Gio. Ago 18th, 2022

Primavera 1928. Roma , zona Campo Marzio,  Teatro Argentina . All’interno del suo camerino l’attrice Marta Abba , terminata la prima recita del dramma scritto da Luigi Pirandello , “La nuova colonia” , storia di “La Spera”, una prostituta redenta dalla maternità , liberatasi dagli abiti di scena, indossato con l’aiuto dell’anziana sarta Cesira un tubino di lamè, si appresta a trascorrere il resto della nottata cenando in compagnia dei colleghi. Ritoccatasi il trucco allo specchio , ravvivate le labbra con un rossetto color porpora , infila una collana di perle e adagia sul capo un cappello a falde larghe , scatenando la gelosia del suo cane “Dello” , un carlino dal folto pelo grigio . Pronta a uscire dalla pomposa stanza , decorata con tappezzeria liberty , l’attrice ,  d’un tratto , ode qualcuno bussare alla porta. “Chi è ?” , domanda ;  “Il fiorario , signora Abba” ; “Entrate , entrate pure!” . Trovatasi dinanzi a un fascio di rose rosse , chiede al giovane garzone : “Scommetto che questi splendidi fiori sono da parte del conte de Pisis , non è vero ? …è sempre il solito esagerato !” . “No, signora ! , il mittente è anonimo…” , precisa imbarazzato il fattorino , aggiungendo : “Ovviamente io conosco la sua identità , ma lui si è raccomandato di non svelarvela , dicendo : “La signora saprà tutto una volta letta la lettera che accompagna le rose” …quindi  , mi ha consegnato la missiva , ha pagato e si è dileguato !” . “Be’ , allora , dovrò per forza  leggere questa misteriosa lettera !” , esclama la Abba , che , liquidato il fioraio , si lancia alla ricerca della busta . Trovatala dopo essersi punta con le spine di una rosa , la apre e ne legge ad alta voce il contenuto : “Quest’attrice alla quale tutti , al suo apparire , abbiamo cantato le lodi , s’è arrestata al suo primo personaggio , quello di “Nostra Dea” di Massimo Bontempelli , da lei interpretata tre anni or sono al teatro Odescalchi. Le qualità di prim’ordine che senza dubbio essa possedeva , nel dramma “La nuova colonia” , vanno annegandosi in una maniera ormai meccanica , per la quale , l’Abba dice le sue parti con una voce precipitosa , mangiandosi le parole , riuscendo inintellegibile la più parte del tempo e cantando secondo una di quelle cadenze che in arte sono conosciute sotto il nome di birignao. L’agilità fisica di cui fa mostra continuamente si risolve in una sorta di danza ostinata e irragionevole , che eccita a vuoto i nervi degli spettatori. E’ veramente triste assistere a uno spettacolo come quello della decadenza di un’attrice nella quale grandissime speranze erano state messe e che , appunto su queste speranze firmate in bianco , ognuno ha continuato ad ammirare di proposito. D’altra parte è oramai impossibile continuare a tener gli occhi chiusi e , se c’è qualche cosa da salvare , l’unico modo è forse quello di parlarne brutalmente , come con nostro dolore facciamo. Sta di fatto che nella parte della Spera , che è bellissima , umanissima e poeticissima , un’attrice di qualità avrebbe trovato quel tanto che bastava a fare addirittura trionfare il lavoro , invece di condurlo disastrosamente ai contrasti finali . Alberto Cecchi” . ” “Voce precipitosa?” , “mangiandosi le parole?”, “birignao?” , “decadenza di un’attrice?” …e così , secondo questo signor Cecchi , io avrei “condotto lo spettacolo verso il disastro ?” …Ma come si permette costui ? , cos’è un attore , forse ? ….No , non posso tollerarlo! , non sopporto l’insolenza !….” , urla adirata l’attrice, spaventando il cane “Dello” , che  prende ad abbaiare e a guaire irosamente . “Calmatevi , signora Abba!” , la esorta Cesira , la sarta , “Ricomponetevi , ritrovate il lume della ragione …..non dimenticatevi chi siete , voi siete : “Marta Abba , attrice di inalienabile condizione pirandelliana!” .

