Ven. Set 30th, 2022

Anche questa mattina sono sul mio balcone ad aspettare. Sono due anni che sono tornato nella mia città. Il periodo milanese mi ha portato solo dolore  demolendo la voglia di vita che avevo. Sto cercando di dimenticare, di riprendere quel cammino interrotto bruscamente. Sto cercando di ricredere nell’amore, anche se la cosa ormai mi sembra impossibile. Sorseggio il mio caffè aspettando la consueta apparizione di ogni mattina. Dal mio balcone guardo un terrazzo di un condominio che si trova sotto di me. È  qui che ho scoperto il gusto di crederci ancora, spero. Aspetto che quella donna arrivi a stendere i panni come fa tutte le mattine. Ormai è un anno che i nostri sguardi si incrociano e si trasmettono messaggi incomprensibili. Lei arriva, stende i panni, e mentre lo fa mi lancia sguardi che fanno capire qualcosa. Io la guardo insistentemente, non lascio sfuggirmi nemmeno uno dei suoi movimenti. E così da più di un anno. Vorrei conoscerla, incontrarla, parlargli, ma ho paura.

Questa fottuta paura mi impedisce di andare oltre un semplice sguardo. Ecco, arriva. Stamattina c’è un timido vento che dà fastidio al suo movimento. All’improvviso il vento alza il tiro, i suoi capelli si alzano al vento, un soffio di vento la fa apparire ancora più bella. Quel soffio riapre la voglia di instaurare un’amicizia vera con questa donna. Sta per andare via, mi lancia un timido sguardo come se volesse dirmi ciao, vado via. È un anno che vivo di sguardi. È un anno che rincorro i suoi occhi per ricevere da lei lo sguardo giusto che possa suggerirmi qualcosa. È un anno che cerco, ma è anche un anno che non ho il coraggio di andare oltre.

Mi preparo per andare a lavoro. Pigio il bottone dell’ascensore, niente, è bloccato. Tocca farmi cinque piani a piedi, pazienza. Scendo con molta calma. Al secondo piano una sorpresa che mi lascia col fiato in gola. Lei, è qui, sta lavando le scale del condominio. Non posso crederci, è a due passi da me, tutte le mattine, ed io non so nulla. “Buongiorno”, gli dico. “Buongiorno”, mi risponde lei. Alza la testa e scopre l’identità del signore che ha detto buongiorno. I nostri sguardi scrivono un milione di parole, tante, dicono tutto in pochi secondi. Qualcosa mi fulmina, non tanto la sua bellezza, ma il suo sorriso che accompagna quello sguardo che continua a scrivere frasi nascoste nelle nostre menti.

Scendo e mi reco in portineria. “Disgraziato che non sei altro, c’è una donna meravigliosa che ogni giorno pulisce le nostre scale, e tu non mi dici niente”, dico al portinaio. “Che ce posso fa, se un coglione come te scenne sempre con l’ascensore”, mi fa il portinaio in classico romanesco . Io e Diego siamo amici da bambini, lui ha seguito le orme del padre occupando la portineria che un tempo era del papà, ed io ho seguito le orme di mio padre che era generale dei carabinieri, ed oggi io sono un capitano dei carabinieri. Tra mio padre e suo padre c’era una grande amicizia mai interrotta. La nostra è stata interrotta solamente quando io sono stato a Milano, ma negli ultimi due anni abbiamo recuperato il tempo perduto. “Allora, portinaio della malora, voglio sapere tutto di quella donna”, gli impongo. “A capitano dei miei stivali, se vuoi sapere qualcosa lo devi scoprire da te. Anvedi questo!!!. Poi non dimenticare tutto quello che hai passato, vacci piano, che poi te scotti”, mi fa Diego, che conosce tutta la mia vita.

