Mar. Mag 24th, 2022

Nelle prime ore della mattinata odierna, nell’ambito di un’articolata attività di indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, con l’ausilio di personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, che ha curato il monitoraggio in carcere dei colloqui degli affiliati,  hanno dato esecuzione ad un’ordinanza impositiva di misure cautelari nei confronti di cinque soggetti, tra i quali il figlio del capo storico del clan dei “Casalesi”,  per i reati di associazione di tipo camorristico, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da sparo e da guerra, intestazione fittizia di quote societarie, concorrenza illecita ed estorsione, aggravati dalla finalità mafiosa.

Le misure in questione costituiscono lo sbocco di un’attività di indagine che consentiva di acquisire gravi elementi indiziari sull’operatività di un gruppo criminale, dedito alla gestione e controllo – con modalità estorsive – della distribuzione di prodotti caseari nei territori della provincia di Caserta, tramite società intestate a prestanome e fidati collaboratori. Rispondono anche del reato associativo, in quanto sono stati raggiunti da gravi elementi indiziari, tra cui dichiarazioni collaborative ed esiti di attività d’intercettazione, relativi al loro ruolo stabile e duraturo all’interno del clan anche dalla disponibilità di armi.

In particolare, allo stato delle indagini può dirsi raggiunto un convergente quadro indiziario sugli indagati, i quali, agendo tramite le società gestite da fiduciari o prestanome, obbligavano vari titolari di caseifici della penisola sorrentina a rifornire in via esclusiva di prodotti le società da loro indicate per la successiva distribuzione, impedendo, dunque, alle predette aziende di avere rapporti con altri distributori e garantendosi  una posizione di illecito predominio nella distribuzione dei prodotti caseari nel comprensorio aversano, con il connesso pregiudizio alla libera concorrenza nel settore di mercato in esame. Gli imprenditori sottoposti alle vessazioni del gruppo venivano altresì costretti con condotte estorsive a non riscuotere crediti per decine di migliaia di euro, derivanti dalle pregresse forniture, nonché a vendere i propri prodotti a prezzo ribassato.

Infine, la commercializzazione avveniva in maniera occulta, eludendo il sistema di tassazione fiscale imposto, cioè senza che i marchi comparissero nella documentazione contabile consegnata ai rivenditori al dettaglio. Le entrate delle suddette attività illecite venivano rendicontate dagli indagati con cadenza settimanale al clan.

Nel corso dell’esecuzione della misura, la p.g. operante ha provveduto inoltre a:

– effettuare il sequestro preventivo d’urgenza di una società, impresa tramite la quale l’indagato continuava, ad oggi, a porre in essere l’illecita attività di immissione in commercio di prodotti lattiero-caseari con le modalità in precedenza illustrate;

– sequestrare sostanze stupefacenti (1.474 kg di hashish, grammi 72 di cocaina, marijuana 54 grammi), rinvenuta nel corso della perquisizione domiciliare, occultata in un’intercapedine del vano camino, evidenza di una chiara attività di spaccio.