Mar. Nov 29th, 2022

La retorica è sempre la stessa: osannano dopo la morte di personaggi che spendono la vita per la legalità. La figura di Giovanni Falcone, è diventato il simbolo della lotta alla mafia, che ha visto ieri le celebrazioni nel trentesimo anniversario della strage di Capaci. Raccontata dall’ex magistrato Claudio Martelli in maniera inedita, in un libro nel quale sono sottolineate anche le invidie e i veleni che da più parti venivano gettati addosso al giudice finché era in vita. Il Corriere della Sera ha pubblicato in queste ore un estratto di “Giovanni Falcone: vita e persecuzione”, nel quale si raccontano dettagli inediti della vita di Falcone.

Assaggi di uno scenario di trent’anni fa, quando Falcone insieme a Borsellino sfidavano la mafia per annientarla. È storica la lettera ironica di Borsellino scritta al suo amico collega Falcone: “GIOVANNI, HO PREPARATO IL DISCORSO DA TENERE IN CHIESA DOPO LA TUA MORTE: “CI SONO TANTE TESTE DI MINCHIA: TESTE DI MINCHIA CHE SOGNANO DI SVUOTARE IL MEDITERRANEO CON UN SECCHIELLO… QUELLE CHE SOGNANO DI SCIOGLIERE I GHIACCIAI DEL POLO CON UN FIAMMIFERO… MA OGGI SIGNORI E SIGNORE DAVANTI A VOI, IN QUESTA BARA DI MOGANO COSTOSISSIMA, C’È IL PIÙ TESTA DI MINCHIA DI TUTTI… UNO CHE AVEVA SOGNATO NIENTE DI MENO DI SCONFIGGERE LA MAFIA APPLICANDO LA LEGGE”.

Ironica ma con tanto valore perché la sfida alla mafia non l’hanno vinta nessuno dei due, e la loro morte quasi in contemporanea, è stata la vittoria della mafia. Venivano spazzati via due servitori dello stato che stavano per arrivare in alto del potere mafioso. Falcone dovette subire attacchi e accuse dall’interno del mondo istituzionale, a partire dalla magistratura che, all’inizio del 1988, dopo la sentenza di primo grado del “maxi”, gli negò la nomina a consigliere istruttore di Palermo. Oggi il giudice Falcone è osannato in tutta Italia a 30 anni dalla strage di Capaci, ma prima il magistrato fu ingiustamente accusato di arrivismo e protagonismo, ma una raffinata “strategia per distruggere il suo lavoro. Ed aveva ragione Paolo Borsellino in questa sua storica frase: “Lo stato e la mafia, sono due poteri che occupano lo stesso territorio, o si fanno la guerra, o si mettono d accordo”.

Se si vuole la guerra alle mafie si vince. Serve la buona volontà. Dopo tanti anni di lotta alla mafia il suo potere non è stato scardinato. Anche il sacrificio di uomini di stato come Borsellino e Falcone non è riuscito a sradicare una piaga sociale infinita. Oggi le mafie hanno cambiato viso. Non sparano più come prima. Ma sono ancora radicate da Sud a Nord. Bisogna prenderne atto. Nelle loro mani hanno un potere economico accumulato nel corso della storia mafiosa. Con la liquidità che hanno riescono a comprare tutto e tutti. Per distruggerle basta togliergli tutto il bene economico che possiedono. Tutto, non deve rimanere un euro nelle loro mani. Altrimenti come hanno comprato la fame delle passate generazioni del sud, così compreranno la fame delle future generazioni dell’Italia intera, e il loro potere non finirà mai.