Vado via portando con me lo sguardo di quella donna che, questa volta, ho visto da vicino, con gli occhi che erano a pochi centimetri dai miei. Un amore che nasce con gli sguardi è un amore passionale e rilascia brividi che percorrono tutto il corpo. Quando gli occhi si cercano, in quel momento si pensano tante cose. Si pensa a sedurre, a far capire quanto desideriamo stare con quella persona, a quanto tu desideri la sua bocca, le sue mani, il suo respiro. Gli sguardi fanno capire tante cose, ma a volte si respinge perché quello che desideri fare con lei è  sbagliato,  ma posso mentire con le parole, ma con gli occhi no, allora ogni volta che il mio sguardo incontra i suoi inizio a pensare a lei e a quanto la desidero.

Navigo con la mente in tanti pensieri, ma dietro c’è sempre la mia paura, forte, insistente, a volte asfissiante, ma non posso farci niente, è più forte di me. La mattina dopo riscendo con le scale, mi impatto di nuovo in quello sguardo intenso che mi cerca come io cerco lei. Siamo due complici silenziosi che navigano con i pensieri per sfuggire dalla realtà. C’è tanta paura in noi, lo sento, evidentemente anche lei ha tanto da raccontare. Mi faccio coraggio: “Perché non ci vediamo stasera e andiamo a cena insieme”, gli chiedo con molta dolcezza. Passano pochi secondi di silenzio: “Dove mi porti?”. “Scegli tu dove vuoi andare”. “No, mi fido, scegli tu”. Mi tremano le gambe. Invece di essere contento, sento brividi di paura che riprendono a volteggiare come farfalle nel mio interno. Passo una giornata di lavoro piena di angoscia. La sera verso le 21, come stabilito, scendo e vado sotto casa sua. Lei è già lì che mi aspetta. Facciamo un po’ di strada a piedi per andare nella trattoria di un mio carissimo amico. Ci accomodiamo. Tra noi c’è molto imbarazzo, normale tra due persone che si conoscono solo con lo sguardo. Dopo il primo piatto, gli chiedo: “Perché mi guardi insistentemente ogni mattina”. “Perché tu mi guardi con insistenza ogni mattina”, la sua risposta copia la mia domanda, ed ha ragione, con lo sguardo si cattura l’attenzione di una persona, e dopo è solo una camminata da condividere insieme per arrivare al traguardo predisposto dal cervello.

Dopo il secondo piatto cerco di conoscerla meglio.

“Sembri molto intimorita”.

“È paura di sbagliare”.

“Perché”.

“Ho passato brutti momenti che mi hanno spenta”.

Voglio approfondire la sua conoscenza cercando di farle dire tante cose. Ma lei non si lascia pregare, come se volesse in qualche modo liberarsi da tanti dolori.

“Mi sono sposata molto giovane, credevo fosse l’uomo dei sogni, invece mi sono ritrovata con un uomo che non ha mai capito che donna avesse al suo fianco. Mi sono lasciata trasportare dalle sue cose senza accorgermi che il dopo sarebbe stato ben diverso dal fidanzamento. Mi pacchiava tutti i giorni. La gente intorno credeva nella nostra felicità, ma io invece subivo in silenzio, senza lasciare trasparire nulla all’esterno. Sono andata avanti così per anni, fino a quando una sera ho capito che quell’uomo poteva farmi del male, ma tanto male, distruggendo la mia stessa esistenza, così quando lui si è fermato con i calci e pugni, ho deciso di reagire a tutte quelle cattiverie, ho preso il bambino e sono uscita di corsa chiedendo aiuto. Avevo lividi dappertutto, e sangue che scorreva dal viso. I vicini hanno chiamato i carabinieri, che una volta arrivati lo hanno arrestato per violenza. Dopo quella sera decisi di chiedere il divorzio. Per fortuna lui non si opposto e sono ritornata libera. Ecco, questa è la donna che hai davanti, piena di sofferenza e tanta volontà di non far mancare nulla a suo figlio.  Vivo di quello che guadagno facendo le pulizie, non è tanto, ma me lo faccio bastare per vivere dignitosamente. Quando hai iniziato a guardarmi avevo paura di te, poi mi sono detta è divertente sapere che qualcuno ti circonda di tante attenzioni e  sguardi, così ho reagito guardanti anch’io, e forse anch’io cercavo quello che cercavi tu. Ecco, adesso sai tutto di me. Tu invece, perché sei solo, perché hai impiegato tutto questo tempo per cercarmi?”.

