Mar. Mag 24th, 2022

Estate 2016. Napoli, piazza Municipio. Nel cortile di Castel Nuovo, meglio noto come : “Maschio Angioino“, l’attore Mariano Rigillo, sta tenendo una conferenza stampa in occasione del sessantesimo anno della sua attività teatrale. Attorniato da uno stuolo di cronisti, l’attore prende la parola: “Buonasera, signori!… benvenuti!…Sono contento di trovarmi qui con voi, stasera, per festeggiare i miei sessant’anni di carriera…Per ricordare le tante esperienze artistiche vissute in questi anni,  in giro per i tetari d’Italia, ho scelto: Napoli, la mia città, perché ho qui non solo i miei natali, ma anche le miei radici artistiche e culturali, i miei maestri: Vivani ed Eduardo. Vedete…però, Napoli non è soltanto questo: Napoli, è molto di più!…è un modo di essere…è un’anima, tanto allegra quanto dolente, che mi ha donato il mio istinto di attore…ma l’istinto, da solo, non basta…non è sufficiente!…In teatro, come nella vita, bisogna avere l’umiltà di imparare , perché il giorno dopo bisogna essere sempre meglio del giorno prima!…L’istinto,  è un aspetto importantissimo per un attore , certo!… ma poi, questo stesso attore deve imparare a guidare  culturalmente il proprio istinto, altrimenti, non raggiunge il suo obiettivo, che è comunicare non solo emozioni,ma anche un contenuto, una riflessione sull’esistenza, sul mondo!…Oggi,ci sono tanti specchietti per le allodole: la fiction, le soap opera…e i giovani pensano che recitare consista nel saper fare qualche posa o nell’aver un bel primo piano, un bell’aspetto, insomma!…in loro non c’è quella consapevolezza che recitare voglia dire prima di tutto saper leggere e comprendere un testo, per poi poterlo interpretare al meglio…E’ proprio per  questo, Signori, cioè per tramandare ai giovani la nobile arte del Teatro e della recitazione, quella vera, che ho accettato la proposta  di dirigere, dall’anno prossimo, il Teatro Stabile di Napoli!…L’ho annunciato qui, stasera , a voi per primi, perché non poteva esservi circostanza migliore che l’anniversario del mio debutto in palcoscenico…Quel che mi riprometto è di aiutare i giovani a capire se la loro sia una vera passione o meglio una vocazione per cui sopportare ogni sacrificio, ogni ostacolo, ogni stento…o se ,invece, si tratti di una mera infatuazione per il successo , per la notorietà effimera….Insomma, li guiderò in un mondo abitato da una strana popolazione: quella dei teatranti, la “gente di teatro”!…”.

“Io credo all’attore istintuale , perché è un aspetto importantissimo per un attore , però l’attore, poi, deve imparare culturalmente a guidare il proprio istinto,altrimenti non raggiunge il suo obiettivo”. Così, l’attore Mariano Rigillo, in un’intervista rilasciata qualche anno fa, in occasione della sua nomina a direttore della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Napoli. Nato a Napoli il 12 settembre 1939, attratto sin da adolescente dal Teatro e dalla recitazione, alla fine degli anni Cinquanta, si trasferisce a Roma, per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, presso cui si diploma. Affermatosi in scena grazie agli insegnamenti dei maestri Orazio Costa e Sergio Tofano, nella seconda metà degli anni Sessanta ,interpreta numerose pièce di autori del repertorio classico-moderno (Seneca, Giordano Bruno, Shakespeare, Goldoni) e contemporaneo (Brecht, Pirandello e Patroni Griffi). Una collaborazione, quella  con il regista conterraneo Paroni Griffi, proseguita anche con gli spettacoli: “Napoli, notte e giorno” e “Napoli, chi resta e chi parte” e con il Cinema: nel 1969, infatti, è protagonista, della pellicola “Metti una