Dom. Ago 7th, 2022

Primavera 2017. Ischia (Napoli). Nelle stradine che lambiscono il porto, gli attori Sabrina Impacciatore e Pierfrancesco Favino, sull'”isola verde” da alcune settimane per effettuare le riprese dell’ultimo film di Gabriele Muccino “A casa tutti bene”, si aggirano tra le bancarelle dei negozi di souvenir, approfittando di una pausa dalla lavorazione. “Sabri’, se po’ sape’ che ce facciamo qua?…guarda che è tardi… il resto della troupe ci aspetta a Barano, che è praticamente dall’altra parte…dobbiamo prendere un autobus e poi : C-a-m-m-i-n-a-r-e!…hai capito?…andiamo su, dai!… non possiamo mica arrivare in ritardo?…” , incita la collega e amica, l’attore. “Ma un attimo…che sarà mai?…guarda, “brother”, che il tempo perso è tempo guadagnato!…” , si schermisce l’attrice. “Ho capito, “sister”!…il fatto è che il tempo lo guadagni tutto te…mentre io lo perdo!…E poi, sarà la centesima volta che ti fermi davanti a ‘ste bancarelle…ma che c’avranno mai di tanto speciale?…Guarda che , qua , i negozi so’ tutti ugiuali, vendono tutti le stesse cose, eh!… i soliti oggetti inutili…e, diciamocelo francamente, pure un tantinello brutti!…kitsch, più che altro!…” , sentenzia concitato Favino. “Quanto sei poco poetico, brother!..” , esclama l’Impacciatore, continuando: “Possibile che non ci arrivi?…per me, questi, non sono solo oggetti…sono soprattutto ricordi…Io non sto cercando solo un soprammobile, ma qualcosa che abbia un’anima, che rappresenti questa esperienza…un oggetto che, guardandolo, nel tempo, mi riporti con la memoria a questi giorni…la mia è una ricerca in senso “proustiano”, insomma!…”. Mo’ ce mancava pure Proust!…’A Sabri’, daje su !,  famme er piacere… te vojo tanto bene,semo amici da tanti anni, ma non se po’ comincia’ già dalle nove del mattino con Proust!…”, rimprovera l’attrice , il compagno di set. “E’ perché sei arido!… privo di  poesia…”, controbatte l’attrice, spiegando: “Vedi, questo posacenere a forma di limone?…questo sei tu, questo è Gabriele, le nostre risate, le nostre emozioni sul set, la fatica, il nervosismo per le scene malriuscite, da rigirare , e la soddisfazione per quelle venute bene al primo ciak…E’tutto ciò di nuovo che abbiamo imparato fino ad ora e quello che da qui alla fine impareremo…gli attimi di felicità, quelli di tristezza…Questo limone è il percorso che rende speciale  e unico il viaggio!…E’ aver capito, guardando gli scorci e il cielo di quest’isola , come, malgrado il tempo corra via veloce e cambi persone e situazioni, io resti sempre, ostinatamente, la stessa bambina capace di commuoversi dinanzi a un tramonto!…”. “Anvedi, oh!…e chi se lo immaginava che un inutile coccio potesse rappresentare  tutte ‘ste belle cose?!…Chiedo venia!…A saperlo prima, non me sarei mai permesso de’ turba’ il tuo  momento introspettivo, sollecitandoti…” , si scusa sarcastico Favino. “Oh, non c’è verso, non c’è niente da fare!” , chiosa stizzita l’Impacciatore, “Te  sei davvero cinico, ti manca proprio il senso della meraviglia!…”.

 