“Ho avuto paura”, è la mia riposta.

“Paura, tu un capitano dei carabinieri?”, sorride.

“Sì, Paura, paura di sbagliare di nuovo, di cadere di nuovo nella trappola dell’amore”, non ti capisco, risponde lei.

“L’amore mi ha deluso, mi ha ucciso, per questo ho sempre evitato di cercarti. Ho avuto paura di una donna”.

“Continuo a non capirti”, risponde lei.

“Mi mandarono in missione, erano settimane che mancavo da casa. Così quando ci fu una licenzia di pochi giorni pensai di fare una sorpresa a mia moglie. Tutto normale tra innamorati. Quando arrivai in città, mi recai a casa senza fargli sapere del mio arrivo. Apro la porta della casa e con mia sorpresa sento ridere e sento piccoli lamenti dell’amore. Strano, mi chiesi. Mi avvicino alla porta della mia camera, e quello che vedo mi lacera il cuore. Due corpi avvinghiati si cercavano nel mio letto. Mia moglie stava facendo sesso con un altro uomo. Non si accorsero nemmeno che ero lì. Lasciai tutto e andai via in silenzio. Una volta giù al palazzo attesi che quell’uomo liberasse la mia camera. Ma niente, non scendeva mai. Solo all’alba lasciò la mia casa. Risalii su, presi dall’armadio le mie cose, e chiusi tutto in due valigie, tra lo stupore di mia moglie. La guardai negli occhi dicendogli “è l’ultima volta che vedi i miei occhi”. La lasciai con gli occhi lucidi, ma a me non interessava più, avrei potuto capire un tradimento, ma non certamente di quelle dimensioni e per giunta nel mio letto. Chissà da quanto tempo andava avanti quella storia. Feci ritorno a Roma e chiesi al comando di essere trasferito nella capitale. Il trasferimento mi spettava, poiché erano anni che ero a Milano, quindi fu facile ritrovarmi nella mia città.  Ho ristabilito di nuovo un contatto col mio mondo portando con me quel dolore, soprattutto la paura delle donne. Una paura che mi accompagna da due anni”.

“Siamo due sfigati dell’amore”, cerca di confortarmi.

“È vero, ma il destino è sempre lui a fare incontrare le persone che hanno la sofferenza in comune e ne disegna il percorso”.

Una serata bellissima dopo tanto tempo. Questa donna ha attenuato le mie paure. Nei due anni della separazione donne non mi erano mancate, ma sono stato io che non ho più voluto. Avrei potuto avere tante donne, fare sesso con loro senza timore, ma niente, non era nella mia indole, a me piace amare, solo amare, comunque sia amare. La accompagno sotto casa. Ancora una volta sono i nostri sguardi a scrivere il passaggio di una storia d’amicizia partita da sguardi teneri a distanza che, invece, oggi ci ha permesso di ottenere un contatto ravvicinato bellissimo, fatto di parole e racconti dei nostri mali d’amore. Ci salutiamo con una stretta di mano, nel farlo lei mi guarda dritto negli occhi, e io leggo la frase “mi piaci”. Sì, i suoi occhi mi trasmettono questo, sperando che anche lei avesse potuto leggere il mio pensiero. Passano diversi giorni, la incontro ogni mattina sulle scale, ormai l’ascensore per me non esiste più. Ogni mattina ci salutiamo da buoni amici. Nessuno dei due va oltre la sana amicizia che è nata tra noi. Di tanto in tanto la sera ci incontriamo per prendere un caffè insieme. La nostra amicizia diventa sempre più bella e ampia. Ci raccontiamo tante cose di noi. Ogni dialogo porta alla conoscenza perfetta del nostro essere. La mia mente inizia a liberarsi dai cattivi pensieri del passato. Il mio cuore è ripulito dai vecchi sentimenti. La sua presenza spazza via ogni cosa, ormai è lei che si sta impadronendo del mio cuore. Lo sento. Ormai sono ritornate le classiche farfalle dell’amore che volteggiano nello stomaco e ti svuotano dell’appetito. Ormai l’amicizia sta facendo da apriscatole all’amore. Non l’avrei mai immaginato, invece sta succedendo. Succede però con una persona speciale. Con una donna piena di sofferenza e tanta sfortuna addosso. Ho sbagliato tutto nel passato, senza capire che quello che vivevo non era vero amore, ora invece mi ritrovavo inconsapevolmente ad innamorarmi di una donna veramente speciale.

