Mar. Nov 29th, 2022

Dicembre 1984. Roma , via Antonio Mancini , quartiere Flaminio . A pochi metri dallo  sfarzoso e superbo edificio del Ministero della Marina,  svetta la più scarna costruzione del Teatro Tenda , impalcatura lignea , sostenuta da pali e picchetti, rivestita di teli di grosso tessuto impermeabile colorati di rosso e di azzurro.

All’interno del vasto padiglione itinerante , sul palcoscenico , dinanzi a una platea di duecento posti a sedere vuoti, Vittorio Gassman e gli attori debuttanti: Alessandro , suo figlio, e Filippo ,  allievo della “Bottega Teatrale” di Firenze , a pochi ore dalla prima rappresentazione, provano una scena dello spettacolo: “Affabulazione”, tragedia in otto episodi , prologo ed epilogo , scritta in versi liberi da Pier Paolo Pasolini .

“Ragazzi , su , esigo concentrazione! ” , esclama , concitato, il “Mattatore” , “Tra una settimana si va in scena e non possiamo permetterci inutili distrazioni!…Dove eravamo arrivati?, ah, sì!…A questo punto della vicenda ,   “il padre” viene ferito con un coltello dal “figlio” e , disteso sul letto, apparsagli l’ombra di Sofocle , l’interroga sull’accaduto  , apprendendo che il figlio: “E’ un mistero non rivelabile alla luce della ragione” …Ricordate che padre e figlio sono antagonisti…”Il padre” , vecchio e caduco, desidererebbe abbeverarsi e attingere energia vitale , giovinezza e amore dalla fonte del figlio …”.

 “Sì , maestro ! … ” , concorda Filippo , “secondo attore” , sostituto di Alessandro, in caso di defezione improvvisa di quest’ultimo , “Il fatto è che trovo l’interpretazione di Alessandro eccessiva , carica di un’enfasi smodata; anche nel modo di afferrare  il pugnale, risulta troppo veemente!… ” .

 “E …sentiamo …tu , invece, come lo impugneresti questo coltello ? … ” , replica , con voce adirata, Alessandro, ” La verità è un’altra …tu non sopporti , proprio non ti va a genio, che la parte del coprotagonista sia stata assegnata a me , perché sono il figlio di Gassmann….Dillo , dillo fino in fondo ciò che pensi davvero : che sono un raccomandato ! … Tanto, anche se non lo ammetti, te lo leggo scritto in faccia !… ”.

Io mi preoccupo soltanto che la resa dello spettacolo sia buona …parlo nell’interesse esclusivo della compagnia !…Simili meschinità non sfiorerebbero mai la mente e l’animo di un vero artista!… ” , ribatte , impettito, senza scomporsi , il giovane collega.

“No , ma dico , cosa pontifichi? ,  che tono e che parole usi?, sembri la Bibbia !…. ” , prorompe Alessandro , su tutte le furie , aggiungendo , “L’arma vincente di un attore è la naturalezza , la spontaneità …ma l’hai mai visto un film di Vittorio De Sica ? …Possibile che il Neorealismo non ti suggerisca nulla?…L’attore vero è quello preso dalla strada , quello che vive e non recita la rabbia e la gioia , che , mentre formula  una battuta , non si domanda se una vocale si pronunci aperta o chiusa !…”. 

