Lun. Ott 3rd, 2022

Inverno 1965. Milano. All’interno di un negozio di profumi lungo i Navigli, a poca distanza dall’Accademia di Brera, l’attrice Valentina Cortese, reduce dal successo del film di Federico Fellini, “Giulietta degli spiriti”, sta scegliendo un’essenza da regalare a un’amica, assistita da una giovane comessa. “Non so, cara…non mi convince…questa fragranza mi ricorda l’odore di una torta alla vaniglia!…Invece, avrei bisogno di un’essenza delicata ma, al tempo stesso, decisa!…Senta, signorina, lei che ne dice di un’acqua di colonia alle rose?…”, chiede un parere alla commessa, la nota attrice. “Be’, in effetti…la colonia alle rose è l’essenza che più corrisponde ai requisiti che lei sta cercando, ma…scusi, se mi intrometto, per chi è questo profumo?”, domanda la signorina con tono discreto e cortese. “Oh, caraaaaa, si figuri!…No, che non si intromette!…il profumo è per una mia amica…un’amica di lunga data ,a cui piacciono molto le rose!…Pensi che ogni giorno se ne fa arrivare dal fioraio un bouquet!…”, risponde l’attrice, quando, d’un tratto viene interrotta dall’ingresso nel negozio di un’anziana, elegantemente avvolta nel suo cappotto di pelliccia. “Salve , signorina!…Vorrei acquistare una colonia all’acqua di rose…”, chiede alla commessa, la donna, senza preoccuparsi di rispettare il suo turno. “Oh, signora Canegatti, lei sa quanto siamo lieti di averla come nostra cliente, ma …purtroppo, il profumo che mi ha indicato è terminato!…Anzi, ad essere precisi, ne è rimasto un ultimo flacone…e la combianzione vuole che la cliente che vede qui, accanto a me, lo avesse già acqistato prima che lei entrasse…quindi, per correttezza, non posso che venderlo a lei…”, spiega alla sofisticata signora, l’assistente alle vendite. “Cosaaaa?, quindi, se ho capito bene, lei venderà questo profumo alla signora, perché è entrata in questo negozio per prima, piuttosto che a me che sono una cliente di lungo corso?…Non vorrà mica che io creda alla storia della precedenza da rispettare?…La verità è che lei, signorina, venderà questo profumo alla signora solo perché è un’attrice famosa!…Cosa crede, che io sia cieca oppure rimbambita?…Sono anziana, ma ci vedo e ci sento benissimo e ho riconosciuto perfettamente la signora…è l’attrice, quella di Sthreler,quella del Piccolo!…Bene, prendo atto che qui si fanno delle preferenze, delle discriminazioni!…”, accusa la commessa, l’attempata signora. “Ma…Signora Canegatti, cosa dice?…nessuna discriminazione!…e poi, si tratterebbe di attendere qualche giorno, giusto il tempo di ordinare il rifornimento!…”, cerca di ammansirla, con garbo, l’addetta alle vendite. “Non avevo dubbi che avrebbe negato…del resto, non avrebbe mai potuto ammetterlo!…Queste “celebrità”, sono così capricciose, così viziate che, pur di averla vinta farebbero qualsiasi cosa, mentre , noi, gente comune, gente normale, dobbiamo soccombere, sempre!”, sentenzia visibilmente adirata, l’anziana donna. “Senta, Signora!…non è mia abitudine litigare o scontrarmi con le persone, tantomeno sconosciute, ma, questa volta, non posso proprio esimermi!…”, interviene la Cortese, rivolgendosi all’anziana cliente: “Ho ascoltato finora le sue ragioni, ma adesso non posso non dirle che lei parla per sentito dire, sulla base di un pregiudizio, insomma. Lei parla di me, senza conoscere chi io sia realmente. Lo vede questo fazzoletto che porto qui ,sul capo?…Ebbene, è un simbolo!…In questo foulard, io porto le mie origini contadine , la storia della mia famiglia, che era di umili origini…Vede, signora Canegatti, io ho conosciuto la miseria, la povertà, la fame vera, non potrei mai contendere una boccetta di profumo!…Quindi, il profumo, lo acquisti lei, non importa !…alla mia amica regalerò un libro oppure… del tempo!…sì, del tempo da trascorrere insieme, visto che sono sempre in giro, sempre in teatro!…Cara Signora, mi creda, il tempo è l’unica cosa davvero preziosa che abbiamo!”.

