Gio. Ago 11th, 2022

Detesto la giornata mondiale sulla violenza sulle donne, per il semplice fatto che si riduce a parate inconcludenti semplicemente per ricordare. Nel 2017 in Italia ci sono stati oltre 82 femminicidi, 8.856 donne vittime di violenza, 1261 casi di stalking. Questi sono ancora numeri da brividi, che associati a quelli del 2018, fanno tremare i polsi. Eppure sono anni che si ricorda la violenza sulle donne. A cosa serve ricordare quando poi i numeri salgono sempre di più? Qualcosa è stato fatto, ma non ha prodotto risultati. Evidentemente quello che è stato fatto non è efficace per eliminare la piaga sociale. A questi numeri vanno sommate le violenze sessuali sempre in crescente negli ultimi anni: il 21% delle donne italiane, oltre 4,5milioni, li ha subiti nel corso della propria vita. Un milione 157mila li ha sofferti nelle forme più gravi: 653mila donne sono state vittima di stupro, 746mila di tentato stupro. Sono i partner e gli ex i principali autori della violenza di genere per il 13,6% delle donne tra i 16 e 70.

Le donne che uccise per mano dei loro mariti, amanti, fidanzati perché non accettano i loro no, sono un quotidiano bollettino di morte. L’amore non uccide, non violenta, non distrugge l’identità, i desideri, la dignità, perché l’amore è rispetto e non morte. Ma queste donne prima di tutto vanno ascoltate. Impariamo a farlo 365 giorni l’anno. Posso sembrare impopolare, ma non lo sono, impiego molto del mio tempo libero, e non solo, ad ascoltare le sofferenze degli altri, donne comprese.

A volte le violenze partono da situazioni di disagio familiare che nessuno ascolta. Le persone vanno ascoltate e aiutate a farsi ascoltare. Le violenze, però, non hanno estrazioni sociali, esse avvengono anche lì dove non ci sono difficoltà economiche. È una questione di perdita di fattori elementari che ledono l’amore interno di una coppia. L’inizio di un amore è caratterizzato da tante carezze, coccole, baci, effusioni capaci di mettere radici nel cuore delle persone. Sono i semi che producono l’albero dell’amore. Però, dopo, le tante difficoltà che si incontrano lungo un camino a due, fanno sì che tutto si ferma eliminando quello che c’è stato all’inizio. Nascono incomprensioni dettate dalle difficoltà, ma nessuno dei due è in grado di assumersi le proprie responsabilità, le scarica sull’altro creando forme di astio che sfociano in violenze vere e proprie. La coppia non riesce più a mantenere l’equilibrio iniziale, che era una lenta produzione dell’amore, e tutto tace dopo pochi anni dal matrimonio o convivenza eliminando gradualmente carezze, coccole, baci, effusioni, elementi che hanno costruito l’amore. Con esse si elimina il dialogo che c’era all’inizio creando un muro dove nessuno riesce più a guardare dall’altra parte. Gli amore possono finire, ma essi vanno curati nella stessa maniera per come sono nati, ciò si ottiene senza interrompere il dialogo, cosa che invece avviene sistematicamente.

Bisogna puntare sulla cultura per evitare che tali tragedie possono essere evitate. Cultura vuol dire far capire che l’umanità ha bisogno di rispetto, e che tutto quello che ci circonda va rispettato. Sono punti cardini per poter uscire dalla carenza affettiva che oggi colpisce giovani e meno giovani. Se accadono queste cose è perché l’umanità ha perso i valori fondanti che hanno stabilito principi cardini per lo sviluppo della vita umana e sociale.

Bisogna entrare nelle scuole e insegnare ai giovani che ci sono dei valori nella vita che vanno rispettati. E questi sono quelli della famiglia, dell’amore, della società, dei beni comuni, e tutte le altre funzioni e cose che ci circondano quotidianamente. Se non si fa tutto ciò continueremo a parlare di violenza sulle donne solo per riempire una giornata, mentre i numeri continueranno a salire, allora sarebbe più opportuno una giornata di silenzio per rispetto di chi ha perso la vita credendo in un amore che dopo è diventato un muro. La donna è donna 365 giorni l’anno, e non solo un giorno.