“Creatura , personaggio , attrice di inalienabile condizione pirandelliana : come del resto tutte le vite di coloro che con la vita di Pirandello hanno avuto a che fare . Vite di vittime di cui Pirandello era vittima” . Così , con questo epitaffio dedicato all’attrice Marta Abba , lo scrittore Leonardo Sciascia concludeva il suo “Alfabeto pirandelliano” . Nata a Milano il 25 giugno del 1900 da Pompeo , commerciante e da Giuseppina Trabucchi, casalinga , la “Musa di Pirandello” , crebbe al fianco della sorella minore Celestina . Terminate le scuole dell’obbligo , all’età di quindici anni si iscrisse all’Accademia dei Filodrammatici . Diplomatasi a pieni voti dopo un triennio intenso di studi , sotto la guida dei maestri Ofelia Mazzoni ed Enrico Reinach, ottenne il premio Castiglioni . Esibitasi in spettacoli di minor rilievo, messi in scena da piccole compagnie , ingenerò nei familiari diffidenza nei confronti della carriera artistica intrapresa , vinta soltanto grazie all’intervento del drammaturgo Sabatino Lopez , che le offrì un ingaggio presso il Teatro del popolo da lui diretto. Esordito nel 1923 con la compagnia di Ettore Paladini , recitò accanto alla già nota Esperia Sperani in drammi scritti dai letterati  Roberto Bracco , Carlo Bertolazzi e Dario Niccodemi . Talento versatile , capace di passare dalla tragedia alla commedia  , nel 1924 fu scritturata dal copocomico Virgilio Talli , che le assegnò il ruolo di “Nina” nella pièce di Cechov “Gabbiano” . Notata in quella circostanza dal commediografo e critico teatrale Marco Praga , che la definì: “Una rivelazione” , attirò l’attenzione di Luigi Pirandello , fondatore a Roma , presso palazzo Odescalchi , del Teatro d’Arte . Ingaggiata dallo scrittore , debuttò nella sua compagnia il 25 aprile del 1925 , impersonando una donna affascinante e volubile nella commedia in quattro atti di Massimo Bontempelli “Nostra Dea” . Riguardo il suo eclettismo , il critico Silvio D’Amico così si espresse : “Una Abba monella , passiva , dolce , sognante , perfida , compunta , implorante e via dicendo. Saggi , data la natura della farsa , di carattere esteriore , ma , se non tutti originali , tutti eccellenti e che ci fanno sperare con tanta più fiducia nella rivelazione dello spirito di questa nostra attrice nuova” . Dato vita a un connubio artistico e a un legame sentimentale con Pirandello , l’attrice scatenò i malumori e le gelosie dei colleghi , come testimonia un appunto dello scenografo Virgilio Marchi : “L’Abba divenne il centro di attrazione della Compagnia e le attenzioni rivoltele dal Maestro vincevano sulla intelligenza generale dei compagni d’arte. […] La creatura suggestiva incarnante la vita dei personaggi allontanava sensibilmente il Mestro dalla nostra confidenza” . “Figliastra” nei “Sei personaggi in cerca d’autore” , riscosse largo consenso tra i critici che ne notarono la piena maturità artistica . Particolarmente capace di immedesimarsi nei suoi personaggi  , dal 1925 al 1928 fu protagonista dei drammi pirandelliani : “Vestire gli ignudi” , “Così è (se vi pare)” , “Il piacere dell’onestà” , “Diana e la Tuda”, “L’amica delle mogli”e “La nuova colonia”. Fortemente colpita dalle dure critiche mosse da Alberto Cecchi alle sue interpretazioni , lasciò momentaneamente l’Italia per seguire Pirandello ( in cerca di nuove prospettive cinematografiche) a Berlino. Rimasti in Germania fino al marzo del 1929 , fecero ritorno in Italia nel dicembre e fondarono una nuova compagnia , con la quale misero in scena : “Lazzaro”, “Come tu mi vuoi”“Anna Karenina”(quest’ultimo dramma , adattamento del romanzo omonimo di Lev Tolstoj) e “L’uomo , la bestia e la virtù” , ottenendo finalmente  il plauso del critico Cecchi : “Che strana attrice!