Mar. Ott 4th, 2022

Ieri sera a Porta a Porta si parlava del film girato ad Hammamet, nella stessa casa che ha ospitato Bettino Craxi da rifugiato politico. Ebbene sì, Craxi era un rifugiato politico poiché ciò che successe con tangentopoli, dove tutti i partiti furono risucchiati dalla forza distruttrice di mani pulite, era una questione politico-giudiziaria. Craxi ha pagato per quella vicenda giuridica che cambiò per sempre il volto politico dell’Italia. Ieri sera nel salotto di Vespa c’erano molti dei politici di quella prima repubblica, che l’Italia ripudiò dopo le tante vicende portate alla luce dal pool di mani pulite. Gli stessi magistrati, che una volta spenti i riflettori su tutto l’impianto accusatorio, per molti di loro, si sono aperte le porte della politica occupando anch’essi le poltrone dorate del parlamento. Prima di tutti Antonio Di Pietro, che ha occupato un ruolo importante come leader di partito e come ministro.

Il discorso sul finanziamento ai partiti alla camera dei Deputati, 3 luglio 1992, fatto da Craxi era la prova evidente che tutti i partiti erano coinvolti. “E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.” Il discorso di Craxi per far capire alla nazione che tutti erano coinvolti.

Quella mattina in quell’aula nessuno si alzò. Nessuno riconobbe, con coraggio, che si trattava di un problema politico, da risolvere politicamente. Ma tutti godevano che il nemico numero uno della politica italiana fosse messo alla sbarra e condannato per qualcosa che tutti facevano. 

Craxi, nei suoi tre anni a capo del governo e sedici come segretario del PSI, aveva portato l’Italia ad essere la quinta potenza mondiale, rispettata in Europa e nel resto del mondo, ed aveva conquistato un ruolo importante in tutte le politiche internazionali. Di errori Craxi ne ha commessi, d’altronde come li commette chiunque ricopre ruoli di vertice, ma è stato l’unico a pagare. Fu lasciato solo dalla politica italiana. Eppure tutti si finanziavano illecitamente. Grave le colpe del leader politico Craxi, ma gravi anche le colpe di una classe politica che non seppe tracciare uno spartiacque tra la politica e la magistratura. Si affidò a essa per sconfiggere lo statista nascondendosi dietro al muro, in attesa che tutto finisse per erigersi a salvatori della patria come vittime innocenti di un sistema di cui loro facevano parte.  

La prima Repubblica, nata dopo la guerra, esclusi i primi quindici anni, è stata colpevole di tutti i mali che oggi noi siamo costretti a vivere. Nessuno è escluso da questo inferno prodotto attraverso un sistema politico che aveva abbandonato la sana politica degli inizi del dopoguerra, e aveva intrapreso un percorso che guardava agli interessi dei partiti e dei rappresentanti dei partiti, ma non l’interesse di una nazione che era rinata grazie a grandi politici, ma loro la stavano portando alla distruzione. Oggi paghiamo quel prezzo salato che è partito dal 1970 e non si è più fermato, nemmeno con la seconda e terza Repubblica.