“Insomma, basta!…lo dico a entrambi ! ….” , urla Vittorio Gassmann,  “l’icona della commedia all’italiana”, “Ma davvero vi sentite così arrivati da poter discutere , con tanta sicumera, delle qualità di un attore ?…Due giovani pivelli come voi , conoscerebbero ,dunque ,  il segreto di una recitazione convincente , che susciti nel pubblico la catarsi liberatrice ? …Ma non fatemi ridere!…Nessuno di voi due sa nulla riguardo la magia del teatro , perché nessuno di voi possiede l’umiltà, che non è un falso pietismo di sé , badate !, ma consapevolezza  dei propri mezzi, rispettosa di quelli  altrui ! …Credete che io, scientemente, abbia mai detto di me : “Sono un attore”?…A vent’anni, quando ho cominciato, pensavo al Giornalismo, alla Letteratura …non mi passava proprio per la mente di fare il guitto !. Per mia madre era una sorta di rivincita . Lei avrebbe voluto fare l’attrice , non c’era riuscita e aveva riversato su di me questi suoi sogni . Era una donna in gamba , ma possessiva …se , mentre facevo un monologo , qualcuno osava dare un colpo di tosse, gli dava un’ombrellata in testa ! …Eh!, dalla mia prima volta sul palcoscenico sono trascorsi  tanti anni , ma l’emozione dell’esordio si rinnova a ogni apertura di sipario e la mente vaga e si smarrisce tra i ricordi dei grandi applausi, dei trionfi , come quella sera del 30 ottobre del 1950, quando calcai le scene con “L’Adamo” di Marcel Achard : il famoso “Adamo”, era il duello tra un direttore d’orchestra e una donna , l’Adani . E il direttore d’orchestra ero io , che avevo ventidue anni e feci questa parte di cinquantenne . Fu una prima tempestosa , perché ci furono delle provocazioni , dei risentimenti moralistici …era un periodo acceso , in cui il Teatro viveva battaglie straordinarie ! . Il trucco per non cedere alla paura delle critiche  è ricordare  le recensioni positive tributate dai critici ai precedenti spettacoli … Ad esempio, riguardo la mia interpretazione dell ‘ “Amleto”  di Shakespeare , qualcuno , del cui nome sono dimentico, scrisse : “Non ricordo d’aver mai assistito , neanche all’estero , a un’esecuzione ricca di suggestioni così profonde ” , mentre, a proposito del mio “Tieste” di Seneca, il poeta Salvatore Quasimodo , disse : ” Gassmann ha dimostrato la teatralità dell’autore quando ha affidato alle parole e non all’urlo la sua verità poetica , quando la recitazione pura non ha soffocato il tentativo di rendere il personaggio attraverso i monologhi senechiani . E’ stata una contaminazione voluta la sua , un modo di correggere il fatto teatrale con la presenza dell’uomo della cronaca , della vita . Su questa strada, Gassmann ha i suoi meriti , più numerosi dei suoi tenaci, fumosi , scatti d’eloquenza ” . Quanta dedizione  ho speso nell’ “arte della simulazione” , quanta abnegazione per il teatro!…

La televisione è uno strumento democratico di comunicazione , ma la gente non deve abituarsi a vedere un attore standosene sdraiato a casa propria . Ciò, per un interprete serio, equivale a una snaturazione , pur se , d’altro canto, gli offre innegabili vantaggi economici . Riuscirete entrambi a fare questo mestiere ,anzi,  mi correggo , a “giocare con la fantasia e con gli spettri dell’inconscio” , se,  tra due strade , una semplice e l’altra difficile , sceglierete di perseguire quella più difficile ; se , in luogo di una comoda discesa , opterete per un’ impervia salita . Se farete , quindi, del sacrificio il vostro monito di vita ,allora , meriterete gli allori , ma fate attenzione ! : a scegliere davvero, è il pubblico , siete rimessi al suo giudizio , dipendete dai suoi umori , non dimenticatelo mai ! . Quanto a te , Alessandro, fino a poco tempo fa, ero preoccupato per il tuo avvenire … mi sembravi volubile , indeciso , fragile , ma adesso, mi pare che tu abbia scoperto una vocazione chiara e solida . Bene !, ma farai  l’attore se dimostrerai , sul serio , di avere talento e carattere ….allora e , solo allora, la “nobile arte del Teatro” potrà dirsi tramandata di padre in figlio ” .