“Sono cresciuta in campagna e ho ancora quelle persone dentro di me. La miseria, eppure la generosità dei poveri che danno ai poveri. Le mie radici contadine mi fanno stare con i piedi per terra anche oggi. Le porto con me, nel mio foulard. E poi, cos’è la carriera rispetto alla vita?. La vita, non è successo o insuccesso, mi è andata bene o mi è andata male, non è questo. A mio modesto parere si nasce per imparare il mestiere di vivere; il senso della vita , sta nel riuscire a realizzare in modo disciplinato e corretto le nostre energie”. Con queste parole, l’attrice Valentina Cortese raccontava , nel corso di un’intervista, rilasciata qualche tempo fa al quotidiano “La Repubblica”, le sue origini. Nata a Milano il 1°gennaio del 1923, da una famiglia contadina originaria di Stresa , dopo un’infanzia umile, trascorsa in campagna, appena ventenne, alla vigilia dell’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, si trasferisce a Roma per realizzare il sogno di diventare attrice. Quindi, dopo i primi passi da comparsa a Cinecittà, nota come la “Hollywood sul Tevere”, debutta sul grande schermo con la pellicola “La cena delle beffe”di Alessandro Blasetti. Notata da critici e addetti ai lavori per l’intensità della sua interpretazione, viene scritturata per altri film, tra i quali: “La regina di Navarra” di Carmine Gallone. Nel Dopoguerra, poi, abbandonata la Capitale per Hollywood, dove viene messa sotto contratto dalla 20th Century Fox , gira le pellicole: “Malesia” di Richard Thorpe, accanto a James Stewart e Spencer Tracy e “La contessa scalza” di Joseph L. Mankiewicz, al fianco di Ava Gardner, Humphrey Bogart e Rossano Brazzi. Nel 1958, insofferente al dorato mondo del Cinema americano, provata dalla fine della relazione con il collega Richard Basehart, sposato il 24 marzo del 1951 e padre del suo unico figlio, Jackie (scomparso prematuramente nel 2015), si allontana per un breve periodo dalle scene, per poi farvi ritorno all’inizio degli anni Sessanta, con film quali: “Barabba” di Richard Fleischer e “Giulietta degli spiriti” di Federico Fellini. Conquistata una più vasta popolarità, grazie agli sceneggiati della Rai (prende parte a “I Buddenbrook”, traspozione televisiva dell’omonimo romanzo di Thomas Mann, a cura di Edmo Fenoglio), nello stesso periodo incontra il regista del Piccolo Teatro di Milano, Giorgio Strehler, sotto la cui direzione, fino al 1973, recita in numerosi spettacoli (“Platonov e gli altri” e “Il gardino dei ciliegi” di Anon Cechov, “El nost Milan” di Carlo Bertolazzi, “Arlecchino servitore di due padroni”di Carlo Goldoni, “I giaganti della montagna” di Luigi Pirandello e “Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht). Affermatasi allora anche sulle scene internazionali, nel decennio Settanta , partecipa alle pellicole: “L’assassinio di Trotsky” di Joseph Losey, accanto a Romy Shneider e Alain Delon ed “Effetto notte” di Francois Truffaut, film, quest’ultimo, nel quale veste i panni della matura e fragile diva del Cinema “Severine”, interpretazione con la quale si aggiudica una candidatura al Premio Oscar come “migliore attrice non protagonista”. Legatasi in quegli anni in un sodalizio artistico con il regista Franco Zeffirelli, fra il 1971 e il 1993 è interprete delle pellicole: “Fratello sole, sorella luna”, storia dei Santi Francesco d’Assisi e Chiara , “Gesù di Nazareth”, (divenuta anche una serie Tv Rai) e “Storia di una capinera”, tratta dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga . Nel decennio Ottanta, cimentatasi anche nella commedia,(recita il ruolo di una madre alto-borghese che non accetta l’omosessualità del figlio in “Via Montenapoleone” di Carlo Vanzina), prende parte al film fantasy desunto dai racconti di Rudolf Erich Raspe, “Le avventure del barone di Munchausen” di Terry Gilliam, in cui interpreta il doppio ruolo di “Daisy” e della “Regina della Luna”, al fianco di Robin Williams. In seguito, diradate le sue apparizioni e partecipazioni cinematografiche, si dedica prevalentemente al Teatro, intraprendendo dal 2003 al 2009 una lunga tournée con lo spettacolo, “Magnificat”, adattamento dell’omonima opera della poetssa milanese Alda Merini. Autrice nel 2012 di un’autobiografia a cura di Enrico Rotelli, dal titolo : “Quanti sono i domani passati” , edita da Mondadori, appare per l’ultima volta in pubblico nel 2017, alla 74ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, in occasione della prima del documentario “Diva!”, dedicatole dal regista Francesco Patierno. Spentasi il 10 luglio scorso, nella sua casa milanse, all’età di novantasei anni, è stata omaggiata e ricordata da familiari, amici e colleghi ( tra cui una commossa Carla Fracci), nel corso delle esequie celebrate presso la Chiesa di San Marco, poco distante dal quartiere degli artisti di Brera. Di lei, ha detto il Direttore del “Piccolo Teatro”, Sergio Escobar : “Valentina Cortese era il Piccolo, era il Teatro e tanto di più. Raffinata e impetuosa. Ipnotica, per me, che, quando la incontrai per la prima volta, nel 1979, avevo poco meno di trent’anni. Era una donna elegante, ironica, un’attrice immensa. Anima e corpo, voce e occhi di una scena senza fine”.