Sab. Dic 3rd, 2022

ROMA- A due giorni dall’attentato terroristico di Manchester si evidenzia come, ancora una volta, i capi di stato di ogni nazione rivolgono messaggi di solidarietà alle vittime della strage e al paese di appartenenza. Un rituale che è diventato sistematicamente prassi consolidata. Bisogna dimostrare lo sdegno. Può anche andare bene dimostrare vicinanza quando si è dinanzi a fatti clamorosi che strappano vite innocenti, ma dopo, come sempre, cala il silenzio in attesa della prossima strage.

Ma per i fanatici del terrore, che diffonde odio e attirano odio, non importa chi muore, l’importante che sia ucciso l’infedele. La loro cultura antiquata, figlia di un tempo che non ha saputo conquistare la modernità, indottrina giovani a distruggere anche chi li ha cresciuti. Si uccide in nome di qualcuno, che in un tempo molto lontano dai nostri, parlava perché il mondo che conosceva era quello, e non sapeva cosa sarebbe stato costruito dopo. Eppure c’è chi segue ancora quella ideologia superata di qualcuno che non è mai stato chiaro chi fosse. L’occidente ha saputo evolversi e costruire una società basata sulla democrazia, mentre lì dove foraggia il terrorismo, la civiltà non c’era e non ci è mai arrivata. E molti di questi soggetti che arrivano qui da noi, alla fine rimangono, nonostante la sbandierata integrazione, figli eterni di quel male eterno.

Ormai le stragi non si contano più, si contano invece i morti, che ormai hanno una lista lunga. Partendo dall’8 gennaio del 2015 , il giorno di Charlie Hebdo (12 morti), passando per il novembre 2015 del Bataclan (130 morti innocenti e indifesi), e il 14 luglio 2016 di Nizza (84 morti), e la decapitazione in una chiesa di Rouen del parroco, il 26 luglio 2016, sommando gli attacchi in Germania e Inghilterra, il numero dei morti innocenti diventa spaventoso.

Ma la prassi dello sdegno senza reagire, ogni volta si fa avanti con prepotente immorale. E sì, senza ombra di dubbio, perché alla fine chi piange sempre e non solo nei giorni delle stragi, sono i familiari che hanno perso i loro cari. Ma la guerra invisibile portata avanti dagli uomini del califfato oggi, e quella che una volta era portata avanti da altri terroristi del momento, ha sempre mostrato lo schizzo di sdegno all’indomani di ogni strage, ma alla fine quella guerra continua ad esserci.