È passato molto tempo dai nostri primi sguardi. Ormai ci conosciamo abbastanza, abbiamo continuato a cercarci e ricercarci con lo sguardo. Tra noi non era successo mai nulla, nemmeno un semplice bacio. Niente. Una mattina scendo, la sera c’era una festa di gala dell’arma sul lungo mare di Santa Marinella, appena la incontro sulle scale mi faccio coraggio e gli chiedo: “Questa sera vuoi farmi da dama in una festa di gala dell’arma, dove non posso mancare”.  C’è qualche minuto di silenzio poi: “Verrei pure, ma non ho nulla di decente che possa mettermi addosso per farti da dama. Le dame vanno ben vestite, io ho solo abiti normalissimi che nulla c’entrano con le feste di gala”. Il cuore viene trafitto da una lancia con la punta infuocata che lo infiamma. Sento le pulsazioni che diventano vibranti al tal punto di sentirmi il cuore in gola. Ha detto quelle parole timidamente, ma senza vergogna. È stata semplice e sincera. Adesso sì che mi sto innamorando veramente di una donna dolcissima, come non ho mai conosciuto. Penso per qualche istante:

“A che ora finisci”, gli chiedo.

“Alle undici”, mi risponde.

“Allora alle undici passo da te”.

“Dove andiamo”.

“Ti faro divertire un mondo”.

“Ok, ci vediamo alle undici”

Alle undici sono fuori casa sua. Per la prima volta accetta di salire in macchina con me. Partiamo e andiamo nel centro di Roma. In un posto dove non ho mai fatto acquisti perché troppo costoso, ma per questa donna devo spendere, perché meritava di sentirsi la dama più bella del mondo. Scendiamo dalla macchina e a piedi ci dirigiamo verso via Condotti. E sì, proprio via condotti. Lei spalanca gli occhi: “Che ci facciamo a via condotti”. “Tu non ne hai bisogno, perché sei bella dentro, ma questa sera voglio che la mia dama sia unica”. Lei capisce cosa intendo. Entriamo in un negozio e ne usciamo con un borsone che contiene un abito nero corto all’altezza delle ginocchia. Mille euro di spesa, ma n’è valsa la pena, perché lei cammina e sorride solo al pensiero di avere tra le mani qualcosa di importante che gli ho regalato.

La sera passo a prenderla. Aspetto fuori al portone che scende. Quando si apre il portone il respiro si blocca. Davanti a me c’è una donna meravigliosa. I suoi capelli castani lisci fanno da cornice al suo volto meraviglioso. L’abito che gli ho regalato gli calza a pennello, gli modella il corpo rendendolo ammirevole. Restiamo per qualche minuto ad osservarci. Sembra tutto un sogno, invece è pura realtà. Partiamo per recarci a Santa Marinella.

La festa si svolge su un lido grandissimo con davanti una spiaggia immensa. La serata è piacevole, si sta bene. Ci accomodiamo in un tavolo a due. Intorno ci sono amici e colleghi, chi col la moglie, chi con la compagna, chi con l’amante, insomma ci sono quasi tutti. A me però sembra intorno non ci sia nessuno. Il tempo lo passo ad ammirare la donna che ho davanti che è incantevole che, per un anno intero, ho seguito ogni suo passo con lo sguardo.

