Lun. Lug 4th, 2022

Inverno 1910. Napoli, Agnano, area flegrea al confine tra i quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli. All’ interno del Teatro Kursaal,l’attore e commediografo Eduardo Scarpetta sta provando la commedia “Miseria e nobiltà”, prossima alla prima rappresentazione, quando, dalla porta retrostante al palcoscenico, entra a passo di marcia,  Luisa De Filippo, sarta teatrale e madre dei suoi tre figli: Titina, Eduardo e Peppino. “Edua’…no, mo’ tu mi devi stare a sentire!…Tua figlia Titina, quella: sai cosa ha combinato?…ha fatto finta di andare dal maestro di pianoforte e invece…lo sai dov’è andata?…a casa dell’amichetta…e sai a fare cosa?…a “giocare al Teatro”!…l’ho scoperto per caso, perché la mamma della compagnuccia sua è una cliente della sartoria dove ogni tanto, per arrotondare, vado a fare gli aggiusti!…Edua’,io con tua figlia, non so più che fare, quella tiene la testa dura!…Ah, ma…mo’ ci parli tu, la convinci tu che deve ubbidire…io, te l’ho portata qua!…E’ rimasta fuori, all’ingresso, perché dice che tiene paura che la sgridi… adesso la vado a chiamare!…Eh, sempre che non se ne sia già scappata!…”, annuncia Luisa, recandosi dalla figlia Titina. “Eh Lui’, ma muoviamoci, che io devo lavorare!…Stasera si va in scena e io ,al pubblico, che cosa gli racconto?…che tengo guai in famiglia?…”, domanda tra sé e sé, Scarpetta, raggiunto in palcoscenico dalla figlia Titina, che, balbettando, lo saluta:“Buon-gio-rno, pa-pà!…”. “Eh, buongiorno, buongiorno, Titi’!…si fa presto a dire buongiorno!”, esclama adirato, l’attore-commediografo, continuando: “…Titina, a papà, ma tu che cosa hai fatto?…non mi avevi detto  che ti piaceva il pianoforte?…e allora, mo’, com’è che non lo vuoi suonare più?… perché non vai a lezione dal maestro?…Eh…, io ti ho capita a te!…tu vuoi stare qua sopra, sul palcoscenico!..ma per stare qua, tu te lo devi meritare…e allora sai che facciamo?, una sfida…io , stasera ,ti faccio recitare nella mia nuova commedia, “Miseria e nobiltà”…farai la parte di “Peppiniello”, come feci io, a mio tempo, alla tua età…Se riuscirai a convincere la platea , se dimostrerari di essere una vera “De Filippo” e il pubblico ti applaudirà, tu potrai fare l’attrice ed io non ti ostacolerò!…Jamme, Titi’!…e adesso proviamo che alla prima mancano poche ore…”.  “Ma come faccio papà?…come faccio a ‘m’parà tutto ‘o copione?…E’ tard!…io, nun tengo ‘o tiempo!…”, constata preoccupata, la dodicenne. “Noooo, Titi’!, ma tu non ti devi agitare…”, la rassicura Scarpetta, chiosando: “ll tuo personaggio dice un’unica battutta, che è sempre la stessa, l’importante è come la dici…se riesci a suscitare la risata!…Tu, a papà, dovrai dire solamente: “Vincenzo, m’è padre a me!…, capito?…”.

