Dom. Feb 5th, 2023

ROMA – Forse è il presidente americano più criticato nella storia, non solo nel suo paese, ma nel resto del mondo. La preoccupazione è che egli possa cambiare la mentalità degli americani e portarli a riconquistare quel nazionalismo che da sempre caratterizza il popolo americano che, però, negli ultimi decenni avevano perso.

Il presidente americano, arrivato al Forum  a Davos, viene accolto con entusiasmo dall’élite della finanza e del commercio globale. È stato accolto a braccia aperte nel tempio della globalizzazione che solo un anno fa vedeva in lui una minaccia per l’economia mondiale. I manager e i banchieri più ricchi del mondo hanno dimostrato di aver apprezzato la sua riforma fiscale da 1,5 trilioni di dollari e la sua spinta alla deregulation finanziaria.

Quello che spesso si racconta sul presidente degli stati uniti d’America va in controcorrente rispetto alla realtà dei fatti sull’operato del nuovo capo della casa bianca. Un presidente che guarda prima di tutto agli interessi degli americani, e poi a tutto il resto. Un nazionalismo che non è piaciuto, ma che invece ora sortisce i suoi effetti, e anche il resto del mondo prende atto che l’America sta compiendo passi da giganti su economia e lavoro. Questo modo operandi ci vorrebbe anche in Italia, perché come nazione noi abbiamo perso il nostro nazionalismo a discapito di scelte venute dalla fallita Europa. L’Italia somiglia molto all’America, perché negli ultimi anni non abbiamo più potuto decidere per il nostro bene, ma abbiamo condivise scelte scellerati di un’Europa che ci ha trascinato verso la povertà. Quindi in Italia ci vorrebbe un Trump che ci consentisse di riprenderci in mano la nostra nazione.