Mar. Lug 5th, 2022

In questi giorni se ne leggono di tutti i colori sul M5S, l’ultima sortita l’ha fatta Di Maio, che indirettamente attacca Giuseppe Conte dopo il fallimento totale alle elezioni comunali. Quello che non dice Di Maio è che il movimento cinque stelle è un partito verticistico, nato per andare solo in parlamento, di quello che succede nei comuni non gli è mai interessato più di tanto. Nelle realtà locali il M5S non è mai stato presente, tranne in qualche sporadica realtà, il resto nulla di nulla. Inoltre va detto che il movimento ha sposato una linea politica, quella di sinistra, che non rappresentava per niente il suo elettorato, quindi è più che legittimo che lo stesso gli abbia girato velocemente le spalle. Oggi il movimento si aggira in torno al 12% lontano anni luce dal 33% del 2018. La colpa non è certamente dell’elettorato, ma di chi come Di Maio ha occupato le poltrone e pur di rimanerci incollati sopra non hanno chiuso le porte in faccia a Draghi. Oltretutto il movimento prevedeva i due mandati per fare politica, questo vincolo tanto sbandierato nel passato proprio da Di Maio, oggi non piace e si parla di abolirlo.

L’elettorato del M5S che è fuggito via fa parte di quella famiglia dei liberali e anche di quella vecchia schiera dell’elettorato di Alleanza Nazionale, una volta che il movimento si è apparentato con la sinistra e il PD, è scappato via. Infatti il successo di Giorgia Meloni è pure figlio di questa fuga di elettorato dal M5S. Per salvare in parte il M5S basta che tutti quelli che lo hanno affossato in questa legislatura si facciano da parte. Si ritirino dalla politica, perché la loro strada doveva fermarsi a questa legislatura. Oggi il movimento è una creatura politica agonizzante e prossimo alla morte definitiva. Nella campagna elettorale del 2018 gli attori che oggi sono seduti nel parlamento, hanno detto tante cose che, poi, una volta in parlamento, non si sono fatte o non si sono potute fare, poiché tra il dire e il fare ci passa di mezzo il mare.