Sab. Lug 2nd, 2022

Non è un mistero che ormai il M5S si avvia verso una fase in discesa. Spesso abbiamo scritto che il potere avrebbe logorato anche i giovani del M5S, tanto che il doppio mandato sarebbe saltato molto presto. Non solo, anche la logica di uscire dal mondo della politica sarebbe andata in soffitta una volta entrati nei meandri del palazzo.

Dopo questa legislatura il M5S sarà un movimento di poche percentuali, ma che bastano per poter dialogare con gli altri partiti e andare di qua e di là per potersi sedere all’interno di un governo. Uno schema molto collaudato in passato, dove partitini del due per cento o del cinque per cento, erano l’ago della bilancia e mantenevano in scacco interi governi dettando continuamente condizioni. Il futuro del movimento e simile agli scenari visti nel passato.

“Io voglio fare il partito dei moderati” è un qualcosa che Di Maio va ripetendo da molto tempo, come si legge sul Corriere della Sera. Una nuova fase che non si capisce se è dentro il movimento, quindi trasformando il movimento in un partito dei moderati, oppure una scelta sua che lo porterebbe a creare un nuovo partito. Già il fatto che gli interlocutori di Di Maio sono ben altri, dà la dimensione del cambiamento che potrebbe esserci da qui a qualche anno. Ha parlato con  Mario Draghi, incontrato in gran segreto qualche settimana fa, di cui parlando ieri col Foglio ha detto che sì, «mi ha fatto un’ottima impressione», come se le parti dell’esaminando e dell’esaminato — ove mai ci fossero state — si fossero invertite come d’improvviso. Non solo, anche il timido segnale di una comunione di intendi politici con lo stesso Renzi, aprono scenari imprevedibili per il futuro. Tutti giochi che non tengono conto della stanchezza degli elettori, che ormai sono diventati vittime indifese di un sistema che decide a piacimento senza tenere conto dei bisogni dei cittadini.  Si pensa solo al proprio orticello da coltivare con amore.

Di Maio sta lavorando in silenzio per costruire un «partito dei moderati” capace di catalizzare l’elettorato oggi conteso da Berlusconi, Renzi, Calenda e anche dal Pd. Una sorta di vecchia DC in stile moderno, dove all’interno possono esserci diverse correnti. Che in Italia manchi un centro ben saldo, questo è evidente, ma farlo nascere dalle ceneri di un movimento che ha raggiunto il 33% ed oggi viaggia a malapena al 15%, significa che quel nuovo tanto decantato non era tale, ma è servito soltanto per scalare il potere e poi farne ciò che si voleva.