Gio. Lug 7th, 2022

La seria minaccia per il bel paese arriva dal mondo del lavoro. Il nuovo governo deve concentrare le sue energie per far fronte a una crescente perdita della forza lavoro. La pandemia del COVID-19 non è soltanto un’emergenza sanitaria ma è anche una grave crisi economica e del mercato del lavoro che sta avendo un enorme impatto sulle persone su scala mondiale. Infatti le varie chiusure mondiali hanno portato il mondo a indietreggiare su quest’aspetto fondamentale per la vita delle persone. La crisi del lavoro inizia a farsi sentire prepotentemente. Il lavoro è in crisi da tempo e il Covid si è solo aggiunto a una situazione già pesantemente compromessa da quando il neoliberalismo ha conquistato l’egemonia nel mondo. il lavoro non è diventato più un diritto della persona che gli garantisce dignità, ma merce, e tutte le tecnologie entrate nel mondo del lavoro, soprattutto industriale, hanno messo la persona, il lavoratore, in un angolo. Le industrie gongolano, ma chi deve vivere di lavoro soffre. Si invoca sempre di più la tecnologia come fonte si cambiamento, mentre questa sta distruggendo in toto il mondo del lavoro. Siamo entrati in fase della tri-secolare rivoluzione industriale che definiamo oggi con nuove tecnologie di rete, poi digitale/digitalizzazione o quarta rivoluzione industriale, già smaniando per la quinta, senza sapere che la tecnologia tanto decantata non offre opportunità alla persona che, ahimè, è stata sostituita dalle macchine rendendo la persona non più indispensabile.  I numeri dell’Istat sul 2020 fotografano l’impatto dell’emergenza sanitaria: da febbraio 2020 persi 426mila posti. La fascia d’età 25-49 anni e i lavoratori a tempo, incluse le partite Iva, le fasce più danneggiate. Le misure del governo hanno avuto parziale efficacia da febbraio 2020, data di inizio dell’emergenza sanitaria, a dicembre 2020. Nonostante il blocco dei licenziamenti in vigore, ininterrottamente, da metà marzo 2020 e cig Covid-19 estesa praticamente a tutti, il mondo del lavoro è andato ugualmente in sofferenza. A pagare il conto più salato sono state le donne, la fascia centrale d’età 25-49 anni, gli autonomi e i rapporti a tempo determinato.

Se andiamo al Sud la situazioni si fa drammatica. Secondo la regione Sicilia, l’isola ha un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 34,8%, per salire al 40,4% se ai disoccupati si aggiungono coloro che un lavoro non lo cercano nemmeno più. La Caritas siciliana, riesce con fatica a sopperire ai bisogni più estremi. Il problema principale, come nel resto d’Italia sono i giovani, la media siciliana di disoccupati sale al 51% nella fascia di età tra i 24 e i 34 anni. stesso discorso vale per le altre regioni del sud, che continuano a soffrire la perenne crisi occupazionale, che dal dopoguerra in poi non si è mai arrestata.

Dopo un anno di pandemia, l’Italia vede la sua forza lavoro correre il rischio di dimezzarsi se non ci saranno provvedimenti efficaci per sostenere il mondo produttivo, al fine di evitare licenziamenti. Licenziamenti che non riguardano solamente la manodopera delle grandi industrie, ma le Piccole imprese, il commercio, ristorazione, turismo  e artigianato, sono quelle categorie che più stanno soffrendo l’effetto covid e saranno quelle che più di tutti possono fare a meno della forza lavoro. Insomma, la minaccia per il nostro paese arriva dal mondo del lavoro, e sul lavoro il nuovo governo deve concentrare tutte le sue forze per evitare un collasso da previsioni inimmaginabili.