Mar. Mag 24th, 2022

Diciamo che finora intorno ai contributi all’editoria si è fatta una vera Borgia di lucro per gli editori. La trasmissione report ha messo in luce tutto quello che è successo intorno ai contributi all’editoria, che hanno ingrassato le tasche degli editori e nulla per tutelare il lavoro giornalistico. Il M5S ora vuole eliminarli del tutto entro il 2020. Non è una bella mossa, poiché c’è il concreto rischio di perdere migliaia e migliaia di posti lavoro nel mondo dell’informazione. Una mossa azzardata che non penalizza di certo gli editori, ma punisce i giornalisti che ci lavorano. Saranno molti i giornali che saranno costretti a chiudere e mandare in mezzo ad una strada tantissimi lavoratori dell’informazione.

C’è anche il rischio che il monopolio dell’informazione rimane in mano ai colossi dell’informazione e potranno liberamente manipolare l’informazione a favore di questo ambiente politico o a sfavore di altri. C’è da riformare il sistema, questo sì, ma si deve fare con oculatezza evitando di mettere in campo l’odio dilapidario dell’informazione portato avanti dal M5S senza fare mai una netta distinzione.

Oggi l’informazione sul web, i cosiddetti giornali online, hanno di molto peggiorato la cosa. Molta dell’informazione sul web o è una fak news oppure è fatto in modo superficiale e poco serio solo per attirare qualche clic per fare numero. L’informazione seria è un’altra cosa. Il vero giornalista sta per strada e raccoglie l’informazione su fatti e misfatti in generale. Questo è il vero giornalismo, e non certamente quello che si sta confezionando oggi facendo a gara a chi produce il copia e incolla più veloce di una notizia. Questo vero giornalismo ha dei costi e per farlo ci vogliono risorse che oggi pochi giornali online hanno. Purtroppo la mancanza di lavoro nel mondo del giornalismo obbliga gli iscritti all’ordine dei giornalisti di aprirsi un giornale online per continuare a scrivere. Tutto ciò ha solo ingolfato il paniere senza costruire nulla di concreto, ma solo un modo per dire sono ancora un giornalista diventando editori di se stessi, impoverendo e non stabilizzare lo stesso giornalista.

Allora sarebbe opportuno da parte del nuovo governo regolamentare il flusso di contributi all’editoria indirizzandolo a cooperative o società di giornalisti che non hanno editori, ma riescono a creare un giornale autonomo. È l’unico modo per far arrivare i fondi a gruppi di giornalisti, che messisi insieme, formano gruppi di lavoro capace di rendere una corretta informazione. Più grandi sono i gruppi di giornalisti più il contributo è corposo. In questo modo si evita di far finire i soldi nelle tasche degli editori com’è successo finora, ma si alimenta il lavoro dei giornalisti che sono la vera produzione e forza dell’informazione creando occupazione nel mondo dell’informazione.

Eliminarli significa solo dare una mazzata a un settore già fortemente in crisi di vendite e di lettori. Sarebbe solo un modo per spegnere tantissimi giornali a favore di grandi gruppi editoriali che alla fine sarebbero capaci di trovare risorse esterne per continuare a sopravvivere e, soprattutto, continuando a non dare nulla al giornalista attraverso contratti stupidi e pagamenti che partono da cinque euro e arrivano massimo a dieci euro. Riformare si può, ma bisogna farlo per far crescere la categoria dei giornalisti attraverso la rimodulazione dei contributi all’editoria e non trascinarli verso la scomparsa. Cambiare il metodo per favorire i giornalisti e non gli editori, questa è la ricetta giusta.