“ La morte di mio padre fu il primo forte trauma e divenne il pretesto per la mia vocazione . Lo superai con la fantasia, con il distacco , cioè col vivere lo stesso rito del suo funerale come un gioco e una rappresentazione di cui ero protagonista ”.  Con queste parole , Vittorio Gassmann raccontava in un’intervista come maturò la decisione di intraprendere la carriera d’attore. Nato il 1° settembre del 1922 a Genova , in località Prato , borgata Struppa , da Heinrich , ingegnere edile di nazionalità tedesca e da Luisa Ambron , casalinga di origine toscana , nel 1927, si trasferisce con la famiglia a Palmi Calabro , in provincia di Reggio Calabria e , nel 1928, a Roma, dove trascorre stabilmente il resto della sua esistenza. Iscrittosi  nel 1933, al Liceo -Ginnasio “Torquato Tasso”,  ottemperati gli impegni di studente  , aspirante  “letterato ”  , (pubblica , infatti , le raccolte di liriche “Tre tempi di poesia ” e “Il Sagittario” ), e di atleta , (è giocatore di pallacanestro nella società sportiva “Parioli”) , nel 1941, consegue la maturità Classica. Matricola della facoltà di Giurisprudenza,  è spinto dalla madre , convinta possedesse notevoli doti interpretative , a sostenere un provino presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica , “Silvio D’Amico” . Superata la dura selezione , frequenta la rinomata “scuola d’arte” fino al 1943, anno nel quale , alla vigilia dell’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale ,ottiene il primo ingaggio come “attor giovane” presso il  Teatro Stabile di Milano. Rientrato a Roma nel 1944 , è scritturato dalla “Compagnia di Elsa Merlini” ed esordisce nel Cinema , recitando  nella pellicola del regista Carlo Alberto Felice , “Incontro con Laura”. Divenuto padre di Paola , venuta alla luce il 29 giugno del 1945 , a due anni di distanza dal matrimonio con Nora Ricci  ,nipote dell’ attore Ermete Zacconi , si afferma nel Dopoguerra come ” rivelazione”  del Cinema italiano , cimentandosi  in ruoli da protagonista e da coprotagonista , come: il seduttore settecentesco “Giacomo Casanova ” ne “Il cavaliere misterioso” del regista Riccardo Freda , il ladro mascalzone, “Walter” , responsabile del suicidio dell’ingenua mondina “Silvana Meliga” (Silvana Mangano),  in “Riso amaro” di Giuseppe De Santis e l’assassino “Vittorio” , rivale di “Andrea” (Raf Vallone) , fidanzato dell’avvenente cantante di night club “Anna ” (Silvana Mangano), in “Anna ” di Alberto Lattuada. Interprete, stimato dalla critica, di drammi e commedie teatrali  , nel 1952, desta l’attenzione dell’opinione pubblica per il divorzio dalla moglie e il repentino secondo matrimonio con l’attrice americana Shelley Winters , da cui, il 14 febbraio del 1953 ,ha  la seconda figlia Vittoria.  Nel 1956 , nella doppia veste di regista e attore, gira “Keam . Genio e sregolatezza” , film adattamento dell’omonima commedia di Alexandre Dumas padre , vicenda di un attore viveur che seduce la spregiudicata “contessa Elena” (Eleonora Rossi Drago)  ,ma si innamora e sposa la timida  collega  “Anna” (Anna Maria Ferrero). I critici , quindi, riconoscono la versatilità dell’attore , capace di passare con disinvoltura dal ruolo del “Principe Anatole Kuragin ” , impersonato in “Guerra e pace” , trasposizione di  King Vidor della saga familiare ambientata in Russia, al tempo dell’invasione napoleonica, descritta  nell’omonimo romanzo di Lev Tolstoj ,  a quelli di “Peppe” ,  componente di una banda di ladri stolti e impacciati ,  per la cui interpretazione si aggiudica un premio “Nastro d’Argento” , e di  “Giovanni Busacca” , perdigiorno milanese costretto ad arruolarsi  come soldato nelle file dell’esercito italiano e a combattere contro il nemico austriaco , ne  “I soliti ignoti” e ne  “La grande guerra” , pellicole   entrambe dirette da Mario Monicelli. Reduce dal successo del varietà  televisivo in dodici puntate,“Il Mattatore” , ideato dal regista Daniele D’anza ,in onda sul  primo canale della RAI , nel 1960, interpreta lo stesso personaggio di  trasformista alla “Fregoli” , nell’omonimo film diretto da Dino Risi . Fondatore del “T.P.I ” (“Teatro Popolare Italiano”) , porta in scena , nell’arco di una sola stagione teatrale , gli spettacoli : “L’Adelchi” , tragedia dello scrittore milanese Alessandro Manzoni , l’ “Orestiade” di Eschilo ,nella versione riscritta da Pier Paolo Pasolini , “Un marziano a Roma” , racconto di Ennio Flaiano e “Questa sera si recita a soggetto” , del drammaturgo siciliano Luigi Pirandello, per la cui controversa interpretazione si attira gli strali della critica. Parallelamente, in quegli anni, la Winters dichiara a mezzo