Mer. Feb 8th, 2023

ROMA- Si continua a dare numeri per dare una visione di un paese in crescita, quando poi, nel concreto, è un paese moribondo. L’Istat stamani certifica una crescita molto lenta anche per il futuro. Un segnale, questo, che spiega in pieno come l’Italia non cammina per niente. Gli zero virgola continuamente diffusi, non sono altro che una povertà nascosta. Un punto di Pil vale quindici miliardi. Noi invece navighiamo su numeri che si aggirano sempre intorno allo zero virgola, è evidente che ciò non porta nessuna crescita tangibile in un tessuto sociale che ormai rischia la povertà ogni giorno.

In altri paesi europei la crescita è stata più cospicua, o perlomeno ha superato di lunga i due punti percentuali. In Italia non avviene da anni, e i consumi interni continuano a indietreggiare. Il paese rimane ancora diviso a metà, con le due parti d’Italia che non riescono ad uscire dalle difficoltà in cui riversano.

La crescita non c’è. Se i consumi interni continuano a tenere il passo attuale, lo sviluppo non può esserci in nessun modo, e continueremo a marciare su quello zero che non ci serve. Si continua, inesorabilmente, a chiedere sempre di più ai cittadini per ripianare le mancate entrare dal gettito IVA e tasse che le imprese non riescono più a pagare. Ciò è dimostrato dall’alto debito pubblico, 19 miliardi mensili, che il governo continua a fare per mantenere una macchina scassata.

La crescita si ottiene attraverso la produzione e la rinascita dei consumi interni. Invece le imprese, specialmente quelle piccole, le grandi delocalizzano all’estero, continuano a chiudere facendo scendere sempre di più quel zero virgola. La volta può esserci solo abbassando le tasse del 50% rimettendo in moto quel meccanismo che ha fatto grande l’Italia dopo la seconda guerra mondiale, cioè produrre e consumare prevalentemente in casa nostra.