Dom. Dic 4th, 2022

ROMA- Mi rendo conto che l’Italia non è un paese normale: i politici non hanno idee concrete, e gli italiani continuano a credergli. Lo stato si sta trasformando in un killer pronto a colpire alla prima occasione. In un paese assetato di lavoro, dove la richiesta di riprendersi in mano la dignità è forte, c’è una classe dirigente che continua a fare campagne elettorale stile anni sessanta. Chi le spara più grosse è quello che viene premiato dagli italiani.

A parte ciò, l’Italia ha bisogno di una sana politica sul lavoro. La riforma di Renzi non ha prodotto nulla di buono, e i numeri ottimistici che si elencano sono determinati da un affaire per gli imprenditori, che non stanno facendo altro che regolarizzare vecchi rapporti di lavoro usufruendo degli sgravi fiscale messi a disposizione dalla riforma. Per il resto, fra tre anni, saranno i futuri disoccupati di questo paese, perché finiti gli sgravi, gli imprenditori saranno costretti, se perdura la crisi, a licenziare.

Ormai il dramma del lavoro non è solo una questione meridionale, il nord non se la passa meglio. Molte delle aziende che facevano parte del grande tessuto industriale settentrionale o hanno chiuso o stanno emigrando all’estero per via delle troppe tasse. Al sud, poi, la situazione è ancora più drammatica, poiché il tessuto industriale non c’è mai stato, e il lavoro vero è sempre stato latitante.

La misura è colma, in questo momento la sofferenza delle famiglie e delle imprese sta degenerando. La mancanza di lavoro determina uno stato di fatto che porta dritti alla disperazione. Essere vessati da uno stato killer, che continua a chiedere senza dare, porta l’italiano a non avere più vie d’uscite.