“Che c’è, ti vedo perso”, mi chiede.

“No, niente. Sei stupenda. Sono perso ad ammirare la donna più bella che mi potesse capitare, ma non tanto per la bellezza esteriore, ma per come sei speciale dentro”.

Lei sorride orgogliosa per quello che gli ho detto: “Ho passato momenti tristi nella vita. Credevo che la sfortuna mi perseguitasse e non mi lasciasse mai libera. Ero convinta che tutti gli uomini erano uguali, invece non è così. Ci sono uomini capaci di far sentire una donna importante. Di saperla amare in silenzio senza chiedere mai nulla. Di rispettarla e saperla amare facendola sentire una regina”.

Mettono una musica sentimentale. Lei mi chiede di andare in riva al mare. Ci alziamo dirigendoci al centro della spiaggia. Ad un certo punto lei si ferma, mi prende la mano e mi invita a ballare sulla sabbia un lento romantico. Mentre balliamo mi guarda negli occhi ed io la fisso. Poi, mentre balliamo, appoggia la testa sulla mia spalla, la camicia si bagna, segno che sta piangendo.

“Perché piangi”, gli chiedo.

“Piango di gioia. Sono felice. Spero che questa felicità non dura il tempo di una sera. Ho sofferto tantissimo, ora è giunto il momento che anche io riceva il premio che merito”.

“Io ci sarò sempre”.

“Non eri il solo ad avere paura dell’amore. Anch’io ho vissuto con l’incubo intorno che non mi ha mai lasciato uscire dal guscio del silenzio che si era impadronito di me. Credevo che ogni uomo mi trattasse con violenza. Credevo che nessun uomo fosse gentile e dolce. Invece”.

“Invece?”.

“Invece gli uomini dolci esistono, non ti picchiano, e sanno amarti con passione. Ma sono rari, rarissimi, e credo che io ne ho incontrato uno”.

“Chi è”.

“lo tengo stretto a me. E mi sento la donna più felice del mondo”.

“Non dirmi che è un sogno”.

“Non è un sogno. Ti amo”

“Ti amo anch’io”.

Alza la testa, mi guarda negli occhi per l’ennesima volta. Questa volta i nostri sguardi hanno ben poco da dirsi. Un lungo bacio apre definitivamente le porte dell’amore. Scappiamo via dalla spiaggia come due pazzi. Un’ora e siamo a casa mia. Non dobbiamo chiederci e dirci più nulla. I nostri corpi sono un tornado pronto a spazzare via tutte le delusioni del passato. È un’ora d’amore piena di dolcezza. Alla fine di quella tempesta ormonale:

“Non ci posso credere”, dice lei.

“Cosa”, rispondo

“Credevo che i rapporti che avevo io erano quelli, invece non è cosi. A me duravano al massimo dieci minuti, non ho mai liberato nemmeno il piacere femminile. Cristo, perché?. Stasera mi son sentita impazzire, ho vissuto qualcosa a me sconosciuto. Mi sono sentita perfetta fra le tue braccia, in un’ora d’amore mi sono sentita donna come non mai. Spero di averti regalato le stesse emozioni che tu hai regalato a me”.

“ Non ho mai vissuto le emozioni che ho vissuto stasera. E questo è solo l’inizio di un lungo cammino di emozioni che voglio vivere con te, e solo con te. Ti Amo alla follia, cucciolo”.

“Ed io ti accompagnerò in questo cammino di emozioni, perché questa sera mi hai fatto capire come si ama veramente una donna. Ti Amo alla follia, mio adorato uomo”.

QUESTO RACCONTO E’ DEDICATO AD UNA PERSONA SPECIALE

I fatti narrati nel racconto sono esclusivamente frutto della fantasia dell’autore. Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale.

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