Mar. Ago 9th, 2022

Quando parliamo di giornalisti bisogna fare una bella distinzione: ci sono quelli che fanno giornalismo sul campo, rischiando, e quelli che si mettono dietro un computer aspettando il copia e incolla. Tutti si chiamano giornalisti, ma c’è una bella differenza tra chi fa il giornalista e chi si vanta solo di avere il titolo. Il giornalismo richiede tanti sacrifici e tanta passione, senza è meglio non entrarci proprio in questo mondo. Chi fa giornalismo lo fa in base a queste due credenziali.

Detto ciò, ieri a Roma c’è stato un proficuo incontro tra gli organismi della stampa, ordine dei giornalisti e istituzioni di governo per mettere su un percorso al fine di trovare soluzioni ai tanti problemi che oggi affliggono il mondo dell’informazione e i giornalisti che fanno giornalismo.

C’è una pesante crisi dell’editoria. Non esistono più gli editori o perlomeno non esistono più imprenditori che vogliono investire nell’informazione. Il vecchio modello si è interrotto trascinando l’informazione in una profonda crisi. Attualmente la carta stampata è in profondo affanno. Non c’è giorno che non chiude un giornale togliendo ai giornalisti la possibilità di continuare a lavorare.

I social hanno contribuito di molto a distruggere il modello dell’informazione basato sul ruolo del giornalista come istituzione presente sul territorio a difesa dei cittadini. Ad essi si sono aggiunti alcuni giornali online che non sono nemmeno registrati nei tribunali di competenza. C’è una giungla che impedisce di poter fare il giornalista con il ruolo che gli compete. Il modello si è stravolto, ma non è certamente il modello che fa bene al lettore.

Ieri si è parlato di chiudere con i contributi all’editoria. Ciò aggrava maggiormente un settore che invece ha bisogno di aiuti per continuare ad esistere. Oggi il monopolio dell’informazione è in mano a pochi colossi imprenditoriali che detengono la maggior parte dell’editoria italiana, se togli i contributi gli fai solo solletico. Poi c’è un esercito di disperati, che in assenza di una domanda, per continuare a fare questo lavoro hanno aperto giornali online diventando editori di se stessi. Nascono come funghi ogni giorno, ma è solo disperazione e voglia di continuare. Per questi soggetti non c’è retribuzione, non ci sono fondi, non c’è un sostegno nemmeno morale che li aiuti a crederci ancora, a loro rimane solo la passione per il lavoro del giornalista.

Cosa fare? Iniziare a dialogare con le istituzioni con argomenti seri e fattibili. Innanzitutto il modello dell’informazione ormai non ruota più solo intorno alla carta stampata. Però la carta stampata è l’unica che finora ha attinto ai contributi all’editoria. In alcuni casi con somme stratosferiche che si aggiravano intorno a svariati milioni di euro, che alla fine in gran parte finivano nelle tasche degli editori. Ebbene, invece di toglierli i contributi, rimodellarli. Fare una ripartizione equa nella quale rientrano anche i giornali online. Una norma che destina fondi, e vi assicuro che il bisogno è minore rispetto ai grandi colossi dell’informazione, che dia la possibilità a chi fa informazione online di continuare a farla con la possibilità di potersi migliorare. Un modello di erogazione che si basi sul flusso di informazione costante e, soprattutto, guardi alla qualità informativa del giornale. Ecco, premiare chi fa un’informazione seria e corretta a difesa del lettore, al quale va garantita la notizia sana, trasparente e di qualità. Negli ultimi anni l’informazione ha perso il suo smalto. I lettori si sono disaffezionati perché l’offerta è di scarsa qualità. Per far rinascere l’informazione e il mondo del giornalismo, bisogna puntare sulla qualità dell’informazione, quindi vanno premiati tutti quei soggetti che fanno un’informazione di qualità per il bene del lettore.