Mar. Lug 5th, 2022

ROMA- “Nessuna volontà di mettere le mani sulla Rai o di sottomettere il servizio pubblico alle volontà del Governo, che anzi rinuncia a una delega ‘in bianco’ sulla riforma dell’intero sistema radiotelevisivo. La Rai tornerà ad essere la più grande azienda culturale del Paese grazie ad una legge che introduce una governance agile ed efficiente, necessariamente interpretata da personalità che si siano distinte per professionalità, merito, competenze”.

Il senatore Salvatore Margiotta (Misto), componente della Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni, già vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai, commenta il via libera della Commissione ottava di Palazzo Madama al testo di riforma sulla Rai che approderà in Aula la prossima settimana. “Un ottimo risultato messo a segno dal Governo, in particolare dal sottosegretario Giacomelli e dalla Commissione, contro ogni pessimistica e a volte interessata previsione”, chiosa il senatore lucano. “La legge, che già prevedeva un solido sistema di Check and balances é stata ulteriormente migliorata con gli emendamenti approvati. Si bilanciano le  competenze dell’Ad, autonomo nell’effettuare, acquisito il parere del CDA, tutte le nomine, compresi -nonostante quanto sostenuto erroneamente da qualcuno- tutti i dirigenti apicali, i direttori di rete e di testata. Solo per questi ultimi”, sottolinea il Senatore- a garanzia del pluralismo nell’informazione, infatti, abbiamo convenuto che sia giusto ricercare il massimo consenso possibile, e per questo il parere della Commissione diventa vincolante se i due terzi di essa si esprimono contro la proposta dell’Ad”. “Nessuna marcia indietro del Governo e del tutto ingiustificate quindi alcune notazioni polemiche”. Infine Margiotta esprime un giudizio positivo sull’altra importante novità, la nomina del Presidente, eletto dal CDA, deve avere voto confermativo favorevole dei due terzi della Commissione di Vigilanza parlamentare. “In presenza di un AD, scelto dal Governo, con ruolo fortissimo, larga autonomia ed accentuate prerogative, che il Presidente del CDA abbia un largo consenso della Vigilanza, e dunque del Parlamento, renderà indispensabile la ricerca di un nome di qualità ed ampiamente condiviso, e ne rafforzerà inevitabilmente l’autorevolezza nell’esercizio delle sue funzioni”.