sera a cena”.Quindi, nel 1972, scritturato  da Florestano Vancini, è il Generale risorgimentale,”Nino Bixio”, nel film “Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato”. Tornato in Teatro con lo spettacolo “Masaniello” di Elvio Porta e Armando Pugliese, fra il 1971 e il 1979 si cimenta  anche nello sceneggiato televisivo( “I racconti del faro” di Angelo D’Alessandro,  “La morte di Danton” di Georg Buchner, “La Trilogia della villeggiatura” per la regia di Mario Missiroli, “Il mulino del Po” di Sandro Bolchi , “Dov’è   Anna?” di Piero Schivazappa, “Saturnino Farandola“,di Raffaele Meloni, tratto dal romanzo di Albert Robida, “Storie della camorra”di Paolo Gazzara e “Così per gioco”, diretto da Leonardo Cortese. Poi, nel ventennio Ottanta/Novanta, alterna al palcoscenico ( “Pescatori” e “Zingari” d Raffaele Viviani, “Vita di Galileo Galilei” di Brecht, con la regia di Gigi Dall’Aglio) i set cinematografici (“Regina” di Salvatore Piscicelli, “Il postino” di Michael Redford e Massimo Troisi e “Un uomo perbene” di Maurizio Zaccaro ) e televisivi(“Assunta Spina” sdi Sandro Bolchi, “Lui e lei” di Luciano Manuzzi, “Padre Pio-Tra cielo e terra” di Giulio Base , “Paolo VI-Il Papa nella tempesta” di Fabrizio Costa e “Ultimo” di Stefano Reali ). Negli anni Duemila, dedicatosi prevalentemente alla serie Tv Rai (“Eravamo solo mille” di Stefano Reali, “Nebbie e delitti”  di Riccardo Donna, “Capri3” di Francesca Marra e Dario Acocella, “Maria di Nazaret” di Giacomo Campiotti, “Centovetrine”, “I bastardi di Pizzofalcone“, di Carlo Carlei e “Mentre ero via” di Ivan Cotroneo ), non trascura però né il palcoscenico, interpetando insieme con il figlio Ruben e la  compagna, Anna Teresa Rossini, le pièce: “Enrico IV”  di Luigi Pirandello ,“Buongiorno contessa”, “Romolo il Grande” di Friedrich Durrenmatt per la regia di Roberto Guicciardini, “Questa sera si recita a soggetto” di Luigi Pirandello, “Il burbero benefico” di Carlo Goldoni, “Don Quijote”, diretto dallo stesso Rigillo, “Andromaca” di Euripide, “Le Nuvole di Aristofane” , “Il Misantropo di Molière”,  “Ferito a morte”, adattamento dal romanzo omonimo di Raffaele La Capria  di Claudio Di Palma e “‘O Paparascianno” di  Antonio Petito) né il grande schermo: è nel cast delle pellicole: “Le Grandi Dame di Casa d’Este” di Diego Ronsisvalle, “E ridendo l’uccise” di Florestano Vancini , “La masseria delle allodole” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani , “Lezioni di volo” di Francesca Archibugi e “To Rome with love” di Woody Allen. Doppiatore di attori come Peter Finch ne “Il ragazzo rapito” di Robert Stevenson e Ben Gazzara ne “Il camorrista” di Giuseppe Tornatore, insignito di premi , quali: il Premio città di Trieste Alabarda d’Oro e  il Pegaso d’oro del Premio Flaiano alla carriera, di recente, ha recitato nell'”Orestea”di Eschilo e nel film di Gabriele Muccino “Gli anni più belli”.  Direttore del Teatro Stabile di Napoli dal 2016, a seguito della scomparsa di Luca De Filippo, figlio di Eduardo, riguardo al suo ruolo di insegnante, ha detto: “Ai giovani che vogliono fare Teatro , dico anzitutto che la prima cosa da fare è quella di prepararsi e di studiarne la grammatica : che sia la mia scuola o l’Accademia d’Arte Drammatica o il Piccolo Teatro!…tutti i mestieri hanno bisogno di una scuola! ; e poi chiedo di guardare veramente dentro di sé , per capire se c’è una vera esigenza oppure no, perché se c’è una vera passione, alla fine, si soppporta tutto e si superano gli ostacoli, anche soffrendo. Ma se non c’è questa vera passione , quella che una volta si chiamava “vocazione”, allora è meglio smettere”.