“Titina non era bella, veniva considerata semplicemente una “ragazza simpatica”, ma quei suoi occhietti bruni e lampeggianti di furberia e malizia, quel suo sorriso che le segnava sulle gote due fossettine a volte sbarazzine, erano le sue personali simpatie e il destino per sua fortuna, che meglio conosceva le sue vere doti artistiche di grande attrice, le aveva serbato ben altro successo”. Così, l’attore e commediografo Peppino De Filippo, ricordava nella sua biografia, la sorella Titina, scomparsa da poco.  Nata a Napoli, il 27 marzo 1898, primogenita dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Fiilippo, Annunziata, questo il nome dell’artista, cresce con i fratelli Eduardo e Peppino in via dell’Ascensione, nel quartiere Chiaia. Debuttato da bambina nella compagnia del padre, nel primo decennio del Novecento, interpreta ruoli maschili in parodie di operette come “La geisha”, per poi passare alla farsa dialettale, nella quale recita parti di scolara(“Nu ministro ‘mieze ‘e guaie”, traduzione napoletana de “I guai di un ministro”di Vito di Napoli) e di  bambino, (“Peppeniello,” in “Miseria e nobiltà”).Poi, nel 1912, appena adolescente, viene scritturata dal fratellastro,Vincenzo Scarpetta,nella compagnia di quest’ultimo, dove, nel 1917, trovano impiego anche i fratelli. Abile nel passare dalla pochade alla commedia musicale, nel 1921, entra nella compagnia di Francesco Corbinci, recitando come “prima attrice” accanto a Pietro Carloni, che sposa nel 1922 e dal quale ha il figlio Augusto. Passata alla rivista,dopo un periodo di assenza dalle scene, a partire dal 1924, interpreta alcune commedie di Michele Galdieri, presso il Teatro Umberto e il Teatro Nuovo. Sperimentata anche la sceneggiata, raggiunge la grande popolarità a trentuno anni, nella stagione teatrale 1929-1930, grazie al regista Enzo Aulicino ,che la ingaggia e dirige nella Compagnia Stabile Napoletana Molinari, insieme con Totò. Quindi, nel 1931, reduce dal successo di pubblico, fonda con i fratelli Eduardo e Peppino “Il Teatro Umoristico dei De Filippo”, che esordisce il 25 dicembre con la commedia “Natale in casa Cupiello” scritta da Eduardo. Legata alla compagnia fraterna fino al 1939, si allontana per un periodo per recitare insieme con Nino Taranto, nella rivista “Finalmente un imbecille”,scritta da Nelli e Mangini. Cimentatasi nel Cinema solo sul finire degli anni Trenta , prende parte a diverse pellicole dirette, sceneggiate e interpretate dai  fratelli, tra cui: “Sono stato io!” di Raffaello Matarazzo, “San Giovanni decollato” di Amleto Palermi, “Non ti pago!” di Carlo Ludovico Bragaglia e “Ti conosco mascherina!” di Eduardo De Filippo. Tuttavia, a causa delle ripetute liti tra i fratelli, nel 1945, decide di abbandonare la compagnia e di fondarne una nuova con Eduardo : la “Compagnia di Eduardo”, con la quale ottiene la consacrazione, recitando in ruoli da protagonista nelle commedie : “Napoli milionaria”, “Filumena Marturano” e “Questi fantasmi”. Un sodalizio destinato a interrompersi, nel 1948 , quando , nel corso della replica di uno spettacolo , tenutosi presso il Teatro Stabile di Genova, accusa un malore  che la costringe a un mese di cononvalescenza. La diagnosi è quella di una grave malattia cardiaca, ma Titina decide di proseguire comunque l’ attività, che interrompe definitivamente soltanto nel 1951, una volta scioltasi la compagnia del fratello. Quindi, ritiratasi dalle scene, si dedica alla pittura e alla realizzazione di collage , senza però disdegnare ruoli da caratterista in film (“Marito e moglie”, “Ragazze da marito” di Eduardo De Filippo, “Non èvero…ma ci credo” di Sergio Grieco, “La fortuna di essere donna” di Alessandro Blasetti, “Totò, Peppino e i fuorilegge” e “Totò, Viottorio e la dottoressa” di Camillo Mastrocinque )e la scrittura di sceneggiature , attività quest’ultima per la quale vince un Nastro d’Argento (“Due soldi di speranza” di Renato Castellani) e di commedie (“Quaranta ma non li dimostra”, scritta in collaborazione con Peppino , “Una creatura senza difesa”, tratta da una novella di Cechov , e  “Virata a bordo”, interpretata da Nino Taranto e Angela Luce). Apparsa per l’ultima volta nel 1959, nella pellicola “Ferdinando I° re di Napoli”, nel 1961, causa l’aggravarsi delle condizioni di salute, è constretta a rifiutare l’invito di De Sica a prendere parte al film “Il giudizio universale“. Scomparsa nella sua abitazione di Manziana, in provincia di Roma, il 26 dicembre 1963, all’età di sessantacinque anni, riposa nel cimitero del piccolo comune laziale. Di lei, ha scritto il fratello Eduardo: “Titina non era bella, ma la sua bellezza la conosceva soltanto lei e la sapeva usare allo specchio, quando il volto di una donna bella,  davvero bella, le chiedeva di essere come lei, per una sera”.