Ven. Feb 3rd, 2023

ROMA- Dopo la lettera ricevuta dai capi europei che comandano l’Italia, Renzi cerca di correre ai ripari cercando di non aprire una falla insanabile con i proprietari di fatto del nostro paese. L’Europa detta legge nel nostro paese e pretende che i “wuagliun italiani” obbediscono. Aliquote Iva del 10 e del 22% incrementate di tre punti dal gennaio 2018 (e quella massima di un ulteriore 0,9 dal 2019). Clausola di salvaguardia sotto forma di aumento di accise e tagli di spesa per blindare il gettito della collaborazione volontaria (rientro dei capitali). Ma anche pignoramenti più mirati sui conti correnti, in modo da garantire entrate da riscossione strutturali dopo quelle straordinarie della rottamazione delle cartelle. L’intervento sulle aliquote Iva è in realtà la conseguenza del meccanismo messo in piedi due anni fa per anticipare le future riduzioni del deficit: impostare un aumento dell’imposta per garantire solo sul piano contabile entrate certe, riservandosi poi di sostituirlo successivamente con altre misure, tipicamente tagli di spesa.

L’entità è un po’ maggiore perché se per l’aliquota del 10 per cento il ritocco è sempre di tre punti, per quella ordinaria del 22 si dovrebbe passare al 25 e poi al 25,9 nel 2019. Naturalmente dal punto di vista politico c’è la volontà di non far scattare gli aumenti nemmeno in futuro, ma per farlo sarà necessario trovare le necessarie coperture, che ammontano a circa 19 miliardi. Anche il prossimo anno autunno insomma la legge di bilancio partirà con un pesante handicap.