…Due anni fa era in piena decadenza , sopra una strada che ci sembrava dovesse condurla senza scampo al disastro. Ora ci appare una delle più grandi attrici che abbiamo” . Trascorso un periodo di riposo a Parigi, riapparve sulle scene italiane solo negli anni 1932-1933 , anni durante i quali interpretò ruoli intensi nei drammi dello scrittore siciliano : “Trovarsi”e “Quando si è qualcuno” . Ancora una volta osteggiata dalla critica , abbandonò la compagnia per intraprendere l’avventura del cinema. Esordito in “Acciaio” di Walter Ruttmann , la Abba conquistò la stima del duce Benito Mussolini , che finanziò la realizzazione della pellicola di soggetto pirandelliano “Caso Haller” (riedizione italiana diretta da Alessandro Blasetti del giallo tedesco di Robert Wiene “Der Andere”) e il dramma risorgimentale “Teresa Confalonieri” di Guido Brignone , vincitore della coppa Mussolini alla Mostra del cinema di Venezia. Tornata  sui palcoscenici per impersonare “Mila di Codro” ne “La figlia di Iorio” di Gabriele D’Annunzio , nel 1934 partecipò alle celebrazioni in onore di  Pirandello , insignito del premio Nobel per la Letteratura. Addolorata per l’improvvisa scomparsa dello scrittore  , avvenuta a Roma  il 10 dicembre del 1936 , si trasferì in Inghilterra e , imparata la lingua inglese , recitò nella commedia di Jacques Deval “Tovarich” . Autorizzata l’uscita in Italia della biografia “Marta Abba. La mia vita”, pubblicata a puntate sulla rivista quindicinale di Lucio Ridenti “Il dramma”, nel 1937 fu premiata negli Stati Uniti con l'”American dramatic league” . Sposatasi il 28 gennaio del 1939 a Cleveland (OH) con Severance A. Millikin , nipote di un magnate dell’acciaio , si ritirò dalle scene. Separatasi dall’uomo nel 1952,  rientrò definitivamente in Italia e riprese per un breve periodo l’attività teatrale , apparendo in pièce brillanti accanto a Piero Carnabuci. Compiuti ottanttotto anni , colpita da paresi , si ritirò ad Aulla , nella villa “Trovarsi”, dove visse fino al giorno del suo ricovero presso la clinica Santa Rita di Milano , nella quale si spense  il 14 giugno del 1988 . Legata indissolubilmente a Luigi Pirandello , ma mai dimentica delle sua autonomia d’interprete , nel numero 125 del periodico “Il dramma”, pubblicato il 1 novembre del 1931 , rivelava ai lettori/ammiratori : “Ogni donna vive la vita come essa è e non come vorrebbe fosse e la vita va dal dolore alla gioia , dal tormento alla spensieratezza. Io , attrice , debbo saper contenere i pensieri sublimi e le svagate , eleganti e raffinate invenzioni della civetteria , della sensualità e dell’astuzia. Insomma se non posso essere , per legge di natura , tutte le donne , voglio rappresentare tutte le donne. Solamente così sarò attrice e non commediante , creatura di poesia e non povera cosa di carne  e di volontà […]. Sarà ciò che noi chiamiamo l’istinto del teatro , sarà un sesto senso che noi abbiamo : non so. Ma so , chiaramente e senza dubbi , che lasciandomi guidare da questi presentimenti io potrò divenire attrice vera e completa”.