Dom. Set 25th, 2022

ROMA- Ormai non si può più considerare il flusso migratorio una normalità. È un evento eccezionale a cui non possiamo più correre dietro. Le persone che fuggono sono troppe, e troppe sono quelle che approdano nel nostro paese in cerca di futuro. Tra queste persone però ci possono essere anche quelli che ci considerano nemici e non amici.  Fuggono da noi perché le nostre leggi sono troppo permissive. Arrivano da noi perché nei loro paesi se sparsa la voce che noi abbiamo la sinistra che gli permette tutto e garantisce loro più diritti dei cittadini italiani.

Nel corso degli anni gli italiani hanno subito da parte di una minoranza politica senza consistenza, le sinistre, delle pretese indirizzate ai diritti degli immigrati. Siamo arrivati al punto di dover combattere e difendere, per colpa delle sinistre, le nostre tradizioni. Siamo stati costretti a difendere il crocifisso nelle scuole perché, a detta delle menti di sinistra, offendeva l’Islam. Abbiamo dovuto difendere a denti stretti le tradizioni del Natale che si svolgono nelle scuole italiane. Quasi dobbiamo lottare per mantenere vive festività come il Natale e la Pasqua perché vanno contro la religione islamica.

Le sinistre hanno portato avanti processi di integrazione che non riguardavano gli stranieri giunti in Italia, che devono rispettare le nostre leggi e le nostre tradizioni, ma è apparso quasi scontato che le sinistre volevano costringere gli italiani ad integrarsi in Italia. Il processo d’integrazione portato avanti dalle sinistre, ma anche dal PD, sono state offensive nei confronti della cultura di noi italiani. Bisogna porre l’accento su una evidenza di non poco conto: se una donna occidentale va nei paesi dove vige la regola del velo obbligatorio, esse sono obbligate ad indossarlo altrimenti le tagliano la gola.

Noi, invece, per colpa delle sinistre, stiamo perdendo. Forse un giorno le regole degli altri, per colpa delle sinistre, saremo costrette a rispettarle a casa nostra. L’occidente tutto sta perdendo l’occasione di difendere i diritti prima dei loro popoli e poi quello degli altri.