Sab. Feb 4th, 2023

NAPOLI -Musica ed emozione, ironia e tante risate, divertimento e riflessione sono sicuramente alcune delle parole che possono descrivere lo spettacolo teatrale  “I parenti di San Gennaro”, commedia messa in scena dalla Compagnia  “I Mastacanà’” presso il prestigioso Teatro Sancarluccio di Napoli.

Lo spettacolo in due atti di Enzo Balzano, con musiche prese dalla tradizione popolare e adattate dal maestro Luciano Labrano, è stato diretto da Cristina Gentile.

Questo il cast che ha dato vita, con passione e professionalità ad un evento unico nel suo genere: Enzo Balzano, Pia Castiello, Gaetano Continillo, Giuseppe D’Alise, Cristina Gentile, Daniela Iannaccone, Paolo Labrano, Caterina Magno, Pasquale Ruggiero, Raffaele Russo e Salvatore Vitrone.

Hanno contribuito alla riuscita dell’evento: Mimma Caporaso, Enzo Gatto, Carlo e Simone Rinaldi.

La kermesse inizia con un tripudio di suoni e colori capace di coinvolgere immediatamente il pubblico in un viaggio onirico tra sacro e profano, introdotto dal personaggio di Carmela (interpretato dalla regista), fedele della Madonna di Piedigrotta.

Nel momento in cui si è allargato il dibattito fra identità culturali e tradizioni popolari con la società del moderno e del post – moderno è importante salvaguardare le identità che affondano le loro radici nella storia e nella tradizione popolare.

Sulla scorta delle antiche esperienze si tramanda la forza creativa del folklore. La storia locale testimonia nei suoi multiformi aspetti la secolare cultura di una popolazione, attraverso un constante aggiornamento dei vari cicli di vita umana.

Ecco il senso più profondo di questo spettacolo che nasconde dietro l’apparente leggerezza, riferimenti coltissimi.

Partendo dalle celebrazioni per la Madonna dell’Arco e seguendo il ritmo perpetuo delle stagioni, si rievocano feste che si svolgono in un “meta-tempo”, in cui coincidono fatalmente passato e presente.

Gli spettatori conosceranno aspetti inediti del culto delle “Parenti di San Gennaro” che “si buttano carponi, respingendo con i piedi i vicini. Alcune piangono, implorando dal Santo la remissione dei peccati; altre urlano con cadenza strana di nenia orientale. Nella vasta Cappella del Tesoro, qua e là scoppiano singulti; molte si picchiano il petto; altre levano le mani giunte, in atto di fervente preghiera, verso il busto di San Gennaro“, come affermava un cronista del XIX.

Lo spettacolo ha un’apertura e una chiusura che riportano in vita immagini di una Napoli dimenticata che pur tuttavia persiste magicamente nella memoria collettiva.