Dom. Set 25th, 2022

GENOVA -Stamattina verso le otto e mezza G.P., 47 anni di Genova, è entrato con la sua moto al casello A12 di Nervi per dirigersi, contromano, verso Genova. Una pattuglia della Polizia Stradale lo ha fermato all’altezza del casello di Genova Est ovvero dopo circa 8 chilometri.

G.P. è da tempo in cura a causa dei suoi problemi psichiatrici, abita con l’anziana madre e possiede tuttora una motocicletta e la patente per guidarla.

Sono circa le otto quando, seguendo chissà quale istinto o bisogno, l’uomo alla guida del suo bolide a due ruote entra in autostrada al casello A12 di Nervi. Dopo pochi metri percorsi sulla rampa di accesso il conducente commette un gravissimo errore: dirige a sinistra e così facendo imbocca, contromano, lo svincolo utilizzato dai veicoli provenienti da Genova e diretti a Nervi.

G.B., tenendo ovviamente la corsia destra ma ovviamente circolando sulla corsia di sorpasso, inizia a macinare chilometri tra il traffico fortunatamente non intenso che a quell’ora va verso il levante.

Lo sfiorano in tanti, ma lui non accenna a ravvedersi o perlomeno ad accostare. Intanto alle sala radio della Polizia Stradale iniziano ad arrivare le telefonate di automobilisti più basiti che spaventati.

Risolvere in sicurezza situazioni del genere non è cosa semplice, ma la pattuglia della Polizia Stradale deve fermare quel motociclista prima che accada qualcosa di grave.

Raggiunto il casello successivo, Genova Est appunto, gli agenti rallentano e fermano il traffico, un dispositivo che ricorda le safety car della Formula Uno.

Funziona: il motociclista vede di fronte a se’ un muro invalicabile di veicoli e la Polizia Stradale che gli intima l’Alt.

Appena fermato gli agenti si avvedono subito che la persona ha dei problemi mentali: li abbraccia, reagisce male, cerca di salire sul cofano della macchina di servizio mentre viene chiamata un’ambulanza per ricoverarlo in psichiatria.

La patente viene ritirata e sospesa, la potente moto sequestrata.
La madre, una volta in ospedale, confessa di aver intimato più volte al figlio di prendere le medicine prescrittegli, di stare a casa e soprattutto di non prendere la moto.

Disubbidienze che potevano costare care.’