Gio. Lug 7th, 2022

ROMA- Faccio parte della categoria e me ne vanto, ma prendo le distanze da un certo giornalismo che si vanta di essere d’inchiesta, ma è solo uno strumento per screditare chi non gli appartiene. Si parla e straparla solamente per un po’ di visibilità, ma non certamente per meriti professionali.

Quelle che dico, in queste ore si evidenzia in pieno. La giornata di ieri si è concentrata sulla ricerca affannosa di documenti sul nuovo premier. Trovare qualsiasi cavillo utile da inserire nella macchina delle analisi per trovare una patologia capace di far cadere l’ipotesi di Conte a capo del governo.

Diciamolo con sincerità, se vogliamo definirci giornalisti, quello che è emerso finora è che il curriculum del professore Giuseppe Conte non è falso, ma apparentemente gonfiato su alcune esperienze didattiche all’estero. Ma nessun giornalista di parte parla di cosa pensano i cittadini che, invece, vogliono che questo governo si faccia.

Nessun giornalista dice con professionalità che chi c’era prima non era certamente un professionista della politica, che non esistono. Renzi non è un professionista della politica, altrettanto non lo è Berlusconi, nessuno può dire di essere un professionista capace della politica, perché tutti possiamo essere capaci quando si cerca di portare avanti solo gli interessi dei cittadini, perché questa è la politica.

Chi c’è stato prima non ha certamente brillato per essere definito un grande politico, nessuno, perché la situazione dell’Italia viene da molto lontano, quindi chi ha governato prima erano degli incapaci nati. Se il paese non è mai cresciuto non è certamente di colpa di Conte, ma di una nomenclatura politica che ha guardato solo agli interessi del partito e ai voti che gli servivano per non scendere dalla poltrona.

Se siamo giornalisti dobbiamo dire entrambi le cose, e non guardare solo nel piatto degli altri. Le vicende che girano intorno alla formazione del governo, stanno mettendo gli italiani nella ragione di credere che ormai è tutto un potere consolidato, che “minaccia” chiunque abbia voglia di cambiare le cose. Gli italiani stanno prendendo coscienza che questo potere deve essere annientato, perché c’è di mezzo il futuro dei giovani.