Mar. Mag 24th, 2022

Molto prima di questa tempesta scrivevo che i sindacati erano un’altra piaga alla pari della politica. Non mi sbagliavo. Per anni non hanno fatto sul serio gli interessi dei lavoratori. Quando dovevano farlo. Non hanno ostacolato sul serio i governi che mettevano mano nelle tasche dei lavoratori. Hanno attaccato continuamente le imprese che davano occupazione ai lavoratori, facendole scappare dall’Italia, creando solo disoccupazione.  Non sono i sindacati del dopoguerra, quello era un altro sindacato, hanno fatto lotte concrete per dare diritti ai lavoratori. Quelli attuali, ormai da venticinque anni, sono dei sindacati accomodanti e poco incisivi per il mondo del lavoro.

Ora che siamo quasi in guerra, perché di una guerra si tratta, questi alzano la voce. Infatti nel mezzo dell’emergenza coronavirus arriva la serrata dei benzinai. I sindacati di categoria hanno proclamato da oggi la chiusura progressiva dei distributori in tutto il Paese. I motivi della protesta sono la poca sicurezza sanitaria e la bassa  sostenibilità economica del servizio. Ma anche altre categorie produttive, attraverso i sindacati, sono sul piede di guerra rivendicando diritti che ora urtano solo chi in questo momento sta combattendo in prima linea la guerra per salvare vite umane. Medici e infermieri rischiano la vita, mentre i sindacati lavorano per proclamare scioperi. È un controsenso inaccettabile. In questo momento non ci sono diritti da rivendicare, bisogna scendere tutti in trincea per salvare la nazione dal virus e dalla fame, perché tra un po’ s’inizierà a parlare anche di questo. Tutta l’Italia è chiusa in casa e non sta lavorando, tra queste ci sono tante famiglie che non possono mangiare. In silenzio soffrono per il bene del paese, loro sì che dovrebbero scioperare per rivendicare un piatto di pasta.