“Sul set è vittima e carnefice, nella vita, adulta e bambina. Ribelle per natura, se necessario sopporta in silenzio(solo per lavoro, però). Crede che gli oggetti abbiano un’anima e li accumula, anche esagerando. Sincera, inquieta, non è una  donna dalle mille sfaccettature: ne ha molte di più”. Questo il ritratto-omaggio dell’attrice Sabrina Impacciatore, tracciato, qualche tempo fa, da una giornalista del periodico Vanity Fair. Nata a Roma il 29 marzo del 1968 da padre abbruzzese, di Città Sant’Angelo e da madre sarda, di Burgos (Sassari), ancora adolescente, subisce il fascino delle sirene dello Spettacolo. Quindi, nel 1993, notata dal conduttore, autore e regista radiotelevisivo Gianni Boncompagni, viene scritturata come “ragazza pon pon” per la trasmissione “Domenica In”. Conclusasi la breve parentesi televisiva e, conseguita la Maturità, mai completamente riposto nel cassetto il sogno della TV,  inizia a lavorare come collaboratrice nella redazione della trasmissione Fininvest “Rock’n’Roll”. In seguito, rivelate doti di intrattenitrice, prende parte per due edizioni (1993/1994) al programma pomeridiano tutto al femminile, ideato e diretto dal  pigmalione Gianni Boncompagni “Non è la RAI”, all’interno del quale cura  una divertente  rubrica di posta del cuore e interpreta surreali sketch comici. Affermatasi, dunque, come “caratterista”, nel 1997, diretta ancora una volta dal mentore Boncompagni, raggiunge il culmine della popolarità con il personaggio di “Darla” in “Macao”, prima trasmissione dedicata interamente ai comici, in onda sul secondo canale RAI. Protagonista nello stesso anno della sit com “Disokkupati”, ultimatane la lavorazione, decide di  allontanarsi  per un reve periodo dall’Italia al fine di apprendere nuove tecniche di  recitazione presso l’Actors Studio di New York. Al ritorno, intrapresa la carriera cinematografica e teatrale, impreziosisce con le sue interpretazioni  trasognate pellicole “d’autore” ( “Il compagno” di Citto Maselli) e pièce d’avanguardia (“Noi, Ripellino e lo Zar” di G.Evangelista, “Garage” di A.Belforte e “I/SOLATI” di B. Montefusco). Tuttavia, seppur convincente nelle vesti di attrice “impegnata”, non rinuncia a recitare parodie irriverenti in trasmissioni Mediaset (“Ciro, il figlio di Target”) e RAI (“Convenscion”). Nel 2003, reduce dalla candidatura al premio Nastro d’Argento e  dalla vittoria del Flaiano Film Festival come “migliore attrice non protagonista” per il  film di Gabriele Muccino “L’ultimo bacio”, è diretta da uno dei  padri del cinema italiano, Ettore Scola,                    (“Concorrenza sleale” e “Gente di Roma”) ed ottiene il ruolo di “Serafia” nel kolossal hollywodiano di Mel Gibson “La passione di Cristo”. Eclettica, alla continua ricerca di stimoli, fra il  2005 e il 2015, alterna sul grande schermo interpretazioni brillanti (“Manuale d’amore” di Giovanni Veronesi, “Amiche da morire” di Giorgia Farina e “Sei mai stata sulla luna?” di Paolo Genovese) a quelle più intense             ( “Al cuore si comanda” di Giovanni Morricone, “N(Io e Napoleone”) di Paolo Virzì , “Signorina Effe” di Wilma Labate, “Baciami ancora” di Gabriele Muccino, “Pane e burlesque”  di Manuela Tempesta), ottenendo diverse  canditure ai premi Nastro d’Argento e David di Donatello come “migliore attrice”. Cimentatasi nella serialità televisiva(“Due mamme di troppo”),  ben presto, si mette alla prova anche  come conduttrice, presentando sulla terza rete RAI, prima donna in assoluto nella storia della manifestazione, il Concerto del Primo Maggio. Sensibile a tematiche sociali e civili come l’abolizione della pena di morte (insieme ad altri attori, realizza  per Amnesty Internetional campagne fotografiche sull’argomento), nell’ultimo anno è stata tra gli interpreti del film di Gabriele Muccino “A casa tutti bene” e della serie televisiva , tratta dall’omonima pellicola di Paolo Genovese, “Immaturi”. Inoltre, fortemente voluta dall’amico e collega Pierfrancesco Favino, ha animato con i suoi interventi lo scorso  “Dopofestival”,trasmissione di commento alla storica manifestazione canora sanremese, giunta alla sua  cinquantesima edizione. Attrice spregiudicata, pronta a sedurre un regista pur di ottenere il ruolo teatrale  cui ambisce, nella pièce “Venere in pelliccia”di David Ives, già trasposta sullo schermo da Roman Polanski,  di sé , in una recente intervista, ha detto : “Sono una ribelle, lo sono sempre stata, fin dai tempi della scuola. Vivo come se ogni giorno fosse l’ultimo, come se non avessi memoria delle esperienze fatte. Gli amici mi dicono che sono infantile perché non ho perso il senso della meraviglia. Che male c’è?. Lo proteggo, continuo ad amare le favole e a cantare “I sogni son desideri di felicità”, come Cenerentola…Negli anni si è allontanato solo chi si è sentito spiazzato. Chi mi vuole bene, no. Giocare, mi piace. Non credo smetterò mai. In fondo, una persona invecchia quando smette di stupirsi e io, grazie al cielo, riesco ancora a commuovermi davanti a un tramonto” .