da molto tempo>>.

<<Mi dispiace, eppure sei una ragazza dolce, simpatica, e anche molto bella>>.

<<Io voglio essere apprezzata per quello che sono dentro, non per la mia bellezza. In fondo il mio ex  mi apprezzava solo per la bellezza, e questo non è fondamentale in un rapporto>>.

<<Hai ragione Emanuela. Di una donna si apprezzano le qualità che mette nella vita di tutti i giorni, e tu meriti tanto, perlomeno per quello che ti ho conosciuto in questi mesi>>, ribatte Sergio.

<<Tua moglie come è morta?>> Chiede la ragazza.

<<Una sera, erano le due di notte, inizia ad accusare un dolore alla gamba. Verso le tre di notte il dolore si fa più acuto. Alle quattro diventò atroce che dovetti accompagnarla in ospedale. Non aveva mai sofferto di nulla, e la cosa mi sembrava molto strana. Mia moglie non si lamentava mai, eppure quella sera i lamenti e il dolore la facevano gridare e piangere. Appena in ospedale gli fanno una siringa, e la portano immediatamente nella sala tac. Dopo mezz’ora un dottore mi chiama e mi chiede l’autorizzazione per operarla. Cascavo dalle nuvole, come operarla, chiedevo. Il medico mi disse che dovevano togliergli la gamba: un cancro galoppante se la stava rosicando. Era tutto così assurdo, dopo cena avevamo visto un film insieme, eravamo andati a letto ed era tranquilla, dopo due ore il finimondo. Do l’autorizzazione ad operare. Dopo due ore esce dalla sala operatoria, dormiva. Passarono poche settimane di degenza e la riportai a casa. Era una donna spenta, non era più lei, ed era legittimo. Purtroppo le cose non stavano proprio bene. La situazione si complicò dopo due mesi, e fu la fine>>.

<<Cosa ti ha detto per ultimo?>> domanda incuriosita Emanuela.

<<Non ti fermare>>, risponde con tono silenzioso Sergio.

<<Che significa…>>.

<<Non voleva che fermassi la mia vita dopo la sua morte. Aveva capito che stava agli sgoccioli. Purtroppo io mi sono fermato e sono quattro anni che vivo nel silenzio e nella chiusura più totale. Lavoro e casa. L’unica consolazione è mio figlio che, purtroppo, adesso è a Torino>>.

<<Dai, l’hai sistemato, ritieniti fortunato>>.

<<Ti confesso che da quando ho conosciuto te ho ripreso a camminare diversamente. Avere un’amica sincera come te al mio fianco mi sta aiutando>>.

<<Mi fa piacere>>.

<<Mi mancherai>>.

<<In che senso?>>

<<La prossima settimana vado in missione in Sicilia, mi mancheranno le nostre serate in balera, e mi mancherà parlare un po’ con te>>.

<<Un po’ rattrista anche me. Però puoi sempre chiamarmi, che ne dici?>>

<<Certo, se per te va bene la sera ti chiamo. Però prima che parto prendiamo un altro caffè, che ne so, domani sera, parto domenica notte>>.

<<Sì, per me va bene, però lo vieni a prendere dai miei nonni>>.

<<Come dai tuoi nonni?>>

<<Dai, sto scherzando. Vieni a casa mia, ti faccio conoscere i miei, che sono preoccupati per le mie uscite serali nonostante li abbia rassicurati che vado con un amico e non sono più una bambina>>.

<<Va bene, a che ora, così passo a prendere dei dolci>>.

<<Ti aspetto alle 21>>.

<<Ok ci sarò>>.

La sera dopo Sergio passa prima dal pasticciere, prende un vassoio di paste assortite e si presenta a casa di Emanuela. Viene accolto fraternamente da una donna molto anziana e altrettanto anziano è il papà. I convenevoli di presentazione sono sempre gli stessi. Tante domande portano il discorso sul suo stato di vedovo. Un po’ di silenzio, e il discorso verte su tante altre cose. Arriva il sospirato caffè, mentre Emanuela apre il vassoio di dolci. Tutto viene vissuto in una atmosfera casereccia, in uno dei quartieri più antichi di Roma, a due passi da piazza Navona. La serata va via velocemente. Emanuela accompagna Sergio fino al cancello del condominio. Si salutano:

<<Mi raccomando, fai attenzione giù in Sicilia, abbiamo ancora da completare il nostro corso di ballo>>, raccomanda Emanuela.

<<Tranquilla, ritornerò presto>>. Rincuora Sergio.

I dieci giorni in Sicilia passano velocemente, per Sergio si avvicina il ritorno a Roma, sente il cuore che gli scoppia dalla gioia. Per la prima volta, dopo quattro anni, desidera morbosamente ritornare a casa, altre volte il ritorno era solamente tristezza, invece questa volta è una gioia. Tanto che chiama il figlio:

<<Ciaò, come stai?>>.

<< Bene, papà. Tu invece hai concluso la missione?>>.