stampa:“Vittorio è un uomo unico , ma suddivide il mondo in due precise categorie : Vittorio e gli altri . Il suo egoismo è smisurato , è un fatto costituzionale come la sua umoralità”, ratificando così, in un tribunale di Los Angeles, la fine del loro matrimonio e la separazione. Gassmann, ritornato sul set per girare la surreale pellicola di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, “Il giudizio universale” , si trincera invece dietro un secco: “No comment!” . Asceso nell’Olimpo dei “divi” del Cinema e, premiato con un “Nastro d’Argento” per l’interpretazione di “Bruno Cortona” , affarista  cinico e privo di scrupoli , nel film di Dino Risi “Il Sorpasso” , “Commedia amara sui difetti dell’Italiano medio corrotto dalla frenetica smania consumistica degli anni del boom ” , nel 1963 , al termine di una vacanza a Mar del Plata , ufficializza il legame con l’attrice Juliette Mayniel , da cui , il 24 febbraio del  1965 , ha il figlio  Alessandro . Tra i protagonisti , insieme con Ugo Tognazzi e Alberto Sordi , della pellicola di Dino Risi “I Mostri”, “Satira pungente e graffiante sul malcostume italiano” , nel 1966,  è ” Brancaleone da Norcia” , cavaliere alla testa di un’armata sgangherata, lanciatasi alla conquista del feudo pugliese di Aurocastro , ne “L’armata Brancaleone” , film diretto da Mario Monicelli , riguardo cui il critico Mario Gromo ,sulle pagine della rivista “Cinema”, scrive : “Rilettura della storia in chiave nazional-popolare ; farsa con tanto di citazioni colte : Cervantes, Pulci , Calvino” . Convincente “Riccardo III” , nell’omonimo dramma di William Shakespeare, diretto da Luca Ronconi, entusiasma in misura minore i critici,  impersonando “Pasquale Lojacono” , marito della prorompente “Maria” (Sophia Loren) , disposto a credere nell’esistenza dei fantasmi, pur di non rinunciare al sostegno economico elargitogli dall’amante di lei, nell’adattamento della commedia di Eduardo De Filippo, “Questi fantasmi”  , diretto da Renato Castellani . Legatosi a Diletta D’Andrea , ex moglie del regista Luciano Salce e madre di Emanuele , apre il decennio Settanta  vestendo di nuovo i panni di “Brancaleone” in “Brancaleone alle crociate” , sfortunato seguito dell’irriverente film di Mario Monicelli . Poi , dal 1971 al 1974, inanella una serie di successi , recitando in pellicole di Ettore Scola, Luigi Magni e Dino Risi , quali : “In nome del popolo italiano” , storia dell’imprenditore “Lorenzo Santenocita” , accusato ingiustamente dal giudice “Mariano Bonifazi” (Ugo Tognazzi) dell’omicidio della prostituta “Silvana Lazzorini” (Ely Galeani) ;  “Tosca” , vicenda desunta dal dramma di Victorien Sardou e dall’omonimo melodramma del compositore Giacomo Puccini, in cui lo spietato “barone Scarpia” , architetta un subdolo tranello ai danni del pittore , patriota e idealista, ” Mario Cavaradossi ” (Luigi Proietti) per sottrargli l’amata “Tosca” (Monica Vitti) ; “C’eravamo tanto amati” , amarcord del trentennio 1945-1973, incentrata sul’esistenza e le vicissitudini sentimentali del rampante avvocato “Gianni Perego” (interpretato dallo stesso Gassmann) e dei suoi amici : il portantino “Antonio ” (Nino Manfredi) e il professore anarchico “Nicola” (Stefano Satta Flores) ; “Profumo di donna” , storia struggente di “Fausto Consolo” , capitano dell’esercito , divenuto cieco a causa della deflagrazione di una bomba , che , nel corso di un viaggio da Torino a Napoli,  riscopre l’amicizia e l’amore ,   per la cui interpretazione vince i premi “David di Donatello” e “Nastro d’Argento” . Dominate le scene con il recital poetico , alternato a improvvisazioni e dibattiti , “Il Trasloco” e con i drammi  “Edipo Re ” “Affabulazione” , testo , quest’ultimo, ideato e scritto da Pier Paolo Pasolini , nel 1977, prende parte al film corale , a episodi , diretto da Ettore Scola , Mario Monicelli e Dino Risi “I nuovi mostri” e nel 1979 , fondata a Firenze “La Bottega teatrale ” , scuola di recitazione di cui è direttore e in cui insegna , gira , diretto dal regista americano Robert Altman, la pellicola  “Un matrimonio” , vicenda di due grandi famiglie del Middle West  alle prese con una tribolata cerimonia,  e il film di Dino Risi, “Caro papà” , storia di “Albino  Millozzi” , imprenditore con moglie suicida , amante machiavellica e figli allo sbando , ruolo  grazie al quale ottiene un “David di Donatello”. Nel decennio Ottanta , salutato dalla nascita di Jacopo , come di consueto, si divide tra lavori cinematografici , diretti dal regista Ettore Scola , quali:  “La Terrazza” , sorta di seduta psicoanalitica di un gruppo di amici in crisi esistenziale ( “Mario” , Vittorio Gassmann,  “Luigi” , Marcello Mastroianni  , “Amedeo “, Ugo Tognazzi  , “Enrico” Jean  Louis Trintignant  , “Sergio”, Serge Reggiani)  e “La famiglia” , racconto biografico di “Carlo” , borghese romano , che si svolge  dalla nascita ,nel 1906 , all’ottantesimo compleanno , la cui interpretazione è ritenuta dai critici meritevole dell’attribuzione di un “David di Donatello” , e produzioni teatrali come il “Macbeth” di William  Shakespeare e  il recital poetico “Poesia, la vita” . Terminato di girare , insieme con Emanuele Salce e con i figli Alessandro e Jacopo, la pellicola autobiografica “Di padre in figlio” , si getta a capofitto nella scrittura dei libri, editi da Longanesi: “Un grande avvenire dietro le spalle” e “Memorie del sottoscala” . Negli anni Novanta , coinvolto in produzioni internazionali come “Sleepers” , del regista americano Berry Levinson , vicenda di trovatelli maltrattati in un orfanotrofio , trasformatisi da adulti in spietati assassini, desunta dall’omonimo romanzo di Lorenzo Carcaterra,  regala al pubblico un’ultima intensa interpretazione nel film di Ettore Scola “La Cena” , rappresentazione del degrado e dell’imbarbarimento dei costumi della borghesia italiana. Celebrato  dalla giuria della Cinquantatreesima “Mostra Internazionale del Cinema di Venezia” con un “Leone d’oro alla carriera” ,   già Gran Ufficiale e Cavaliere della Repubblica Italiana , nel 1999, è insignito della medaglia d’oro per i benemeriti della Cultura e dell’Arte , riconoscimento , che , però , non contribuisce a migliorarne le condizioni psichiche , fiaccate da una profonda depressione, a proposito della quale  dice : “Sono stato assalito da un’angoscia mortale : diciamo fosse un esaurimento nervoso , ma di quelli duri , dai quali ti sembra di non avere scampo ”.  Trovato conforto nella Fede, come da lui stesso rivelato : ” Avevo smesso di andare a messa tantissimi anni fa . Lo trovavo un rito vuoto , ripetitivo . Da un po’ di tempo , invece, alla messa dei Camaldolesi , al Celio , ci vado . Sono pieno di dubbi , ma loro stessi , i frati , mi dicono di averne . Fanno parte della spiritualità ” , medita con frequenza sulla morte : “Non sono sicuro che il Paradiso esista , ma non ho particolare urgenza di constatarlo direttamente , perché ,anche se non la vivo con ossessione , trovo questa ineluttabilità della morte un fatto deprecabile e di pessimo gusto . Comunque , ammettendo che il Paradiso esista, mi auguro di non andarci : deve essere terribilmente noioso ! . Mi è decisamente più congeniale il Purgatorio , così simile alla vita,con i suoi alti e bassi . Io , però , invece di un “dopo” mi accontenterei di due vite sulla Terra. La prima, per esercitarsi a capire , la seconda, per agire . Mi disturba la morte : è vero ! . Credo  sia un errore del Padreterno . Io non mi ritengo per niente indispensabile , ma immaginare il mondo senza di me , che farete da soli ?”. A settantasette anni, congedatosi dal pubblico con gli spettacoli teatrali : “L’addio del Mattatore” e “Una serata con Vittorio Gassman (parole da dire e da non dire)” e , ritiratosi nell’ abitazione romana di via Brunetti , nei pressi di piazza del Popolo , il 29 giugno del 2000 , muore nel sonno , per via di un arresto cardiaco . La moglie, Diletta ,annunciata ai cronisti la notizia , dice : “Vittorio se n’è andato in silenzio, come accade a tutti di desiderare, pensando al proprio addio”.  Ai solenni funerali , tenutisi nella chiesa di San Gregorio al Celio , alla presenza di cinquemila persone , l’attore Nino Manfredi dichiara : ” Mi ha insegnato tanto…quando eravamo giovani e dopo !  ” , mentre il Presidente e la Giuria del premio “Nastro d’Argento” decidono all’unanimità di assegnare all’attore il riconoscimento postumo alla carriera , Gassmann , tuttavia, forse presago della ridda di commenti che si sarebbe susseguita nei giorni a venire dalla sua dipartita, aveva fatto scolpire sulla lapide della sua tomba , sita nel cimitero monumentale del Verano , il seguente epitaffio/ commento : “Vittorio Gassmann, non fu mai impallato!”. Oggi, nell’anno del centenario dalla nascita, il figlio Alessandro e la moglie Diletta, hanno dato vita a una mostra sulla  sua vita e sulla sua carriera,  dal titolo“Vittorio Gassmann. Il Centenario”, a cura di Alessandro Nicosia, prodotta da C.O.R(Creare Organizzare Realizzare), in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma e con l’apporto di Archivio Luce e Cinecittà, inaugurata lo scorso 9 aprile, a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, dove resterà fino al 29 giugno, quando si trasferirà a Genova, città natale dell’attore,  presso il Palazzo Ducale.