<< Sì, domani notte ho il volo di ritorno. Sai…>>.

<<Cosa…>>.

<<In questi giorni ho sentito molto la mancanza di Emanuela. Altre volte il ritorno dalla missione era un sacrificio, invece adesso non vedo l’ora che arrivi domani>>.

<< Sei innamorato, ha…ha… il mio paparino è innamorato>>.

<<Dai non scherzare. È vero, sento qualcosa per quella ragazza, mi è mancata tanto>>.

<<Ecco, sei innamorato, e non è solo qualcosa, il miglior modo è sapere lei cosa ne pensa>>.

<<Proprio questo è il punto: come dirglielo>>.

<<Semplice, inventati una sorpresa per domani, e gli dici di amarla, poi aspetti la risposta>>.

<<Ok ci penso>>.

Sergio è confuso, ma sente che ormai Emanuela è entrata prepotentemente nella sua vita, adesso è pronto a sfidare qualsiasi cosa pur di far capire il suo sentimento.

Sembra così difficile, ma Sergio segue il consiglio del figlio. Un’ora prima di partire chiama Emanuela:

“Ciao, sono all’aeroporto, tra un po’ parte l’aereo”.

“Sono contenta, a che ora arrivi”, risponde immediatamente Emanuela.

“Credo verso le quattro, spero. Però mi è venuta un idea, non so se per te va bene”.

“Dimmi”, chiede.

“Ci vediamo a Piazza Navona alle cinque”.

“Alle cinque!!! Sei pazzo”.

“No, ti aspetto a piazza Navona alle cinque, metti il vestito da ballo, ti aspetto, è importante”.

Sergio chiuda la telefonata lasciando nell’incertezza la ragazza. Alle quattro e trenta è già a piazza Navona che aspetta l’arrivo di Emanuela. La vede arrivare da lontano. È più bella del solito: alta, i sui capelli biondi lunghi scivolano lungo la schiena. Indossa l’abito da ballo lungo, nero, con una vistosa scollatura dietro alla schiena che lascia scoperte le spalle. Davanti una scollatura perfetta al punto giusto per mettere in risalto i seni delicati. Si avvicina sempre di più a Sergio, che continua ad osservarla con grande ammirazione. A due passi da lui, Emanuela sfocia il suo magnifico sorriso, i suoi occhi verde mare dicono tanto nel silenzio della notte. Sergio non perde tempo, cinge la schiena di Emanuela e con una mano la invita ad allungare il braccio, e come se tutto intorno fosse un concerto, movimenti veloci iniziano un tango senza musica. Emanuela sta al gioco, segue i movimenti di Sergio. Il ballo dura una diecina di minuti. Si fermano. Gli sguardi si incrociano e rimangono immobili. Emanuela esclama:

“Tu sei pazzo”.

<<Può darsi, ma solo quanto una persona ti manca veramente, e ne avverti il forte desiderio quando non c’è, allora capisci che quella persona è molto importante. Io in questi dieci giorni ho avvertito un vuoto intorno a me, sentivo qualcosa che mi mancava fortemente, allora ho capito che forse era giunto il momento di ricominciare. Ho capito che aveva ragione mia moglie quando disse non ti fermare. Vuoi sposarmi Emanuela?>>

Sorpresa da una dichiarazione d’amore cosi passionale: <<Il vuoto di una persona la riconosci due minuti dopo che stacca il telefono: sembra già che sia passato un’eternità, invece sono passati pochi secondo. A me non è servito molto tempo per capire la tua importanza, non dicevo niente per non interrompere la nostra amicizia. Ma dopo un mese ero già innamorata di te, ma ho atteso che fossi tu a fare il primo passo, ero convinta che un giorno fosse arrivato. Certo che voglio sposarti. Sei l’uomo che ho sempre desiderato. Ti sei innamorato di me senza guardare la mia bellezza. Hai scovato dentro di me, e non hai guardato l’aspetto fisico, questo è vero amore>>.

<<La bellezza non c’entra niente, era il tuo modo di essere che ha colpito la mia passione, per me eri la donna più normale del mondo. Solo questa sera ho ammirato la tua bellezza vedendoti arrivare, ma non è stato il vero frutto che mi ha fatto innamorare, ma è stato il tuo modo di essere naturale che mi ha convinto che con te posso rimettermi a camminare dopo l’ingiustizia della vita. Ti Amo Emanuela>>.

<<Idem, Sergio>>.

L’oscurità sta già lasciando il posto ai primi bagliori di luce dell’alba che sta spuntando. In una piazza Navona deserta, con solo due netturbini che ramazzano per consegnare la piazza pulita ai turisti, le labbra di Sergio ed Emanuela, per la prima volta, si toccano in un bacio profondo e carico d’amore. La città inizia il suo lento risveglio, ma due cuori innamorati suggellano un altro amore infinito nato nella cornice romantica della città eterna.

I fatti narrati nel racconto sono esclusivamente frutto della fantasia dell’autore. Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale.

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